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Se il green pass rischia di creare più tensioni di un vero obbligo vaccinale

La vera priorità del governo? Mettersi al riparo da eventuali ricorsi, cercando di costringere la popolazione a vaccinarsi per vie traverse
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Sin qui l’Italia se l’era scampata. Manifestazioni, parole in libertà di qualche leader politico, molto folklore ma nulla a che spartire con il dissenso massiccio e a tratti violento che aveva segnato quasi tutti gli altri Paesi occidentali. Gli episodi degli ultimi giorni, pur senza esagerarne l’importanza come fanno in troppi, indicano però chiaramente che l’incantesimo sta per terminare. Nel prossimo mese le tensioni intorno alla campagna di vaccinazione e soprattutto intorno al Green Pass probabilmente si moltiplicheranno, aumenteranno d’intensità, sfioreranno la violenza e forse a volte varcheranno quel confine.

Oggi stesso sarà una giornata ad alto tasso di rischio, con la minaccia dei manifestanti di bloccare le stazioni e una ministra degli Interni, finora estremamente equilibrata, che però nel clima esasperato da tutte le parti che si sta creando non potrà permettere l’occupazione dei binari. Ma per tutto settembre e oltre, con la riapertura delle scuole e il pieno ritorno al lavoro, in entrambi i casi mense incluse, con il prevedibile progressivo irrigidimento delle regole del Green Pass e con la necessità di passare molto più tempo in luoghi chiusi.

Le ragioni di questa polarizzazione assurda, che non divide il Paese in due ma in una maggioranza a fronte di una forte e non trascurabile minoranza, sono molte e diverse ma certamente più complesse di quanto il coro unanime dei media e della maggioranza dei politici non lascia intendere. Le strumentalizzazioni politiche ci sono, ma non andrebbe esagerato il ruolo di un’organizzazione marginale persino nella destra radicale come Forza Nuova né bisogna attribuire all’ambiguità della Lega responsabilità maggiori di quante non ne abbia effettivamente. Una parte di Paese, non farneticante o con la svastica, è spaventata dai vaccini, spesso in modo del tutto irrazionale, e irritata dal Green Pass, in questo caso senza peccare troppo di irrazionalità.

In parte questa lacerazione è inevitabile: una percentuale di non vaccinati, per paura, fede o opportunismo furbetto è fisiologica ed è altrettanto ovvio che quella percentuale resista rumorosamente a ogni tentativo di forzarle la mano. In parte però è una conseguenza della strategia scelta dal governo italiano, come da innumerevoli altri: non imporre formalmente il vaccino, per evitare tensioni politiche ma forse anche per mettersi al riparo da eventuali cause future nel caso di conseguenze, ma cercare di costringere la popolazione a vaccinarsi per vie traverse.

Tutti sanno o comunque scoprono nell’esperienza quotidiana che quanto agli obiettivi dichiarati il Green Pass è spesso inefficace e contraddittorio, come è normale essendo il vero obiettivo solo costringere i riottosi a vaccinarsi. In questo modo, però, si diffondono irritazione ed esasperazione e per alcuni anche la convinzione di essere sottoposti a una vera e propria vessazione. In questo terreno hanno gioco facile quelli che mirano a far impennare la tensione con gesti inaccettabili come le violenze o la pubblicazione sui siti dei numeri di telefono di politici e medici indicati di fatto come “nemici”.

D’altro lato, però, l’unico modo di giustificare la decisione di costringere a vaccinarsi senza ammetterlo apertamente è amplificare al massimo la minaccia costituita dai recalcitranti, con una campagna a tappeto che finisce a propria volta per indicarli alla maggioranza della popolazione come nemici, untori, responsabili del prolungarsi della pandemia. In questo modo però si diffonde presso quella parte di popolazione una esasperazione e una ostilità nei confronti di chi protesta contro i vaccini uguale e contraria a quella che dilaga tra i no vax e i no Green Pass. I risultati di questa polarizzazione, troppo ghiotta perché tutte le forze politiche, nessuna esclusa, rinuncino a cercare di ricavarne dividendi elettorali, sono potenzialmente micidiali. Perché lacerano il Paese in un momento in cui sarebbe invece necessaria, almeno sul fronte della pandemia, la massima compattezza.

Ma anche perché distolgono l’attenzione dai nodi reali. Il 99 per cento della popolazione dei Paesi poveri non vaccinata costituisce un rischio infinitamente maggiore del 10 per cento di professori non vaccinati. La carenza di aule e di mezzi pubblici agevola il lavoretto del virus molto più degli strepiti dei no vax. Ma per riportare i problemi nelle proprie giuste dimensioni ci vorrebbe un sussulto di ragionevolezza e pacatezza che invece è, questo sì, reso impossibile dalle esigenze propagandistiche di tutte le forze politiche.

 

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