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Cassese: «I manifestanti anti green pass siano pacifici e senz’armi»

Proteste in decine di città italiane contro l'obbligo di green pass sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza. Ne parliamo con il giurista Sabino Cassese
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Nella giornata in cui l’obbligo di green pass sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza entra in vigore e per questo si attendono proteste e disordini in decine di città, chi prova a fare un po’ di chiarezza nella galassia dei no vax e dei contrari alla certificazione verde è Sabino Cassese, giurista e giudice emerito della Corte costituzionale. Ricorda, in vista delle proteste annunciate per oggi, che l’articolo 17 della Costituzione parla di «riunioni pacifiche e senz’armi» e sullo scetticismo nei confronti dei vaccini spiega che «grazie al progresso della scienza sono state debellate malattie prima mortali e l’età media si è alzata di molto: basterebbe questo a capire che i benefici sono di gran lunga superiori ai rischi».

Professor Cassese, decine di associazioni hanno annunciato che occuperanno i binari dell’alta velocità per impedire partenze e arrivi dei treni. Teme degli scontri?

A quei gruppi di persone, sia che siano contrari al vaccino, al green pass o a entrambe le cose, che hanno annunciato dei disordini, bisognerebbe ricordare che l’articolo 17 della Costituzione dice che tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi, cioè senza atti di violenza. Di conseguenza, quanto scritto nella Carta deve essere fatto rispettare dalle forze dell’ordine, nel caso in cui il carattere pacifico delle manifestazioni o il divieto di portare delle armi venga meno. C’è ancora una sacca di popolazione, stimabile in una cifra vicina al dieci per cento, che rifiuta categoricamente la vaccinazione, temendone eventuali conseguenze.

Come si convincono queste persone?

Le faccio un esempio: quando delle persone salgono su un autobus, su una nave o su un aereo, visto che siamo in tema di trasporti a lunga percorrenza, sanno che stanno mettendo la loro vita nelle mani di un’autista o un pilota, e di conseguenza vogliono, giustamente, che questi abbiano la patente e sia in grado di guidare il mezzo del quale è al comando. Si tratta di fiducia reciproca tra persone. Inoltre mi chiedo: se un no vax deve operarsi di appendicite, penserebbe mai di rifiutare l’anestesia e quindi l’operazione? O piuttosto ha fiducia nel progresso della medicina e rispetta la competenza dei medici? È a queste domande che i no vax dovrebbero rispondere.

La medicina ha fatto passi da gigante, ma alcuni errori di comunicazione, come quelli su Astrazeneca, hanno generato timore e insicurezza. Come si risolve?

Guardando ai fatti e ai numeri. L’Istat ha spiegato che negli ultimi 70 anni la vita degli uomini si è allungata di 17, 5 anni, quella delle le donne di 18,2. Questo significa che se invece che nel 1935 io fossi nato settant’anni prima sarei già morto. Dobbiamo fidarci del progresso enorme della medicina e di come si sono sviluppate le scienze della vita. A inizio novecento la mortalità infantile era molto alta perché non c’erano quei vaccini e quelle cure che oggi li proteggono.

La politica si interroga sull’introduzione dell’obbligo vaccinale e il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo  Sileri, ha parlato di concertazione europea. È prevedibile l’entrata in vigore di qualche tipo di obbligo?

Debbo qui di nuovo richiamare la Carta, nella quale, all’articolo 32, è scritto che la legge può disporre trattamenti sanitari obbligatori, senza specificare per quante persone. Un’applicazione razionale di questo articolo comporta che prima di esser stabilito per tutti possa essere introdotto o per coloro che più facilmente possono essere colpiti dal virus, o per coloro che, magari per questioni lavorative,  possono essere più facilmente vettori di contagio. E infatti esistono già atti con forza di legge che dispongono l’obbligo, ad esempio, per i sanitari. Insomma è possibile circoscrivere un’obbligo senza che questo sia  generalizzato e mi sembra che questa sia la strada che si sta prendendo.

 Come convincerebbe i dubbiosi del vaccino, cioè coloro che magari non credono a teorie del complotto o affini ma che non hanno del tutto fiducia nei farmaci fin qui approvati dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa)?

Direi loro che il problema deve essere affrontato in maniera razionale: dobbiamo sapere che in ognuna delle nostre scelte ci sono dei rischi; calcoliamo quali sono questi rischi, che sono estremamente rari, rispetto agli innumerevoli benefici prodotti dal vaccino e dai progressi della scienza. Basti vedere, come accennavo poco fa, agli anni di vita guadagnati nel corso del tempo grazie agli stessi vaccini che oggi rifiutiamo. Questo dovrebbe farci riflettere.

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