Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Quando Salvini arringava i social: «Buttate la chiave»

Salvini e Morisi
Il leader leghista riscopre il garantismo per difendere Luca Morisi dalla gogna mediatica, ma le tracce lasciate dalla “Bestia” sono ancora fresche
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Sono spiaciuto della schifezza mediatica che condanna le persone prima che sia un giudice, un tribunale a farlo»: così ieri ha spiazzato tutti il segretario della Lega Matteo Salvini, commentando l’indagine sull’ex responsabile della sua comunicazione sui social, Luca Morisi. «Non conosco la vicenda, sono vicende personali», ha aggiunto, ripetendo che «Luca è una gran brava persona, un amico». Ci sono giornalisti che sbattono «il mostro in prima pagina. Se poi la settimana prossima uscirà, come sono convinto, che il dottor Luca Morisi non ha commesso alcun reato, chi gli restituirà la dignità? Chi gli chiederà scusa?».

Benvenuto tra noi, Matteo Salvini. Una influenza l’avrà giocata anche la vicinanza con il Partito radicale, con cui è impegnato per i referendum giustizia giusta? Difficilissimo da credere. La tesi più ovvia, come abbiamo scritto proprio su un recente numero del nostro settimanale, è che se il carcere o la gogna toccano un manettaro arriva la metamorfosi e si cominciano a fare discorsi garantisti. E noi siamo qui a difendere la sua indignazione. Ma quindi penserete che si sia pentito per la famosa citofonata ad un presunto spacciatore al quartiere Pilastro di Bologna nel 2020? «No, perché hanno arrestato degli spacciatori. Lì c’erano degli spacciatori che sono stati arrestati. Non andiamo a caso. Diciamo che sono stato ministro dell’Interno e qualche contatto con le forze dell’ordine ce l’ho».

Guardiamo al passato (?) giustizialista di Salvini – sia in fase processuale che in fase di esecuzione pena -, quando comminava condanne, prima che i processi iniziassero, istigando il Tribunale dei social: su alcune inchieste per baby prostituzione scrisse “Pazzesco. Galera e buttare via la chiave per gli schifosi sfruttatori. Punto”. A seguito di un ricorso al Riesame di quattro rom indagati per la morte di un poliziotto: “Uscire dal carcere??? Lavori forzati per questi maledetti”.

Quando è stato arrestato a Parigi lo zio di Saman, indagato per omicidio, ha scritto: “Subito in carcere, in Italia. A vita”. Qualche anno fa, quando la Corte di Appello di Roma derubricò il reato per Antonio Ciontoli, poi condannato per la morte di Marco Vannini, disse: “La vita di un ragazzo di vent’anni, ucciso in maniera vigliacca, vale solo cinque anni di carcere? E gli assassini chiedono anche uno sconto… Vergogna. Questa non è “giustizia””. Dopo che un dicianovenne rom fu arrestato perché accusato di aver rapinato e violentato una anziana, sentenziò: “Ma come si fa??? Altro che campo Rom a spese degli italiani… Carcere a vita, lavoro quotidiano e via la chiave”. E poi il caso di un uomo accusato di aver violentato una donna: «Spero che un verme del genere (e mi scuso con i vermi) passi in carcere il resto della sua (brutta) vita».

Quando Ivan Scalfarotto fece una visita in carcere per uno dei due americani accusati per la morte del vice brigadiere Cerciello Rega, tuonò: «Il Pd va in carcere a verificare che il criminale americano non sia stato maltrattato…Non ho parole!». Nel momento in cui Giovanni Brusca fu scarcerato: «Alle sacrosante parole di Rita Dalla Chiesa aggiungo che è una schifezza. La strage di Capaci, 100 omicidi, tra cui un bimbo sciolto nell’acido. Che cosa deve fare uno di più in Italia per stare in carcere a vita?!?».

Quando un gip ha ridotto di quattro anni la pena ad un uomo condannato per triplice omicidio: «Un insulto alla memoria delle povere vittime e ai loro famigliari, immagino il loro stato d’animo in questo momento e invio la mia solidarietà. L’efferatezza dei crimini compiuti non dovrebbe comportare riduzioni di pena, ma carcere a vita». Mentre si celebravano i funerali di Willy Monteiro Duarte, Salvini così chiese giustizia per l’omicidio di Colleferro: «Da italiano e da papà chiedo giustizia e preghiera per Willy, galera a vita per gli infami assassini».

Anche gli avversari politici hanno ricordato a Salvini la gogna mediatica che ha fomentato, come Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, che ha scritto su Facebook: «Leggo che Salvini si lamenta oggi del “mostro sbattuto in prima pagina”. Mi domando stupita: ma se ne accorge solo adesso? Non si ricorda quando la Bestia di Luca Morisi massacrava le nostre vite ogni giorno? Nella vicenda della mia famiglia non girava droga, ma solo tanto odio, l’odio che ricevevamo dalla macchina della propaganda social di Lega e Cinque Stelle. Noi rimaniamo garantisti sempre. Ma speriamo che questa vicenda serva a tutti loro per cambiare stile».

Ultime News

Articoli Correlati