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Renzi alla carica: “Ermini? Eletto con lo stesso sistema che oggi contesta…”

Il leader di Iv non risparmia nessuno e riaffonda la spada contro Palazzo dei Marescialli: «Questo Csm doveva andare a casa il primo giorno dello scandalo»
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Cavaliere “Controcorrente”, principe della parola tagliente, rottamatore di professione. In due parole: Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non risparmia nessuno ed errando nell’Italia rovente affonda la spada ovunque si volga. Con l’ultima stilettata offerta ai microfoni dei giornalisti che punta dritto alla testa del Csm. Il cui vicepresidente David Ermini, dice Renzi, «è stato eletto attraverso quelle cene che oggi contesta».

«È ipocrita scagliarsi contro un sistema quando quel sistema ti ha eletto. L’elezione di Ermini è figlia di un accordo tra Palamara, Lotti e Ferri, qualcuno mi può smentire?», incalza il senatore. Che un giorno si trova a Viareggio per presentare il suo ultimo libro (“Controcorrente”, appunto), e l’altro chissà. Ma il canovaccio, nei mesi più caldi per Palazzo dei Marescialli, non cambia: «Questo Csm doveva andare a casa il primo giorno dello scandalo». Lo scandalo Palamara, s’intende, appena archiviato con la rimozione definitiva dell’ormai ex magistrato. «Utilizziamo le elezioni del Csm del 2022 – dice Renzi – per chiudere una parentesi trentennale, quella che io chiamo la Guerra dei 30 anni, in cui la politica si è fatta commissariare dalla magistratura e la magistratura si è fatta un po’ troppo influenzare dalla politica». «Le cose nella giustizia non funzionano. Nella mia vicenda personale ci sono cose che messe in fila sorprendono e mettono i brividi. Ma quello che è successo a me è un campanello d’allarme: non è un problema mio, è un problema del Paese», ribadisce l’ex premier che annunciando il suo appoggio ai referendum della giustizia aveva già lamentato: «Da boy-scout di provincia mi hanno fatto diventare un gangster internazionale».

Ma i pm non sono certo i soli nemici giurati del Renzi in grande spolvero. Ché ovunque di giustizia si parli il richiamo all’ex guardisigilli è fatale: «Non ho niente contro Bonafede – riattacca – ma considero un onore averlo tolto dal ministero: aveva una brillante carriera come deejay, perché interromperla per fare l’uomo di legge? Fa meno danni con la musica che con la giustizia. La riforma Cartabia è un primo passo. Ma il primo passo non ti porta dove vuoi, ti toglie da dove sei». E ancora: «Rivendico il fatto di aver cambiato opinione sui 5 stelle, quando si trattava di mandare a casa Salvini, e di aver fatto l’accordo con i grillini: anche se ho ancora il mal di pancia per questo». Direte, è finita? Ebbene no, dall’hotel Principe di Piemonte il leader di Iv ne ha anche per un ex alleato: «Il ministro Andrea Orlando per anni ha detto che non ero di sinistra, salvo poi prendere in Puglia chi come Emiliano sdogana Casa Pound». «Orlando – chiosa Renzi – era colui che diceva che non sarebbe mai andato al governo con la Lega, neanche con Superman. E invece è arrivato Draghi, che è bravo ma non è certo Superman, ed è bastato un posto da ministro per prendere e accettare». Ora sì. Da Viareggio è tutto.

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