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«Il Gender gap? Le avvocate guadagnano il 48% in meno dei colleghi maschi» – VIDEO

TAPPA 4: GIULIANOVA. Nel suo tour "Oltre il pregiudizio", Roberto Sensi incontra l'avvocata Diana Giuliani, presidente del Cpo di Teramo, per parlare di gender gap nella professione forense
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Nella quarta tappa del suo tour “Oltre il pregiudizio”, a Giulianova, Roberto Sensi incontra l’avvocata Diana Giuliani, presidente del Comitato pari opportunità (Cpo) di Teramo, per parlare di gender gap nella professione forense. «Cos’è il gender gap? Rispondo con una percentuale: nell’avvocatura le donne guadagnano il 48% in meno degli uomini a parità di ruolo. E a proposito del ruolo, inoltre, non è detto che le donne arrivino a occupare le posizioni di rilievo riservate agli uomini ruolo di rilievo», spiega Giuliani.

«Nell’avvocatura il gender gap è una delle problematiche che attualmente ci sta attanagliando maggiormente, anche perché come lavoratrici del diritto riusciamo a percepire il divario ancora di più – aggiunge. Si tratta di un divario legato anche al linguaggio: forma e sostanza sono due aspetti della stessa problematica, e dobbiamo ancora lavorare su entrambi i fronti. Quando si parla di gender gap, infatti, si fa riferimento al divario retributivo, ma la matrice di questo fenomeno è sicuramente culturale, come in tutte le questioni che riguardano la discriminazione di genere». «E’ la cultura – sottolinea Giuliani – che forma i nostri pregiudizi. Si prenda l’appellativo “avvocata”, che non è affatto scontato. Ma il riconoscimento lavorativo passa attraverso il corretto utilizzo delle parole e il giusto genere grammaticale. I numeri ci dicono che in tutti settori – politico culturale, sociale, lavorativo, e soprattutto forense – la percentuale delle donne cresce in maniera esponenziale: nell’avvocatura siamo al 47%. Ma se si paragona questo dato con quello relativo al divario salariale, risulta chiaro che l’equità non si è ancora raggiunta».

«Se poi consideriamo gli ambiti di specializzazione delle donne nel mondo forense – conclude la presidente del Cpo – l’avvocata è ancora considerata più  propensa a risolvere questioni di natura civilistica, meglio ancora se attengono il diritto di famiglia e minorile. E questo perché è ancora forte quel pregiudizio per cui la donna e la cura sono due concetti che vanno di pari passo. Il mondo del diritto è stato scritto dagli uomini per gli uomini, e le donne fanno fatica ad essere riconosciute», chiosa Giuliani.

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