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«Dalla crisi della giustizia nasceranno nuovi avvocati, più motivati e consapevoli»

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Il nostro viaggio nell’avvocatura prosegue proprio a Marsala, popolosa città della provincia di Trapani. Ecco il pensiero del presidente Giuseppe Spada
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C’è un legame forte che riguarda la città di Marsala ed il diritto. Risale all’antica Roma. Marco Tullio Cicerone ricoprì qui, nel 76 a. C., la carica di questore. Qualche anno dopo, era il 70 a. C., scrisse una delle sue opere più celebri, le “Verrine”, a seguito del processo – una sorta di “Mani pulite” ante litteram – intentato dalla provincia di Sicilia contro Gaio Verre, governatore dell’isola.

I siciliani, costituitisi parte civile, si affidarono a Cicerone per essere difesi. L’arte oratoria e la conoscenza del diritto consacrarono Cicerone tra i più importanti avvocati del tempo. Le requisitorie, scritte in difesa del popolo della provincia di Sicilia, le “Verrine” appunto, lo resero immortale. Il nostro viaggio nell’avvocatura prosegue proprio a Marsala, popolosa città della provincia di Trapani. Quando si parla con il presidente del Coa, Giuseppe Spada, si percepisce subito dai suoi ragionamenti che i cambiamenti nella professione forense, che si susseguono a velocità impressionante, stanno erodendo l’autorevolezza di chi indossa la toga. «È cambiata la società», esordisce il presidente Spada.

«Un tempo neanche troppo lontano – dice – l’avvocato era un punto di riferimento nei piccoli centri, come nelle città più grandi. Il suo ruolo nell’immaginario collettivo andava ben al di là del semplice difensore. L’avvocato era spesso il conforto, un consiglio, la soluzione ad un diverbio. Un’autorità civica. Con il tempo questa figura ha perso la sua centralità ed il suo prestigio, scontando problemi molteplici e complessi. Il primo fra questi è sicuramente quello della redditività, che, sommato ad una pressione fiscale e contributiva penalizzante per le fasce più deboli, ha reso la professione sempre meno attraente».

Oggi il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Marsala ha 1081 iscritti di cui 255 praticanti ( nel 2020 erano 1059, praticanti compresi). I problemi che attraversano l’avvocatura sono molteplici, ecco perché, a detta dell’avvocato Giuseppe Spada, gli interventi devono essere mirati.

«La crisi – commenta – non ha risparmiato neanche i meno giovani. Coloro cioè ancora troppo lontani dal pensionamento e al contempo resi più fragili dalle difficoltà di trovare nuovi sbocchi lavorativi. Questi subiscono gli effetti di una concorrenza senza precedenti, che rischia di emarginare un’intera generazione in modo preoccupante. Peraltro, l’abolizione delle tariffe ha determinato un irreversibile gioco al ribasso creando un danno considerevole sia in termini di decoro per il professionista che di garanzia per gli stessi clienti. Altro problema è rappresentato dal patrocinio a spese dello Stato, in profonda crisi da successo per la sua esponenziale crescita. Le risorse messe a disposizione non sono sufficienti a coprire le domande. I pagamenti avvengono con ritardi anche di anni». La condizione in cui versa l’avvocatura non deve però indurre in un errore tanto frequente quanto banale: quello di attribuire agli avvocati ritardi e funzionamento a singhiozzo della macchina giudiziaria.

«Al quadro che ho tracciato – afferma Spada – non si può non aggiungere il declino del sistema giustizia dell’ultimo trentennio, fatto di lotte intestine, riforme a costo zero e tagli di risorse e investimenti. Con estremo disagio non soltanto per le legittime attese della cittadinanza ma per gli stessi operatori di giustizia, costretti a raggiungere risultati e numeri sempre più ambiziosi, facendo leva inevitabilmente sulle stesse forze. In un quadro così controverso l’immagine dell’avvocato perde il suo appeal di protagonista brillante ed autorevole, scontrandosi con una realtà che spesso sconforta e scoraggia i meno motivati. Di fatto è una sconfitta che riguarda non solo gli avvocati, ma tutti gli interpreti della giurisdizione. Nessuno escluso».

Quanto sta accadendo determinerà un calo del numero degli avvocati? Secondo il presidente del Coa di Marsala, no: «Avremo toghe più motivate e consapevoli. Nel più recente passato si è cercato spazio nell’avvocatura in mancanza di altre opportunità. Questo non vuol dire che la professione abbia rappresentato un ripiego, ma è innegabile che le motivazioni nell’intraprendere questo difficile percorso non siano sempre state le stesse per tutti. Nell’esperienza del mio Foro devo rilevare un certo equilibrio fra le cancellazioni, quasi tutte dovute a sopraggiunte incompatibilità, e le nuove iscrizioni. Noto con piacere come i giovani avvocati mostrino motivazioni e consapevolezza nel voler intraprendere la carriera forense, consci che il futuro dell’avvocatura può riservare nuovi orizzonti e possibilità se si punta nell’innovazione e nell’alta formazione».

Da una nuova consapevolezza bisogna partire ed innovarsi. «Non a caso – commenta Spada – abbiamo creduto nel progetto, unico in Italia, “Network Avvocatura 2030”, approvato e finanziato da Cassa Forense e nato dall’esigenza di coinvolgere gli avvocati di oggi in quel processo di alfabetizzazione capillare sui temi e metodi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, varata dalle Nazioni Unite nel 2015. Un master volto a formare i nuovi interlocutori di chi sarà chiamato a governare nei prossimi anni ogni cambiamento per un mondo migliore. Il futuro per gli avvocati è già arrivato» .

Quello di Marsala è un «Foro di frontiera», come lo definisce il suo presidente. «Il nostro Foro – conclude – è rivolto verso il mare, abituato ai cambiamenti e sempre pronto alle innovazioni. Ma in questi anni ha risentito fortemente della crisi. L’impoverimento del territorio viene svelato brutalmente dalle statistiche e dal numero crescente di ricorsi al patrocinio a spese dello Stato. Nonostante tutto, può essere definito ancora un’isola felice dove il rapporto fra avvocati e magistrati, come con gli uffici ed il personale di cancelleria, è di costante dialogo, improntato alla collaborazione e stima reciproca. Ne è stata prova l’esperienza con cui è stato affrontato il primo impatto con la pandemia. Un costante confronto che ha consentito di superare un momento di crisi storica grazie alla sinergia fra le varie componenti della giurisdizione».

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