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«La tradizione giuridica di Verona è un modello per i giovani avvocati»

Viaggio nell'avvocatura, tappa a Verona. A farci conoscere meglio l’Ordine degli avvocati scaligeri è la presidente, Barbara Bissoli
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Quando si parla di Verona il pensiero va subito a Romeo e Giulietta e al teatro lirico all’aperto più grande del mondo: l’Arena. La città scaligera, con il suo centro storico patrimonio dell’Unesco, è però anche il luogo in cui è nato uno dei giuristi ed accademici più importanti d’Italia, Alberto Trabucchi, autore delle “Istituzioni di diritto civile” sul quale da decenni generazioni di studenti di giurisprudenza si approcciano ed iniziano ad innamorarsi del diritto. Trabucchi è stato, con l’allievo Giorgio Cian, l’ideatore della collana “Breviaria Iuris” i cui volumi sono presenti in quasi tutti gli studi legali.

Un altro veronese illustre è stato l’avvocato Antonio Rosa, scomparso da poco (si veda Il Dubbio del 19 luglio 2021), punto di riferimento dell’Ocf e dell’Unione Triveneta. Infine non può non essere ricordato un altro giurista del posto, Dario Donella, ritiratosi dalla professione forense da alcuni anni, dopo essersi dedicato a lungo alla previdenza forense e alla Cassa forense. Donella è considerato il padre della riforma attuata con la Legge n. 576 del 1980 ancora oggi pilastro del sistema previdenziale dell’avvocatura al quale si sono ispirati altri enti di previdenza dei professionisti.

A farci conoscere meglio l’Ordine degli avvocati scaligeri è la presidente Barbara Bissoli. Il Coa di Verona è il secondo per numero di iscritti del triveneto (3172). Gli avvocati sono 2696 (1393 uomini e 1303 donne), mentre i praticanti sono 476 (188 uomini e 288 donne). Il tema conduttore del nostro viaggio nell’avvocatura italiana è la fuga dalla professione a seguito del superamento di un concorso nella Pubblica amministrazione. E proprio da qui parte l’analisi dell’avvocata Bissoli. «Per comprendere – dice la presidente – se gli avvocati veronesi stiano lasciando la toga in modo significativo non sarà sufficiente fare un bilancio a fine 2021. Occorrerà attendere qualche anno. Vero è che, raffrontando le iscrizioni all’albo e le relative cancellazioni del primo semestre del 2020 e del primo semestre del 2021, è possibile osservare un aumento delle cancellazioni nel primo semestre 2021 pari a circa un terzo. Tuttavia, nello stesso periodo, è possibile riscontrare un certo aumento delle iscrizioni sia all’albo degli avvocati sia al registro dei praticanti. Ancora più complesso sarà comprendere se chi lascia la professione forense sia diretto verso il pubblico impiego e, in particolare, verso un impiego nell’amministrazione della giustizia».

Anni di studio, dubbi che assillano, giornate sugli atti difensivi da scrivere e nelle aule di tribunale plasmano la persona di chi indossa la toga. Barbara Bissoli ha un’idea molto chiara sull’importanza sociale di chi svolge la professione forense e sul contatto con la realtà da mantenere sempre «L’avvocato – commenta – è un modo di essere, più che non un lavoro. Essere avvocato è oggi molto impegnativo, ma in fondo lo è sempre stato. Le testimonianze degli avvocati che hanno fatto la storia dell’avvocatura italiana restituiscono la voce di persone estremamente impegnate nella professione e per la professione, alla quale hanno dato moltissimo, talvolta tutto. La differenza sta proprio in questo. Chi ha compreso di essere un avvocato, spesso durante la pratica forense osservando proprio gli avvocati d’esperienza e lasciandosi ispirare da figure esemplari, non incontra ostacoli insormontabili, trova il modo di adattarsi a quelli che sono i processi di cambiamento della società, magari cogliendo le opportunità che i cambiamenti portano sempre con sé, per dare il suo contributo nella società e con i suoi assistiti, sempre al massimo delle sue possibilità».

Oggi ai legali vengono richiesti continui sacrifici. Le difficoltà degli ultimi quindici anni non faranno comunque venire meno una figura di grande rilevanza sociale. Spirito di adattamento, curiosità verso il mondo che viaggia a velocità inimmaginabili fino a qualche tempo fa e voglia di migliorarsi sono elementi che di sicuro arricchiscono chi svolge la professione legale. «L’avvocato – prosegue Bissoli – deve senz’altro cambiare, nel senso di recuperare la sua essenza, tornare ad essere cioè quello che è sempre stato nella storia: una persona capace di interpretare l’animo umano e la grande complessità del vivere. Una persona che, oltre a possedere indiscusse competenze giuridiche, anche specialistiche, si interessa di letteratura, di poesia, di scienza, di psicanalisi, di tecnologia, dell’essere umano e del mondo insomma. Il diritto non può essere l’unico orizzonte dell’avvocato anche se è il principale orizzonte della sua quotidianità. Dal sapere generale l’avvocato trae la capacità di prendersi cura, senza contraccolpi, del particolare, dell’assistito, prestando la giusta attenzione alla sua singolarità e, quindi, alle sue esigenze anche umane e personali».

Secondo la presidente del Coa il momento è delicato, ma a Verona i dati attuali presentano una realtà in equilibrio che non devo indurre a cadere nel panico. «Nella relazione redatta per l’assemblea degli avvocati, convocata nello scorso giugno per l’approvazione dei bilanci», afferma, «ho segnalato come le iscrizioni all’albo siano in leggero aumento: 2674 nel 2020, 2659 nel 2019, 2645 nel 2018». Per quanto riguarda le iscrizioni al registro dei praticanti, il calo invece è vistoso. Nel 2017 i praticanti erano 554, nel 2018 hanno raggiunto quota 475. Una leggera ripresa si è avuta nel 2019, con 477 iscritti, e nel 2020 (481). In questo contesto un pensiero non può non essere rivolto agli aspiranti avvocati.

«Mi sembra – conclude – che i giovani, anche quelli che stanno affrontando con grande impegno e spirito di adattamento l’esame di avvocato in questo complesso periodo, abbiano gli strumenti per capire se quella dell’avvocatura è la strada che vogliono percorrere, convinti che non esistono difficoltà insuperabili, o se la loro vita professionale sia altrove, magari in una amministrazione pubblica, dove persone motivate e competenti hanno pure molto da dire e da fare».

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