Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Dal 15 ottobre tutti in ufficio. Stop allo smart working nel pubblico impiego

Draghi firma il Dpcm che prevede il ritorno alla modalità ordinaria di lavoro. Brunetta soddisfatto
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Dal 15 ottobre il lavoro in presenza tonerà a far parte della vita quotidiana dei dipendenti pubblici. Con la firma del presidente del Consiglio, Mario Draghi, al Dpcm che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria nella pubblica amministrazione, si completa il quadro avviato con l’estensione del green pass a tutto il mondo del lavoro. «Ogni pubblica amministrazione – sottolinea Palazzo Chigi in una nota – assicurerà che il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti covid- 19».

Grande soddisfazione da parte del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, secondo il quale «il nuovo smart working sarà regolato da un contratto e avrà una base dal punto di vista informatico». Le nuove regole sul lavoro a distanza saranno infatti scritte nelle prossime settimane, «entro un mese» secondo il ministro, che ha poi rilanciato dicendo dapprima che «con successivo decreto ministeriale fornirò apposite indicazioni operative affinché il rientro negli uffici sia rispettoso delle misure di contrasto al Covid- 19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti», e definendo poi lo smart working «un’esperienza straordinaria in questi 18 mesi di emergenza, che va valorizzata», attraverso risorse legate al Pnrr.

«Il nuovo smart working avrà dei device, delle strutture, un’organizzazione dedicata per obiettivi e avrà la condizione della soddisfazione dei cittadini e delle imprese perché deve servire per migliorare l’efficienza e la produttività ha aggiunto Brunetta – Tutto questo per accompagnare la crescita e la vita dei cittadini che hanno diritto, dopo 18 mesi difficilissimi, incerti e tragici, di ricominciare a vivere». Ma non solo di lavoro agile si è discusso ieri, dato il ritorno da parte del segretario del Pd, Enrico Letta, e del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sui temi della parità di genere nei luoghi di lavoro e del salario minimo. Quest’ultimo è «una battaglia di cui siamo convinti», ha detto l’avvocato di Volturara Appula in collegamento con “Futura”, appuntamento della Cgil. «Stiamo parlando di oltre quattro milioni di lavoratori e dobbiamo contrastare il calo demografico con una politica globale investendo di più su asili nido, scuole, sull’assegno unico ma anche salario minimo – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – Credo ci siano le condizioni, dobbiamo metterci attorno a un tavolo e realizzare questa battaglia al più presto e non dobbiamo consentire che ci siano divari di genere».

Sulla stessa lunghezza d’onda il numero uno del Nazareno, secondo il quale «sul lavoro l’Europa non aveva competenza, poi soprattutto con la pandemia e le misure varate, come Sure, ha cominciato a ragionare sul lavoro, sul salario minimo, sugli ammortizzatori sociali, e sull’occupabilità, che ora sono temi europei». Noi, ha sottolineato il segretario dem, «dobbiamo legarci lì». Prese di posizione accolte con benevolenza da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che rivendica le battaglie proprio sul salario minimo e sulla parità di genere. «Lo diciamo da tempo – ha scritto Fratoianni su twitter donne e giovani sono senza dubbio tra le categorie più colpite da questa crisi, tra precariato, sfruttamento e discriminazione. Un salario minimo di almeno dieci euro l’ora, come abbiamo proposto più volte, per fuggire dalla gabbia e dal ricatto del lavoro povero e incentivi selettivi per favorire l’occupazione è semplice buonsenso».

Per questo motivo, continua l’esponente di Si, «le parole di Letta e Conte sono benvenute: il minimo sindacale per garantire diritti e opportunità e una base comune per costruire un’alternativa alla destra». Di lavoro e pensioni, dopo l’ovazione della platea di Confindustria al presidente del Consiglio, è tornato a parlare infatti anche il leader della Lega, Matteo Salvini, nel corso del suo tour elettorale in giro per l’Italia in vista delle Amministrative del prossimo fine settimana. «Chissenefrega dello ius soli e del ddl Zan, per noi la priorità sono il lavoro, la riduzione delle tasse, la scuola, la sicurezza – ha detto l’ex ministro dell’Interno – Ho capito l’aria che tira, gli industriali hanno detto di tornare alla legge Fornero e il Pd subito ad applaudire, ci vadano loro in pensione a 70 anni».

 

Ultime News

Articoli Correlati