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Afghanistan, Draghi sente Putin e Macron ma è polemica sulle parole di Conte

«Dobbiamo dialogare con il regime talebano, che fin qui si è mostrato abbastanza distensivo», ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle
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Mentre l’aeroporto di Kabul è tornato nel caos, con bambini passati dai genitori oltre il muro di cinta direttamente nelle mani dei soldati americani, in Italia fanno discutere le parole del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Il quale, dal suo tour in vista delle Amministrative che oggi faceva tappa a Salerno, ha spiegato che «è prioritario assicurare la possibilità dei corridoi umanitari per coloro che hanno collaborato con le forze occidentali, perché l’Occidente ha un impegno morale a mettere in sicurezza queste persone».

Fin qui niente di strano, se non fosse che poco dopo l’ex presidente del Consiglio ha detto che «serve un dialogo serrato con i talebani, incalzarli sul rispetto dei diritti umani», dopo che ieri aveva ribadito di doversi sedere al tavolo con i nuovi governati afgani che «per ora si stanno dimostrando abbastanza distensivi».

Parole che hanno scatenato un putiferio, visto che proprio ieri a Jalalabad i talebani hanno aperto il fuoco contro decine di persone che avevano accettato una timida protesta contro il nuovo regime, provocando vittime. «Dai gilet gialli alla via della Seta, da Maduro a Donald Trump, dagli “amici libici” a oggi i talebani – ha scritto su twitter la renziana Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture – Per i 5 Stelle e il loro leader Giuseppe Conte quando si parla di politica estera più che uno vale uno, mi pare valga la regola di uno vale l’altro».

Sulla stessa lunghezza d’onda Pina Picierno, eurodeputata del Pd. «Cosa pensa Di Maio riguardo apertura vergognosa di Conte ai Talebani? – si chiede l’esponente dem – Nessun dialogo con chi calpesta diritti fondamentali, perseguita donne, tortura e uccide oppositori, spara a raffica su folle inermi. Non tutti i valori sono negoziabili».

Nel frattempo che la polemica impazza, la comunità internazionale sta cercando di mettere una pezza alla debacle afgana, con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, impegnato a fare rete in vista del G20 di Roma. In questo contesto l’inquilino di Palazzo Chigi ha sentito al telefono il presidente russo, Vladimir Putin, che, spiega una nota di Palazzo Chigi, «ha offerto l’occasione per un’analisi articolata della situazione sul terreno in Afghanistan e delle sue implicazioni regionali».

Nel corso del colloquio, si legge nel comunicato, «sono stati discussi gli indirizzi che potranno informare l’azione della Comunità internazionale nei diversi contesti diretta a ricostruire la stabilità dell’Afghanistan, a contrastare il terrorismo e i traffici illeciti e a difendere i diritti delle donne».

In prima linea sulla questione dei profughi sono i paesi europei e per questo Draghi ha sentito in mattinata anche il presidente francese, Emmanuel Macron. «Nel corso del colloquio, si legge ancora in una nota diffusa dalla presidenza del Consiglio, «sono state discusse le diverse implicazioni della crisi afghana, comprese la gestione del fenomeno migratorio e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel Paese».

Non solo. «Sono stati inoltre discussi gli indirizzi che potranno informare l’azione della Comunità internazionale nei diversi contesti, quali G7 e G20, a favore della stabilità dell’Afghanistan», conclude il comunicato.

 

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