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A Palazzo senza green pass? Ora i parlamentari rischiano di restare senza diaria

L’Ufficio di presidenza della Camera ha stabilito l’obbligo del certificato per entrare a Montecitorio dal 15 ottobre
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Il green pass entra, di prepotenza, anche in Parlamento. L’Ufficio di presidenza della Camera ha stabilito l’obbligo del certificato per entrare a Montecitorio, dopo che nella capigruppo nessun partito si è opposto alle linee guida illustrate dai questori. L’obbligo scatterà dal 15 ottobre e per i trasgressori è prevista l’interdizione dai lavori da due a sedici giorni e la sospensione della diaria.

Qualcosa di simile accadrà in Senato, dopo che la presidente Casellati ha convocato per martedì 5 ottobre il Consiglio di presidenza per la decisione finale. La fine dello stallo è stata accolta con favore da tutte le forze politiche di maggioranza, con alcuni distinguo di singoli parlamentari. «Finalmente in Parlamento entra l’obbligo del green pass», ha commentato il segretario del Pd, Enrico Letta, mentre per Davide Crippa, capogruppo M5S alla Camera, «il Movimento 5 Stelle si è sempre opposto a privilegi e scorciatoie per i politici, e quindi la scelta di applicare anche ai parlamentari le norme che valgono per tutti gli italiani è persino ovvia». Nel frattempo ieri Montecitorio ha dato il via libera definitivo al decreto Green pass 2, quello che estende il certificato a scuola e trasporti a lunga percorrenza. Ed è qui che sono arrivate le polemiche.

Come già successo negli scorsi giorni infatti 51 deputati della Lega su 132 non hanno partecipato al voto (il gruppo del Carroccio ha votato a favore) e di questi solo 12 erano gli assenti giustificati. Decine di parlamentari sono dunque in dissenso rispetto alla linea del partito, anche se il segretario Matteo Salvini minimizza. «I parlamentari sono liberi di esserci o non esserci – ha detto l’ex ministro dell’Interno – Ognuno è libero di agire secondo coscienza, siamo in democrazia e non in un regime». Il voto ha creato qualche problema anche a Forza Italia, con le defezioni della deputata Veronica Giannone e di Vittorio Sgarbi. «È uno strumento antidemocratico che costringe le persone a sottoporsi al vaccino, altrimenti non potrebbero lavorare o continuare a vivere come sempre hanno fatto», ha detto la deputata annunciando il proprio voto in dissenso al gruppo, mentre per il critico d’arte nel green pass «c’è qualcosa di incostituzionale e razzistico».

Opinioni personali a parte, il gruppo azzurro ha comunque votato a favore del provvedimento, e nell’annunciarlo il deputato Alessandro Cattaneo ha spiegato che «Forza Italia è fortemente favorevole alla scienza, ai vaccini e all’utilizzo del green pass, convinti che tutto ciò rappresenti uno strumento di libertà». Negli stessi minuti, il coordinatore nazionale Antonio Tajani si apprestava a smentire le voci secondo cui l’eurodeputata no vax Francesca Donato, ex leghista, avesse chiesto di entrare a far parte del Partito popolare europeo. «Non ha mai chiesto di venire da noi», ha glissato Tajani buttando la palla in tribuna. A proposito di stadi, si è discusso di green pass anche riguardo agli impianti sportivi e ai luoghi di cultura come cinema e teatri, con la richiesta proveniente da più parti politiche di totale riapertura di questi luoghi.

 

«Credo che sia assurdo non allargare la capienza di cinema, teatri, stadi – ha scritto il leader di Italia viva, Matteo Renzi, nell’usuale newsletter – Nel momento in cui metti il green pass – e io sono uno scatenato sostenitore del green pass, a differenza di Salvini, Meloni, Landini e altri filosofi contemporanei – poi devi essere conseguente: continuare a limitare i luoghi di cultura ritenendoli non prioritari è una tragedia educativa».

D’accordo Giuseppe Conte, che in un video ha risposto a Fedez e altri artisti che chiedevano di allargare la capienza per eventi e concerti. «Caro Fedez, mi rivolgo a te e agli artisti che, come te, in queste ore stanno lamentando le attuali restrizioni per la cultura e lo spettacolo, mentre gli incontri della politica avvengono con piazze gremite di gente – ha detto Conte – La filiera della cultura, dello spettacolo ma anche degli eventi sportivi ha tanto sofferto e deve poter ripartire con la capienza non all’80 ma al 100 per cento». Ieri approvati anche due ordini del giorno che vanno in questa direzione. Il primo dei deputati dem in commissione Cultura, che prevede la riapertura al completo di discoteche e sale da ballo; il secondo a firma del deputato grillino Riccardo Olgiati, per la riapertura al 100 per cento degli stadi e degli impianti sportivi «a partire da ottobre e in accordo con la valutazione del comitato tecnico-scientifico, fermo restando l’obbligo di green pass».

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