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Fuga dalla professione forense: «A Roma tante le cancellazioni»

Fuga dalla professione forense: «A Roma tante le cancellazioni»
Tra la paralisi giudiziaria dovuta al Covid e al calo dei fatturati, tanti professionisti decidono di lasciare la toga per dedicarsi ai concorsi della pubblica amministrazione
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Negli ultimi tempi non è difficile incontrare nei tribunali alcuni ex avvocati. Sono coloro che hanno dismesso la toga, non affollano più le aule d’udienza, ma avendo vinto un concorso nell’amministrazione della giustizia si confrontano da un’altra posizione con i legali. È l’effetto dell’immissione nei ruoli degli uffici giudiziari, dopo i recenti concorsi. La fuga dalla professione forense è destinata a continuare, se si pensa che altri concorsi verranno banditi dal ministero della Giustizia. Tra questi quelli riguardanti l’ufficio del processo (in tutto 16.500 assunzioni a tempo determinato rientranti nel Pnrr).

I numeri

I primi 8.171 posti sono stati messi a concorso lo scorso 6 agosto. Per il distretto della Corte d’appello di Roma l’ufficio del processo mette a disposizione 843 posti, il numero più consistente dopo Napoli (956). È prevedibile che i concorsi pubblicati e da bandire portino tanti altri avvocati a scegliere di entrare nella PA. Iniziamo il nostro viaggio nei Coa italiani, partendo da Roma, per conoscere meglio la situazione in cui versa l’avvocatura e quali sono le prospettive nel breve-medio termine. Oggi gli iscritti al Consiglio dell’Ordine degli avvocati della capitale sono 26.194 (14.500 uomini e 11.694 donne).

Nel 2020 si sono cancellati dall’albo ben 610 avvocati. Quest’anno il numero è in crescita: sono già 335 le cancellazioni. Nel 2020 si sono iscritti invece 442 avvocati e nel 2021 sono per il momento 678 le nuove toghe. Occorre però evidenziare che gli esami di abilitazione del 2020 sono ancora in corso. Per la fascia d’età 25-30 anni il numero di iscritti è relativamente basso (869 avvocati), ma aumenta per le fasce di età successive (31-40 anni: 5.272, 41-50 anni: 8.679, 51-60 anni: 7.213, over 60: 4.161).

I praticanti iscritti sono 6.338 con una netta maggioranza femminile (3.783 donne e 2.555 uomini). In questo caso la ripartizione è inversa rispetto a quella degli iscritti all’albo degli avvocati. Prevalgono tra i praticanti quelli nella fascia di età tra i 23 ed i 30 anni pari a 3.681 (fascia 31-40 anni: 2.035, 41-50 anni: 350, over 50: 272).

Il presidente del Coa di Roma, Antonino Galletti, nel riflettere su quanto sta accadendo nell’avvocatura, ritiene utile fare subito una precisazione: «È opportuno fotografare la situazione attuale romana e compararla con i dati pre Covid per consentirci di svolgere ragionamenti che non siano influenzati dalla situazione attuale, che riveste caratteri di unicità ed eccezionalità».

I problemi della professione forense

Le difficoltà che hanno incontrato nell’ultimo anno e mezzo gli avvocati hanno di sicuro influito sulle aspettative. Esercitare la professione, tra calo di fatturati e riorganizzazione del lavoro, è sempre più complicato. «I dati che abbiamo esaminato – dice Galletti – ci indicano una riduzione importante del numero degli iscritti a partire dalla pratica forense ed un aumento costante del numero delle colleghe rispetto ai colleghi, destinati già nel prossimo futuro ed essere minoranza nell’albo degli avvocati come oggi lo sono nel registro dei praticanti. C’è poi il dato non censito di tanti giovani meritevoli, che, talvolta, pure avendone il titolo, non si iscrivono per problematiche economiche o per i costi fissi che non riescono ad affrontare e, su questo crinale, occorre trovare forme di finanziamento, sul modello di altri ordinamenti, con prestiti che consentano l’avvio dell’attività professionale anche ai giovani meritevoli provenienti fa famiglie meno agiate o in condizioni di fragilità».

Chi supera i concorsi pubblici lascia la toga

Pure a Roma sono molti gli avvocati vincitori di concorso nella PA, destinati ad abbandonare la toga. Una situazione che segna una nuova tendenza e potrebbe confortare perché negli uffici pubblici si trovano persone con conoscenze giuridiche derivanti dalla pregressa esperienza professionale. «Vari colleghi – commenta il presidente Galletti – in questi giorni stanno ricevendo chiamate a seguito del superamento di concorsi pubblici e dello scorrimento delle graduatorie degli idonei e mi chiamano per ricevere indicazioni e talvolta conforto circa la scelta da affrontare. È doloroso vedere che tanti lasciano la libera professione, ma consola verificare come costoro possano proseguire la loro attività di giuristi al servizio del pubblico interesse generale e, dunque, del nostro bene comune all’interno delle pubbliche amministrazioni, dove, sono certo, che forniranno un formidabile contributo grazie all’esperienza cumulata nel percorso professionale interno all’avvocatura».

Il futuro sarà con sempre meno toghe? «Le statistiche – prosegue il presidente del Coa di Roma – ci dicono che sono in diminuzione gli iscritti alle facoltà di giurisprudenza ed è da lì che occorre perciò ripartire per offrire percorsi più innovativi ed attrattivi per i giovani con esperienze estere e specializzazioni, almeno nelle macro aree. Io sogno da sempre un’università dell’avvocatura che formi i nostri giovani al meglio ed in modo utile, soprattutto negli ultimi anni del percorso accademico, per poi affrontare meglio le inevitabili difficoltà del percorso professionale».

Serve un rinascimento giudiziario

La fase post pandemica che sembra essersi aperta e le risorse del Pnrr sortiranno, a detta del presidente degli avvocati romani, effetti positivi per l’avvocatura. «I fondi che arriveranno – commenta Galletti – sono un toccasana per un sistema in crisi da anni e ben prima della pandemia. L’avvocatura deve vigilare affinché non sia sperato neppure un Euro. Occorrono politiche lungimiranti e riforme di sistema che abbiano effetti non solo nell’immediato, ma anche per il futuro al fine di meglio garantire i diritti e le libertà dei cittadini e, perciò, anche il nostro lavoro quotidiano quali primi garanti e custodi delle libertà e dei diritti».

I crinali di intervento sono chiari. «Li abbiamo indicati – conclude – alla ministra Cartabia in modo unanime nell’ultima sessione romana del congresso forense. Occorre una sorta di rinascimento giudiziario da realizzare con il contributo di tutte le forze in campo. Soltanto così saremo in grado di lavorare meglio, aumentare le nostre soddisfazioni professionali ed al contempo continuare a garantire prestazioni di qualità di cittadini».

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