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«Abnegazione e studio: così salviamo la professione forense dalla crisi…»

Alessandro Moscatelli, presidente del coa di vicenza: «Fare l’avvocato o meglio essere avvocato significa conoscere le carte, essere preparati ed aggiornati»
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Vicenza, città dall’architettura fine e ordinata, eredità di Andrea Palladio. Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso e nei primi anni Duemila il capoluogo veneto era uno dei simboli in Europa della forza economica del Nord Est. In circa un ventennio gli scenari sono mutati con dirette ripercussioni sul tessuto economico-produttivo e sulle professioni, avvocatura inclusa. Lo sanno bene anche nel Coa di Vicenza, presieduto da Alessandro Moscatelli. Nella città palladiana è ancora viva l’eredità umana e professionale di uno degli esponenti più importanti dell’avvocatura veneta: Gaetano Zilio Grandi. Fu il primo presidente dell’Ordine dopo la Seconda guerra mondiale. Zilio Grandi donò il suo palazzo cinquecentesco, in pieno centro storico a Vicenza, già dimora dei conti Gualdo Priorato. Gli avvocati vicentini dal 1950 hanno qui la loro splendida sede, non solo un luogo istituzionale ma un vero e proprio laboratorio di idee della professione forense. A Palazzo Gualdo si tengono le riunioni del Coa ed è ospitata una biblioteca con migliaia di testi. Un simbolo dell’intraprendenza dell’avvocatura vicentina è il “Circolo giuridico Gaetano Zilio Grandi e Bianca Gualdo Priorato”, associazione culturale fondata nel 1996 che promuove la cultura giuridica e organizza corsi di formazione, convegni e programmi di studio e di ricerca. Dopo Gaetano Zilio Grandi, il suo successore fu Alberto Dalle Mole, che per ben ventisette anni di fila guidò il Coa di Vicenza, divenendo, per anzianità di nomina, il decano fra tutti i presidenti degli Ordini forensi d’Italia. Altro nome prestigioso è quello dell’avvocato Gianfranco Rigon. La sua sensibilità culturale, in circa dieci anni di presidenza dell’Ordine, lo portò ad avviare e a concludere il restauro di Palazzo Gualdo, un patrimonio di Vicenza, del Veneto e dell’avvocatura. Gli scenari, come detto, sono cambiati e le difficoltà per chi indossa la toga sono aumentate. Il presidente del Coa vicentino, Alessandro Moscatelli, ritiene che si tratti di una condizione comune a tutte le professioni. «Lo svolgimento di qualsiasi professione – afferma – è divenuto più difficoltoso negli ultimi anni. È diventato più complicato un po’ tutto. Quando giurano i giovani colleghi li accogliamo con qualche parola di augurio ma anche di monito. La nostra è una professione che è sempre stata difficilissima. Come ha scritto il professor Franco Coppi, si richiedono capacità di ricostruire i fatti e di sapere ricondurli nell’ambito dell’operatività delle norme di legge. Fare l’avvocato o meglio essere avvocato significa conoscere le carte del processo, essere preparati ed aggiornati. In una parola essere estremante diligenti».

Sacrificio, passione per lo studio e tenacia devono accompagnare, a detta di Moscatelli, l’intera carriera forense. Si tratta di pilastri da tenere sempre ben piantati, che non dovrebbero essere scalfiti o indeboliti da tanti elementi accessori che rischiano di impaludare la professione. «Chi non se la sente di passare ore ed ore sulle carte – riflette il presidente degli avvocati vicentini -, di stare in ufficio a studiare anche nel tempo libero deve orientare altrove le proprie scelte professionali. Ma la nostra è pure una professione affascinante nella misura in cui ogni giorno ti porta a scoprire nuovi aspetti della vita e ti rende interprete della realtà circostante. Ai giovani dobbiamo dire che oggi la nostra professione si può ancora svolgere ma non illuderli che la strada sia semplice ed in discesa. Occorrono abnegazione, studio e diligenza dal primo all’ultimo processo, sempre con lo stesso impegno».

Lo stato di salute della professione legale si misura tenendo conto del clima che si respira tra colleghi. «Un atteggiamento che vediamo sta prendendo sempre più piede – evidenzia Moscatelli -, soprattutto tra i più giovani, è l’uso strumentale dell’esposto disciplinare. Ho avuto modo di ribadire questo pensiero in occasione dell’assemblea del Coa di qualche mese fa. Spesso per compiacere il nuovo cliente gli si pilota la mano con esposti senza senso, finalizzati solo ad infastidire il collega. Dei cento procedimenti disciplinari che abbiamo aperto nel corso del 2020, a mio modesto giudizio, meno di dieci meritavano il vaglio del Consiglio di disciplina. Osservare l’etica professionale è come guardarsi allo specchio. Rispettare per essere rispettati. Solo così potremmo navigare tutti uniti in acque, che sono molto tormentate». Il presidente del Coa si sofferma sulle caratteristiche dell’avvocatura vicentina, collocata in un territorio che ha fatto la storia dell’imprenditoria italiana e che, nonostante gli stravolgimenti degli ultimi vent’anni, continua a conseguire risultati apprezzabili. «La nostra – dice Moscatelli – è la prima provincia d’Italia per Pil pro-capite. Vicenza e Bassano del Grappa sono territori con forte vocazione imprenditoriale, gli avvocati vicentini sono fortemente specializzati per essere di supporto alle aziende ed agli imprenditori. La qualità media del lavoro all’interno degli studi dei nostri colleghi è molto elevata. Il Tribunale così come la Procura sono a pieno organico. Il personale amministrativo vede scoperture non così gravi rispetto al resto d’Italia. Negli ultimi anni il Tribunale, la Procura della Repubblica ed i Consigli dell’Ordine che ci hanno preceduto con l’aiuto dei rappresentanti istituzionali hanno fatto veramente un lavoro i cui risultati si vedono tuttora». In tema di risorse, secondo Moscatelli «i soldi del Pnrr se spesi bene aiuteranno il Paese e quindi aiuteranno anche la nostra categoria». «L’importante – conclude – è che servano a migliorare il settore della giustizia. Questi denari non devono essere sprecati in assistenzialismi scriteriati e a fondo perduto. Non bisogno sprecare le opportunità all’orizzonte. La ministra Cartabia ha dato segnali positivi. Reputo positivo l’impegno d’importanti risorse per la digitalizzazione del processo anche penale, utile sarà l’aiuto al magistrato che però non può essere anche cancelliere della propria udienza. Nutro qualche perplessità invece sulla reale efficace dell’ufficio del processo».

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