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Durigon messo alle strette, sale la pressione per le dimissioni del sottosegretario

Salvini lo difende ma al tempo stesso commenta: «Parlerò con lui e prenderemo una decisione per il bene del governo e del paese»
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Il cerchio attorno a Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia finito al centro del dibattito per aver lanciato l’idea di intitolare il parco di Latina “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce. La richiesta di dimissioni è ormai quotidiana e arriva da più parti politiche. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ribadisce di stimare Durigon, polemizza con la ministra dell’interno, Luciana Lamorgese, ha detto che incontrerà il sottosegretario e prenderanno assieme una decisione «per evitare altri mesi di polemiche valuteremo come andare avanti: per il bene suo, del governo e del Paese», ma il segretario del Pd, Enrico Letta, è tornato all’attacco.

«È profondamente sbagliato mettere zizzania dentro il Governo, soprattutto nei confronti del Ministro dell’Interno, che sta facendo un lavoro importante e delicato. Noi la sosteniamo e soprattutto chiediamo serietà, anche a Salvini – ha detto nel suo tour elettorale in terra senese – E serietà oggi vuol dire una sola cosa: il sottosegretario Durigon deve dimettersi. L’apologia di fascismo – ha aggiunto – è incompatibile con il ruolo di Durigon e, dunque, con la sua presenza al Governo. Credo sia chiaro a tutti. E penso che in un momento come questo il governo debba occuparsi di questioni reali. L’uscita dalla pandemia, il rilancio del Paese, l’economia e la messa in sicurezza delle scuole: di queste cose si deve parlare. E che si debba perdere tempo dietro una situazione che andrebbe risolta il più rapidamente possibile mi sembra davvero paradossale».

Dal Carroccio arriva tuttavia la voce di Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza Stato-Regioni, secondo il quale «nella Lega non c’è nessun imbarazzo, perché hanno cercato di strumentalizzare le parole del sottosegretario». Fedriga, «pur non condividendo la proposta di Durigon» ha definito «eccessivo» fare un mese di polemica su una frase detta a un comizio e di conseguenza chiederne le dimissioni.

Ma da dem e Cinque Stelle il ritornello è sempre lo stesso: Durigon deve lasciare il governo. «Durigon è riuscito contemporaneamente a mettere in discussione un principio costituzionale come quello dell’antifascismo e la necessità di tenere alta la guardia nella lotta alla mafia – ha detto Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori dem – Dedicare un parco a Mussolini è grave, ma togliere l’intitolazione, proprio a Latina, a Borsellino e Falcone è un fatto ancor più grave. Non si può consentire che chi ha pronunciato tali parole resti al governo».

Sulla stessa lunghezza d’onda Gianluca Ferrara, vicepresidente dei senatori pentastellati. «Reputo davvero imbarazzante che, quest’uomo, sia ancora imbullonato alla propria poltrona ed energicamente combatta a denti stretti per tenersela – ha commentato Ferrara – Dopo lo scoop di fanpage e poi le oscene affermazioni in cui chiedeva di reintitolare al fratello di Mussolini un parco già dedicato a Falcone e Borsellino, sarebbe dovuto in automatico essere messo alla porta».

Ma sulla questione arrivano anche voci dal centrodestra, come quella di Osvaldo Napoli, deputato di Coraggio Italia. «La gestione dell’immigrazione, come sa bene Matteo Salvini, riguarda il ministro dell’Interno le cui decisioni vengono avallate dal Consiglio dei ministri e quindi coinvolgono l’intero governo – ha sottolineato Napoli – Le affermazioni fatte dal sottosegretario all’Economia Claudio Durigon sul parco da intitolare al fratello di Benito Mussolini non coinvolgono minimamente il governo, non sono mai state avallate dal Consiglio dei ministri e riguardano solo ed esclusivamente la coscienza di Durigon ed eventualmente di chi le ritiene condivisibili. Tentare di paragonare la vicenda di Durigon con le responsabilità del ministro dell’Interno è un esercizio strumentale e fuorviante. Peggio: è miopia politica».

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