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Green pass, è psicodramma Lega: così Salvini rischia di rimanere isolato

salvini durigon
La Lega di Salvini sempre più divisa tra ala governista, favorevole alla carta verde, e fronte “di lotta” che chiede meno restrizioni
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Incassata la botta dell’estensione del green pass sui luoghi di lavoro, il leader della Lega, Matteo Salvini, rilancia e sposta l’orizzonte in avanti, dopo le Amministrative. «La situazione è sotto controllo, le terapie intensive sono vuote al 95 per cento, vediamo di arrivare a ottobre e poi se la situazione sarà migliorata ne trarremo le conseguenze – ha detto il numero uno del Carroccio commentando le nuove misure adottate dal governo – Il tampone non dura più due, ma tre giorni, ce ne saranno milioni gratuiti, non c’è obbligo di green pass per prendere autobus e metro, non c’è obbligo vaccinale, il lavoro della Lega si sta facendo notare». Salvini, che ha sostenuto l’ambizione di Berlusconi di correre per il Quirinale con un laconico «fa bene a farlo», ha ripetuto di voler rimanere al governo per portare avanti «le battaglie della Lega».

Nella quale si è fatta notare la posizione di Franca Mattiello, esponente di Vicenza che sarebbe dovuta diventare consigliere comunale al posto del collega dimissionario Filippo Busin, prima che altri consiglieri facessero mancare il numero legale e impedissero la sua elezione. Mattiello aveva condiviso sui social un volantino in cui si paragonava il green pass al passaporto genealogico istituito da Hitler che certificava l’appartenenza alla razza ariana. Il post ha scatenato la reazione dell’opposizione e ha provocato la presa di posizione della Lega locale. «Parole così non sono degne di chi vuole ricoprire un ruolo di amministrazione – ha detto il commissario della Lega veneta, Alberto Stefani – Il Carroccio si dissocia e prenderà provvedimenti nei confronti della militante».

Un episodio che serve a far capire il clima che si vive nella Lega, sempre più divisa tra una parte governativa e a favore di green pass e obbligo vaccinale, e una di opposizione, alla quale il segretario Salvini liscia il pelo e che vorrebbe maggiori libertà e meno restrizioni. Evidente, in questo senso, il comportamento delle truppe parlamentari leghiste, dopo che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, ha posto in Senato la fiducia sul decreto sul green pass nel testo approvato dalla Camera ( e già in vigore).

«Non dobbiamo esasperare i toni, abbiamo votato a favore anche in consiglio dei ministri e discuteremo in Aula», ha detto il capogruppo Massimiliano Romeo spiegando il voto a favore.

Dunque vince, almeno per ora, la linea Giorgetti, unico leghista con il quale il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha un rapporto praticamente quotidiano.

C’è poi la Lega “di lotta”, con esponenti di spicco come il senatore Armando Siri. «Ovviamente io non condivido il metodo, i modi e l’approccio di questa decisione, tutti hanno interesse a tutelare la propria salute – ha detto Siri – Proprio per questo bisognava accelerare con i test salivari, senza fare la voce grossa e senza mortificare i fondamentali dell’ordinamento costituzionale». A fianco di questa seconda Lega c’è Fratelli d’Italia, che proprio sul green pass sta facendo dura opposizione al governo.

Giorgia Meloni ha spostato ieri l’attenzione sull’importanza delle cure domiciliari, nuovo fronte aperto da chi è contrario ai provvedimenti presi dall’esecutivo. «La fondazione Hume certificato che le terapie domiciliari abbattono drasticamente la mortalità e l’ospedalizzazione da Covid19 – ha detto Meloni – Da 18 mesi, chiede al ministro Speranza di studiare e validare i protocolli per curare la malattia nella fase precoce, ma il ministro della Salute ha sempre fatto orecchie da mercante, chiudendo gli occhi di fronte alle evidenze cliniche messe sulla sua scrivania dai medici». Intanto, il Consiglio di Stato ha stabilito che la richiesta di green pass non viola la privacy ed è legittima, mentre arrivano le precisazione del governo sul decreto legge che sarà in vigore dal 15 ottobre e che introduce il certificato per tutti i lavoratori pubblici e privati. I datori di lavoro delle aziende con meno di 15 dipendenti potranno sostituire temporaneamente chi non lo possiede, il quale si vedrà azzerato da subito lo stipendio. Le multe per chi sarà trovato senza green pass andranno da 600 a 1500 euro.

 

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