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11 settembre. Con le Torri gemelle quel giorno crollò anche lo Stato di diritto

La risposta interna al terrorismo fu il “patriot act”, un dispositivo che fa a pezzi garanzie e libertà civili e che ancora oggi mina la democrazia americana.
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Nel corso della storia gli Stati Uniti d’America hanno subito appena tre attacchi sul proprio territorio. Il primo nel 1916, quando 500 uomini dell’esercito rivoluzionario guidato da Pancho Villa varcarono la frontiera con il New Mexico per saccheggiare un deposito d’armi nella città di Columbus. Un attacco mordi e fuggi che provocò 17 vittime. La reazione americana fu sproporzionata e terribile: per ordine del presidente Wilson pochi giorni dopo 15mila uomini ai comandi del generale Pershing passarono il confine del Rio Grande per una spedizione punitiva che durò 11 mesi con migliaia di vittime e un netto insuccesso militare.

L’attacco alle Torri gemelle

Il secondo affronto il 7 dicembre 1941 nel celebre attacco di Pearl Harbour, quando l’aviazione dell’impero giapponese rase al suolo la flotta navale statunitense ancorata alle isole Hawai, spingendo Washington nel calderone della Seconda guerra mondiale. La rappresaglia nei confronti dei cittadini di origine giapponese è una delle pagine più buie della recente storia americana: oltre 110mila persone, prevalentemente della costa occidentale furono internate in campi concentramento in quanto «possibili nemici». La deportazione, fuori da qualsiasi norma del diritto moderno, fu autorizzata dal presidente Franklin D. Roosvelt. L’ultimo episodio naturalmente risale all’11 settembre 2001, con gli attentati alle Torri gemelle di New York e al Pentagono in cui persero la vita tremila persone.

Quel massacro inaugura l’era della lotta al terrore e della guerra infinita, l’amministrazione di George W. Bush, zeppa di bellicosi orfani della Guerra fredda e di pazzoidi intellettuali neo-con, dichiara guerra all’Afghanistan dei talebani (sic) per preparare poi la successiva invasione dell’Iraq di Saddam Hussein. Sul fronte interno decidono invece di fare a pezzi il proprio Stato di diritto. Cinque settimane dopo gli attentati il Congresso approva all’unanimità (due i voti contrari) il Patriot act, una legge antiterrorismo che sospende buona parte delle libertà civili, trasformando la più grande democrazia del pianeta in una succursale della Germania dell’est.

“Terrorismo interno”

Nessuno si oppone, repubblicani e democratici uniti nella lotta, anche gli intellettuali liberal si mettono l’elmetto: «Bisogna combattere il terrorismo come se non esistessero regole», scrive il New York Times nel suo editoriale in prima pagina. In nome dell’emergenza la società civile americana viene arruolata tutta e la nazione diventa un’immensa trincea. In sostanza il Patriot act, nelle sue prolisse 132 pagine di testo, modifica una quindicina di leggi federali: dall’immigrazione, alle operazioni bancarie, dalla sorveglianza ai mandati di arresto e alle intercettazioni, fino alle manifestazioni di piazza che possono essere associate ad attività anti-patriottiche o addirittura a “terrorismo interno”. Autorizza la brutale intrusione dello Stato nella sfera privata dei cittadini entrando in rotta di collisione con il Quarto emendamento che protegge il diritto degli individui «di godere della sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro beni, nei confronti di perquisizioni e sequestri ingiustificati».

L’Fbi acquisisce poteri mai visti neanche all’epoca di Hoover e della caccia alle streghe, le sue inchieste, spesso fondate su esili sospetti, non hanno più il vincolo del mandato giudiziario, gli agenti possono sorvegliare, spiare, perquisire e arrestare in piena libertà, di fatto i federali hanno gli stessi poteri riservati alla Cia e al controspionaggio.Migliaia di persone vengono messe in custodia cautelare senza capo d’imputazione e possibilità di consultare un avvocato. Le stesse conversazioni tra legali e clienti sono oggetto di intercettazioni selvagge. Viene creato lo status di “combattente nemico” che permette alle autorità di tenere a tempo indeterminato nei centri di detenzione chiunque sia sospettato di attività terroristiche.

Guantanamo Bay

Il più famoso è il carcere di Guantanamo Bay, una zona d’ombra e di illegalità del diritto internazionale di cui parliamo diffusamente in un altro approfondimento del nostro settimanale.I principali fornitori di accesso a internet sono obbligati a mostrare alle agenzie del governo i dati personali di milioni di utenti, la Nsa (agenzia nazionale per la sicurezza) può acquisire senza mandato tutte le mail e tutte le conversazioni telefoniche in provenienza o a destinazione degli Stati Uniti. In premio le aziende web e di telecomunicazione ricevono un’immunità retroattiva per eventuali reati fiscali. Il concetto stesso di privacy si sgretola con le scorribande dei federali che possono ottenere dossier medici, finanziari dei sospetti e informazioni su chiunque prenda a noleggio un video o persino un libro in una biblioteca.

Lo scandalo del Datagate scoperchiato nel 2013 dall’ex consulente della Nsa Edward Snowden nasce proprio nel solco profondo scavato dal Patriot Act. Doveva essere una disposizione transitoria di quattro anni e invece il dispositivo si è nel corso del tempo si è “perennizzato”, se l’amministrazione Obama ha approvato alcuni emendamenti che limitano il campo d’azione delle agenzie federali di sicurezza, ancora oggi molte sue misure sono di fatto in vigore come ad esempio le perquisizioni effettuate in assenza del sospetto (dette sneak and peek) o la sorveglianza telefonica e telematica senza l’autorizzazione di un mandato giudiziario.

Decine di giudici distrettuali hanno definito in questi anni come incostituzionali diverse nome del Patriot Act rifiutandosi di applicarle nei singoli Stati o contee, ma la Corte suprema ha sempre difeso la mostruosa creatura partorita dall’amministrazione di George W. Bush e dal suo Segretario alla Difesa John Ashcroft.

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