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Accusati, lapidati e poi assolti: l’elenco dei politici rovinati dalla gogna

Centinaia sono i politici costretti a deporre le “armi” della partecipazione diretta per fare i conti con una giustizia a volte lenta e ingiusta.
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Poltrone che scottano e vite distrutte. Non esiste una sola regione in Italia che non abbia avuto, almeno una volta, un presidente indagato. Se ne contano oltre 60, negli anni, e a volte a qualcuno è toccato anche varcare le porte del carcere. E centinaia sono i politici, di ogni ordine e grado, costretti a deporre le “armi” della partecipazione diretta per fare i conti con una giustizia a volte lenta e ingiusta.

Il caso Caridi

L’ultimo caso in ordine di tempo è quello dell’ex senatore di Forza Italia Antonio Caridi, assolto dopo cinque anni perché il fatto non sussiste. L’ex politico – perché di politica non ne vuole più sapere nulla – era imputato nel processo “Gotha” assieme ad altre 29 persone. Un processo che si è concluso con 15 condanne e 15 assoluzioni (11 delle quali richieste dall’accusa) e che ha registrato anche la condanna a 25 anni dell’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, considerato alla testa della cupola di invisibili che avrebbe governato la città per decenni. Per l’accusa Caridi avrebbe «agevolato» la ‘ ndrangheta «mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico», sfruttando tutte le cariche rivestite, dal Consiglio comunale al Senato. Da qui la richiesta d’arresto, che arrivò al Senato a luglio 2016 come un fulmine a ciel sereno.

La giunta per le immunità, il 3 agosto, diede il via libera, dopo due giorni di discussione. Il giorno successivo, in un’aula straordinariamente piena, 154 senatori dissero sì al suo arresto, contro 110 contrari e 12 astenuti. Caridi lasciò Palazzo Madama in lacrime, consegnandosi a Rebibbia e attendendo un anno e mezzo prima di tornare a casa. Un anno e mezzo vissuto in celle da incubo, in attesa di conoscere la sua sorte. Per i giudici che lo hanno scarcerato arrestarlo fu un errore. Avrebbe potuto attendere il processo da uomo libero, ma così non è stato. E ciò nonostante le accuse a suo carico, per il tribunale di Reggio Calabria, fossero infondate.

ANTONIO BASSOLINO

Per Antonio Bassolino mai una condanna

I casi eclatanti non mancano, come quello dell’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, costretto a 27 anni di processi, con nove assoluzioni e nemmeno una condanna. Isolato dalla politica, emarginato dal proprio partito, quasi come fosse radioattivo. Le prime indagini a suo carico risalgono a quando era sindaco, ovvero al 1993. Almeno cinque o sei inchieste si sono sono chiuse con archiviazioni, per il resto ci sono i 19 processi dai quali è uscito assolto e che lo hanno costretto a passare gli ultimi 20 anni a difendersi per il lavoro svolto come governatore della Campania.

Ci sono anche Vasco Errani e Mario Oliverio

Ma la serie è lunga. Tra gli imputati eccellenti c’è Vasco Errani, ex governatore della Toscana, assolto dall’accusa di falso ideologico perché il fatto non sussiste, dopo un calvario lungo 7 anni.

In Calabria, dove a finire sotto indagine sono stati gli ultimi cinque governatori, c’è Mario Oliverio, assolto a gennaio scorso dall’accusa di corruzione e abuso d’ufficio, avanzata dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta “Lande desolate”. Un’inchiesta, quella del 2018, che costrinse l’allora presidente della Regione a tre mesi di “confino” forzato nella sua casa di San Giovanni in Fiore. Ma non solo: proprio a causa di quell’indagine Oliverio fu costretto a rinunciare alla sua ricandidatura, su pressione della segreteria romana del Pd, che per evitare imbarazzi decise di metterlo fuori gioco, decretando, di fatto, la vittoria del centrodestra. «Due anni di gogna mediatica», commentò dopo la decisione del gup.

MARIO OLIVERIO EX PRESIDENTE REGIONE CALABRIA

A febbraio è arrivata, dopo otto anni, l’assoluzione piena per 13 ex consiglieri regionali del Lazio, per fatti che risalgono al periodo compreso tra il 2010 e il 2013. Tra loro anche l’attuale senatore del Pd, Bruno Astorre. «Che vita è se per un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio ci si deve dimettere?», aveva dichiarato ricordando la gogna subita, i titoli dei giornali e le accuse degli avversari politici.

L’ex sindaco di Lodi

I più forti, quelli con la copertura mediatica maggiore, magari resistono alla valanga di fango dopo l’iscrizione sul registro degli indagati e durante i processi. Altri, invece, decidono di deporre le armi, a volte definitivamente. Come Simone Uggetti, l’ex sindaco del Pd di Lodi, colui che è riuscito nel miracolo di far scusare Luigi Di Maio per la gogna subita: il politico è stato assolto nei mesi scorsi dall’accusa di turbativa d’asta, dopo cinque anni lunghissimi. Anni in cui la sua vita è cambiata radicalmente, in cui «mi sono dovuto reinventare» e fare i conti continuamente con odio e rancore.

Uggetti era stato arrestato nel 2016, dopo la denuncia di una dipendente comunale, che lo accusava di aver interferito illecitamente nella redazione di un bando da 4mila euro per la gestione estiva delle piscine comunali. La questione fu soprattutto politica: i grillini si lanciarono subito sul caso, per colpire soprattutto Matteo Renzi, all’epoca ancora segretario del Pd e presidente del Consiglio. E la gogna grillina era stata esasperante: quasi nessuno, tra i big, si era sottratto al gioco del tiro al bersaglio. L’elenco, dunque, è lungo. E la sensazione è che sia destinato ad allungarsi.

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