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Il ministro Franco: «Pil in forte crescita, ora servono le riforme»

Il ministro Franco: «Pil in forte crescita, ora servono le riforme»
Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, parla di un Pil in netta crescita, ma spiega che ora servono le riforme strutturali. I nodi da sciogliere sono tanti.
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Una ripresa ancora più sostenuta con una crescita del Pil vicina al 6%. Debito e deficit migliori delle stime, più investimenti e la messa a terra delle riforme, a partire da quella del fisco. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco supera la sua proverbiale prudenza e alla platea del Forum Ambrosetti di Cernobbio traccia il quadro della ripartenza post-pandemia. «È in atto una ripresa intensa del Pil, il terzo trimestre sta andando bene.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevede per il 2021 un +5,8%, ma non possiamo escludere che a fine anno sia superiore», spiega ai manager il ministro. «È importante – aggiunge – che la crescita sia rapida», ma la sfida decisiva «è crescere in modo strutturalmente più elevato che in passato».

Ritmo simile alla Germania

L’ottimismo sull’andamento dell’economia italiana, che si prepara a superare il ritmo di quella tedesca, è già emerso nell’ultimo periodo da ministri più esposti politicamente, come Renato Brunetta e Giancarlo Giorgetti. Pur mantenendo i piedi per terra è stato mostrato anche dal premier Mario Draghi, che ha evidenziato comunque l’inevitabile effetto rimbalzo rispetto al crollo dello scorso anno. Ed ora è proprio l’ex Ragioniere generale a farlo suo in vista della messa a punto della Nota di aggiornamento al Def. «I segnali che abbiamo quest’anno sono incoraggianti, chiuderemo con un deficit e un debito un po’ migliori di quanto indicato nel Def», assicura proprio mentre in Europa comincia ad entrare nel vivo la discussione sulle modalità di rientro dei Paesi membri verso i parametri del patto di stabilità.

Dall’anno prossimo il debito scenderà ulteriormente e verso la fine del decennio «convergerà verso i livelli pre-pandemici», insiste Franco. Ad aprile il rapporto debito/Pil era stimato al 159,8% quest’anno, per poi diminuire al 156,3% l’anno prossimo, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024.

Cosa ha detto Franco

Nei suoi dieci minuti di intervento, il ministro sottolinea che l’obiettivo ora è «instradare l’economia su un sentiero di crescita che sia strutturalmente più alto». È «una sfida ambiziosa», non ci sono «bacchette magiche» né «scorciatoie» e la strada per «uscirne è un buon utilizzo del Pnrr e una strategia che sappia contemporaneamente incidere sull’occupazione, sul capitale fisico e umano e sulla produttività».

L’impegno per raggiungere questi obiettivi è già in campo e l’agenda d’autunno è fitta. Entro il mese il governo punta a portare a casa il ddl concorrenza e la delega sul fisco, ma per fine settembre dovrà presentare anche la NaDef e subito dopo il Documento programmatico di bilancio a Bruxelles. Entro il 20 ottobre toccherà poi alla legge di bilancio che assorbirà la riforma degli ammortizzatori, il prolungamento del superbonus, forse una prima revisione del reddito di cittadinanza, e – visti i tempi lunghi della delega fiscale – probabilmente anche un anticipo di taglio del cuneo da far scattare già nel 2022.

Le riforme (non solo crescita del Pil)

Cuneo fiscale e Irpef – come spiegato da Franco – rappresentano infatti due dei cardini intorno ai quali l’intera riforma ruoterà. Da parte dell’esecutivo c’è dunque un impegno pieno che però tutto il Paese, a partire degli imprenditori, deve supportare. E non solo nella prospettiva del Pnrr, ma guardando anche al lungo periodo. «Credo che su ogni norma e su ogni provvedimento dovremmo sempre domandarci quali saranno gli effetti al 2025-2030, nel 2050 serve una visione d’insieme: non basta il Piano, non basta quello che fa il Governo, serve uno sforzo corale del Paese e delle imprese soprattutto», sferza il ministro dell’economia.

Ci sono tanti nodi ancora da sciogliere, come quello della bassa capacità di investire, anche se qualche segnale positivo si vede. «Gli ultimi dati congiunturali sono buoni, per quest’anno potremo avere un aumento degli investimenti complessivi, pubblici e privati, del 15% e la loro percentuale sul Pil potrebbe salire al 20%», rileva Franco ma «è importante che questo processo continui», a partire proprio dal privato. (ANSA).

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