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Palamara agì da solo? Ora il Csm dovrà dare delle risposte

Palamara
Per la Cassazione l’ex capo dell’Anm agì per interessi personali, ma la decisione sui cinque ex togati potrebbe ratificare l’esistenza di un metodo
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Il momento della verità è arrivato. Perché la prossima settimana il Csm deciderà il destino di cinque suoi ex membri togati – Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Corrado Cartoni -, accusati di aver brigato insieme all’ex presidente dell’Anm, Luca Palamara, per pilotare la nomina del procuratore di Roma.

Cosa dice la Cassazione su Palamara

Una decisione che potrebbe chiarire un punto fondamentale di tutta la vicenda: il sistema descritto da Palamara esiste? La domanda, secondo lo stesso ex consigliere del Csm, ha una risposta affermativa. Ma non per la Cassazione, che nel confermare la sua radiazione ha evidenziato un punto: «Palamara ha agito sulla base di motivazioni assolutamente personali, intendendo colpire specificamente singoli magistrati, volta per volta presi di mira e al contempo e sinergicamente, ponendo in essere manovre strategiche tese a collocare – in alcuni uffici giudiziari sensibili – taluni magistrati in luogo di altri aspiranti».

Insomma, una sorta di vendetta personale, che escluderebbe l’esistenza di un metodo e di altri partecipanti. Ma subito dopo la decisione del Palazzaccio è stato lo stesso Palamara, dalle colonne di questo giornale, a spiegare che invece non avrebbe agito affatto a titolo personale: «Ipotizzare che io facessi tutto in solitudine è l’equivalente di dire che, anziché vivere giornate torride, in questo periodo usciamo con il cappotto». Un modo come un altro per dire ai giudici della Cassazione che è impossibile immaginare che a decidere del destino delle procure di tutta Italia fosse una persona sola, indisturbata, capace di manipolare tutti, al Csm come nel mondo delle correnti.

Secondo l’accusa, Palamara pianificò, assieme ai suoi “coimputati” davanti al Csm, attività per screditare alcuni magistrati e condizionare la nomina dei capi delle Procure. L’evento clou della vicenda è la famosa cena del 9 maggio 2019 all’Hotel Champagne, alla presenza dell’ex ministro dello Sport Luca Lotti, all’epoca già imputato a Roma nell’ambito dell’indagine Consip. Quella sera si parlò del successore di Giuseppe Pignatone alla procura di Roma, conversazione che, per Palamara, avrebbe rappresentato una normale interlocuzione fra esponenti di gruppi associativi e politici su alcune nomine. Il destino dei cinque ex togati, dunque, aprirà uno spiraglio sulle questioni rimaste in sospeso.

Le richieste della procura generale

Il sostituto procuratore generale Simone Perelli e l’avvocato generale Pietro Gaeta sembrano convinti del fatto che il sistema esista, se è vero com’è vero che per gli incolpati hanno chiesto la sospensione dalle funzioni. La richiesta più pesante – sospensione per due anni, il massimo della sanzione – è arrivata per Spina, Morlini e Lepre. Spina, ha affermato nella sua requisitoria il pg Gaeta, è stato «il fiduciario assoluto del consigliere Palamara all’interno dell’istituzione consiliare – ha affermato -, l’uomo di fiducia in grado di veicolare all’interno del Consiglio i suoi desiderata». Sarebbe stato, dunque, «la “longa manus” di Palamara nell’istituzione consiliare», mentre Morlini e Lepre – all’epoca dei fatti presidente della Commissione direttivi il primo, e relatore della pratica sulla nomina alla procura di Roma il secondo – «ricoprivano ruoli che rendono ancora più drammaticamente grave – ha detto Gaeta – la gestione parallela delle nomine all’hotel Champagne». Per gli ex togati Cartoni e Criscuoli, invece, il pg ha chiesto la sospensione per un solo anno.

Insomma, senza di loro, stando alle accuse, Palamara non avrebbe potuto fare il bello e il cattivo tempo. L’ex magistrato, dalla sede del Partito Radicale, aveva evidenziato un altro particolare: la famosa cena all’Hotel Champagne «non fu l’unica». Citandone una «gemella», quella che portò «all’elezione di David Ermini alla vicepresidenza del Csm, rispetto alla quale nessuna parola è stata detta». Palamara si era dunque rivolto agli ex colleghi, a coloro i quali di quelle cene hanno beneficiato: «Tocca a voi raccontarlo, non lasciate che debba essere sempre io a farlo», aveva infine affermato.

Parola alle difese

Al Csm, intanto, vanno avanti le arringhe dei difensori degli ex togati. Lunedì a parlare è stato il difensore di Cartoni, l’avvocato Carlo Arnulfo, che ha chiesto il proscioglimento del suo assistito: «Nessuna grave scorrettezza ha commesso Cartoni, forse solo la presenza impropria all’hotel Champagne. Poteva andare via quando si iniziava a parlare di nomine», ha detto. «La riunione non l’aveva programmata, poteva solo interromperla. Ma poi nella pratica è difficile pensare che una persona si alzi e se ne vada. Ha ascoltato le conversazioni ma non era partecipe del piano» relativo alla nomina del capo della procura di Roma. A suo carico, dunque, «non è ascrivibile nulla se non l’inopportunità postuma, non programmata, della partecipazione a un incontro che forse non si sarebbe dovuto tenere».

A prendere la parola ieri è stato invece Morlini, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee: «Tutte le decisioni sulla nomina del procuratore di Roma, come sulle altre nomine, le ho prese io. Non c’è stata nessuna eterodirezione, né suggerimenti. E non c’è stato nessun doppio gioco o bluff», ha affermato. Il suo difensore, Vittorio Manes, ha chiesto il proscioglimento o in subordine l’applicazione della sanzione più lieve prevista, la censura, invece della sospensione per due anni sollecitata dal pg, sottolineando che Morlini «non ha partecipato né come burattinaio né come burattino al risiko delle nomine».

Ora tocca a Spina e Criscuoli

L’«insussistenza delle incolpazioni» è stata evidenziata anche da Domenico Airoma, difensore di Lepre, che, ha ricordato, «non ha partecipato ad alcuna attività preparatoria della riunione e alla stessa ha partecipato per una ventina di minuti». Airoma ha invitato a «sfrondare il campo da un equivoco, distinguere il piano etico e deontologico da quello disciplinare. Per il suo comportamento scorretto Lepre ha già pagato con le dimissioni, ma la responsabilità disciplinare deve rispondere ad altri parametri, guai a trasferire sul piano disciplinare valutazioni di carattere etico. Questo sarebbe travolgere ogni garanzia». La prossima udienza è prevista lunedì prossimo, per la parola alle difese di Luigi Spina e Paolo Criscuoli.

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