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“L’avvocatura continua ad essere un presidio dei diritti”

Viaggio nell'avvocatura, tappa a Sondrio. La presidente del Coa Laura Lanzini: "Nel nostro territorio montano, nonostante tante difficoltà oggettive"
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Il richiamo delle grandi città è sempre forte anche nelle province del Nord Italia. Una tendenza che non si arresta e che continuerà a modellare e rimodellare il volto dell’avvocatura, ma al tempo stesso a preservare i presidii di diritto. A Sondrio, capoluogo di provincia più piccolo d’Italia, i legali sono consci delle difficoltà che si affrontano nei territori periferici. Al tempo stesso si animano di buona volontà. Tanti sono gli avvocati che operano in comuni montani a quasi duemila metri di altitudine. Il Coa della città valtellinese (308 iscritti) è presieduto da Laura Lanzini, che, con realismo descrive la situazione in cui lavorano lei e i suoi colleghi.

L’avvocata Lanzini è un vulcano di energie. È la dimostrazione del dinamismo e del protagonismo delle donne in toga, che in Lombardia, come stiamo documentando nel nostro viaggio, sono sempre più numerose ai vertici dei Coa. «Fare l’avvocato – spiega la presidente del Coa di Sondrio – non è mai stato facile. Abbiamo l’abitudine di mitizzare il passato. Quando la mia generazione si è affacciata alla professione, circa venti anni fa, già ci sentivamo dire che gli avvocati erano troppi e non avremmo trovato spazio nel mercato del lavoro. Da allora però le disfunzioni si sono cronicizzate. Oggi vedo maggiori difficoltà per i giovani colleghi a raggiungere l’indipendenza esercitando in via libera ed autonoma la professione. C’è una consistente spinta centripeta che muove i più giovani verso Fori di grandi dimensioni, sotto l’ala dei grandi studi legali. Spinta che nel tempo ha alimentato le contraddizioni della mono committenza, che tuttora non sappiamo sciogliere. Il riverbero, nella provincia, è un impoverimento della classe forense e del tessuto sociale, che ostacola un fisiologico ed equilibrato ricambio generazionale e minaccia di lasciarci orfani di prospettive. Si è poi aperta una questione femminile di cui ancora la classe forense non ha preso piena coscienza».

Le avvocate del Foro di Sondrio sono 167 (gli avvocati 141). Dal gennaio del 2020 al 13 settembre scorso si sono cancellati dall’Ordine sette avvocati (quattro donne e tre uomini). Nello stesso periodo di riferimento le cancellazioni dall’albo dei praticanti hanno raggiunto quota venti. «Anche a Sondrio – dice Lanzini – la stagione dei concorsi ha attratto molti colleghi. Parlando di dati, si stanno registrando abbandoni tra avvocati con anzianità professionale medio-alta, nella fascia di età dai quaranta ai cinquantacinque anni. Il rilievo mi pare importante, perché ci parla di un allontanamento tardivo, dovuto ad un’insoddisfazione verosimilmente sedimentata negli anni. Aggiungo che il tasso di partecipazione femminile ai concorsi, per quanto ci risulta, è marcatamente più accentuato di quello maschile. Del resto, i dati del rapporto annuale Censis e Cassa Forense fotografano un divario reddituale tra donne e uomini troppo ampio per non essere preoccupante e foriero di conseguenze, come la fuga dalla toga» La situazione attuale non spaventa la presidente degli avvocati di Sondrio. La fuga dall’avvocatura esiste ma va analizzata con lucidità. «Al netto dei riverberi sui conti della nostra Cassa di previdenza – commenta -, non credo che un’eventuale diminuzione del numero degli avvocati ci debba preoccupare, a condizione che l’avvocatura sappia richiedere qualità e motivazione ai suoi nuovi innesti e non disperda il patrimonio di sapere dei colleghi di esperienza. Ai numeri elevati del passato non è seguito un corrispondente benessere. Dobbiamo pensare al futuro in termini di sostenibilità ed introdurre meccanismi di salvaguardia più mirati e realmente solidali. Le cancellazioni che stiamo operando per i vincitori di concorso devono farci riflettere sulla consistenza dei nostri meccanismi di difesa».

Lavorare in questa parte della periferia lombarda, che, tra l’altro, ha precise caratteristiche orografiche, non è semplice. Occorre essere animati prima di tutta da tanta passione e onorare sempre la toga che si indossa in Tribunale. «Il nostro territorio – commenta Lanzini – copre una superficie montana enorme, fatta di bellezze e asperità uniche. D’inverno, molti dei nostri passi montani sono chiusi e le distanze si allungano. Di vicino c’è solo la Svizzera, che dista una manciata di chilometri e parla preferibilmente tedesco. Noi avvocati presidiamo il territorio con i nostri studi professionali disseminati in tutta la provincia anche a 1800 metri di altitudine. Siamo avamposti di legalità e strumento di pacificazione sociale. L’avvocatura a Sondrio è sincera e corretta ed osserva un galateo professionale persino più rigoroso del codice deontologico. So bene che ci stiamo muovendo a grandi passi verso le specializzazioni. Io per prima ne sono sostenitrice e non dimentico il grande patrimonio di sapere che abbiamo nei nostri studi, dove gli avvocati passano dalla trattazione degli affari civili a quelli penali senza batter ciglio e lo fanno con competenza e serietà. Il nostro è un territorio che parla un linguaggio aspro e spesso non riesce a trattenere neppure chi ci è nato. Così, abbiamo un enorme ricambio di magistrati, soprattutto i più giovani, che si formano nei primi anni della loro carriera nel nostro Tribunale e alla prima occasione si trasferiscono altrove. Lo stesso discorso vale per il personale amministrativo assegnato qui, che si sente in transito. Il ciclico ricambio di magistrati e la carenza di personale amministrativo incidono, rallentandoli, sui tempi di definizione dei processi anche se i numeri ci dicono che la giustizia a Sondrio sta funzionando».

In Lombardia il valore del gioco di squadra è preso fortemente in considerazione. Il Foro di Sondrio è in rete con gli altri Coa lombardi. Una scelta precisa dalla quale è nata l’Unione lombarda Ordini forensi. «L’Unione – conclude Lanzini – è un momento di sintesi preziosa per l’avvocatura lombarda, perché permette alla classe forense dell’intera regione di avere un confronto costante e di muoversi lungo direttrici omogenee e condivise. Qui si incontrano le diverse sensibilità dell’avvocatura. Da quella dei grandi centri metropolitani a quella montana. Nell’Unione lombarda abbiamo un contatto diretto con i nostri consiglieri del Cnf e con l’Ocf. Un continuo travaso di idee per fare grandi cose». E per evitare che nessuno resti indietro.

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