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I vescovi contro l’eutanasia: «Scegliere la morte è la sconfitta dell’umano». +Europa: «La dignità è individuale»

Il vescovi non hanno "apprezzato" il raggiungimento delle 500mila firme annunciato dai promotori del referendum sull'eutanasia
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«Grave inquietudine» viene espressa dalla Presidenza della Cei per la raccolta di firme per il referendum che mira a depenalizzare l’omicidio del consenziente, aprendo di fatto all’eutanasia nel nostro Paese. «Chiunque si trovi in condizioni di estrema sofferenza va aiutato a gestire il dolore, a superare l’angoscia e la disperazione, non a eliminare la propria vita – si legge in una nota -. Scegliere la morte è la sconfitta dell’umano, la vittoria di una concezione antropologica individualista e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali».

Insomma, Oltretevere non hanno apprezzato il raggiungimento delle 500mila firme annunciato dai promotori del referendum sull’eutanasia. Un obiettivo centrato grazie alla possibilità di firmare online la petizione.

La risposta è arrivata da +Europa, tramite Valerio Federico, responsabile de partito per la campagna eutanasia legale. «Alla Conferenza Episcopale Italiana che, di nuovo, si richiama a una definizione di dignità umana assoluta e univoca, ricordiamo che la dignità è espressione intimamente individuale e che il rispetto nei confronti di se stesso non può essere ricondotto ad una supposta “dignità cristiana”, attribuita autoritariamente ad ognuno – spiega Federico – Chiunque si trovi in una condizione di estrema sofferenza deve essere posto nella condizione di scegliere rispetto alla propria concezione di dignità».

L’auspicio da parte dell’esponente europeista è che a decidere siano i cittadini, in totale libertà. «Auspichiamo che gli italiani, con un Sì o con un No, possano prossimamente, dopo il successo della raccolta firme – che comunque prosegue – scegliere se legalizzare l’eutanasia e possano rendere liberi se stessi e tutti di fronte a sofferenze profondamente proprie – conclude – È un argomento complicato quello che riguarda il confine tra la vita e la morte».

Intanto si fa sentire anche Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera. «La società esprime forti spinte progressiste che su questo tema abbiamo ben valutato nel lavoro delle commissioni Giustizia e Affari sociali confluito nel testo base già votato sul suicidio medicalmente assistito e che sarà esaminato dopo il prossimo 6 settembre, data di scadenza degli emendamenti – sottolinea Perantoni – Si tratta di un testo molto equilibrato messo a punto a più mani dai relatori Alfredo Bazoli e Nicola Provenza, elaborato anche con il contributo di Giorgio Trizzino che hanno portato a sintesi tutte le sensibilità sociali».

Secondo l’esponente pentastellato «ci si sta muovendo nel solco della sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il diritto di una persona sofferente in modo intollerabile e irreversibilmente malata di porre fine alle proprie sofferenze in modo sereno e dignitoso applicando il 580 cp in linea con la Costituzione», aggiungendo che «la Chiesa di oggi dovrebbe valutare con attenzione il lavoro in corso perché anche noi vogliamo tutelare la serenità e la dignità umana nel fine vita».

 

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