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«Davigo unico presidente Anm a evitare il dialogo con noi penalisti»

Migliucci contro Davigo
Parla il past presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Beniamino Migliucci. «Per Davigo probabilmente la macchina giudiziaria funzionerebbe meglio non con meno avvocati, ma proprio senza avvocati».
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Per l’avvocato Beniamino Migliucci, past president dell’Unione Camere Penali italiane, la soluzione per abbattere il numero esorbitante di procedimenti proposta da Piercamillo Davigo sul Fatto quotidiano, ossia abbattere il numero degli avvocati, «è priva di senso: per lui probabilmente la macchina giudiziaria funzionerebbe meglio non con meno avvocati, ma proprio senza avvocati. Bisognerebbe invece intervenire sul panpenalismo. Ogni mattina, i cittadini italiani non sanno se quanto posto da loro in essere sia una condotta lecita o illecita».

Avvocato Migliucci complessivamente cosa pensa dell’intervento di Davigo?

La questione del malfunzionamento della giustizia legato al numero degli avvocati è un cavallo di battaglia del dottor Davigo. L’aveva detto anche quando era presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Non ama molto gli avvocati, tanto è vero che è stato l’unico presidente Anm che ha negato l’interlocuzione con l’Unione Camere penali e con l’avvocatura in generale.

Davvero?

Sì, certo. Nei miei quattro anni al vertice dell’Ucpi, Davigo è stato per un anno, invece, al vertice dell’Anm. Non ha mai voluto interagire con noi. Questo fa capire molte cose. Per lui probabilmente la macchina giudiziaria funzionerebbe meglio non con meno avvocati, ma proprio senza avvocati. Il pezzo rileva chiaramente un pregiudizio smaccato nei nostri confronti.

Leggendolo traspare il fatto che l’ex pm del Pool ritenga gli avvocati dei cercatori di pretesti dilatori.

Emerge chiaramente questo suo pensiero, lo si capisce già dal titolo ‘ L’orda inutile degli avvocati’, anche se, come lei sa, non lo ha fatto lui ma sintetizza perfettamente il suo pensiero. Ma basta poi guardare quante righe dedica al numero degli avvocati per capire che per lui questo è il vero problema della giustizia. Più esplicita la conclusione dell’articolo, quando scrive che la giustizia possa rappresentare per noi avvocati un ammortizzatore sociale e una sorta di reddito di cittadinanza.

Questo è estremamente offensivo nei confronti della nostra categoria. Per lui l’eccessivo numero di avvocati aumenta il contenzioso, ma non è affatto così. Per il settore penale quanto sostiene è semplicemente privo di senso. Per questo, avrei da suggerire un nuovo titolo all’articolo, prendendo spunto dal fatto che lui propenda per un numero chiuso alla facoltà di Giurisprudenza o in alternativa il numero chiuso delle avvocati. Il titolo potrebbe essere: “Sì al numero chiuso delle affermazioni fuori luogo”.

Perché?

I rimedi per ridurre il carico della giustizia non sono quelli individuati dal dottor Davigo. Cominci col dire che la depenalizzazione non è una illusione. Non è vero, come lui sostiene, che tutto quello che si poteva depenalizzare è stato depenalizzato. L’Italia è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di condotte sanzionate penalmente. Ogni mattina, i cittadini italiani non sanno se quanto posto da loro in essere sia una condotta lecita o illecita. Inoltre ci sono eccessive sanzioni che sfociano nel penale, invece in altri Stati sono di tipo amministrativo. Quindi il primo rimedio per ridurre il carico dei procedimenti è quello di ridurre il penale. E guarire dalla grave malattia di cui soffre il nostro Paese: il cosiddetto panpenalismo. Tutto diventa penale. La verità è che i partiti non hanno il coraggio di depenalizzare o di ridurre l’area del penale per ragioni di carattere elettorale.

Davigo sostiene che occorre ridurre la perseguibilità d’ufficio e soprattutto potenziare i riti alternativi e il patteggiamento.

ll potenziamento dei riti alternativi è un problema vero che l’Ucpi ha sottolineato da tempo, ma non nel modo che lui sostiene, ossia inasprendo le pene per chi sceglie il rito ordinario. Ciò rileva una concezione autoritaria e giustizialista del processo. Per Davigo chi sceglie il dibattimento dovrebbe essere punito. Ma questo invece è un diritto dell’imputato. Se i riti alternativi fino ad oggi sono falliti in parte la colpa è anche della magistratura: lei pensi che per il patteggiamento e il rito abbreviato viene previsto uno sconto di pena di un terzo. Ma spesso i magistrati non concedono le attenuanti generiche perché sostengono che uno ha già beneficiato di un terzo in meno della pena. E quindi questo di certo non incoraggia a percorrere questa strada. Da quando è nato il codice di procedura penale il patteggiamento è cambiato: prima non era parificato a una sentenza di condanna, ora lo è a tutti gli effetti. E allora può esserci poca convenienza a scegliere questa strada. Ancora: ad oggi il patteggiamento è possibile soltanto per pene fino a cinque anni, bisognerebbe invece alzare la soglia.

Ma proprio l’Ucpi tempo fa rivendicò la convergenza su temi quali la depenalizzazione e il patteggiamento proprio con l’Anm.

Quando ero presidente dell’Ucpi con l’allora presidente Anm, Eugenio Albamonte, si era d’accordo su questo, così come sul rafforzamento della funzione di filtro dell’udienza preliminare. Anche adesso l’Unione ha portato queste istanze all’attenzione della ministra Cartabia. Se l’udienza preliminare ad oggi è fallita è anche perché ci sono delle sentenze che hanno limitato quello che il legislatore aveva previsto, ad esempio con l’articolo 425 comma ter che immaginava la possibilità di dichiarare il non luogo a procedere quando vi erano elementi dubbi. Ora nel 97% dei casi l’udienza preliminare porta al giudizio. Il gup è diventato un mero passacarte.

Cos’altro si sente di replicare a Davigo?

Vorrei evidenziare la contraddittorietà del dottor Davigo quando da un lato stigmatizza la durata eccessiva dei procedimenti, dall’altro critica l’improcedibilità. Cosa vorrebbe? Non basta che un processo per corruzione possa durare vent’anni? Vuole che un processo duri all’infinito? Davigo non sa che la maggior parte dei reati gravi sono già imprescrittibili?

Ma neanche una cosa giusta dice l’ex pm del Pool?

In effetti concordo col fatto che la nostra macchina giudiziaria è obsoleta ma poi arriva il dottor Gratteri che dice che tutti i processi vanno fatti in videoconferenza quando invece in moltissime Procure e in tantissimi Tribunali non funzionano nemmeno i pc.

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