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Biagioni: «Impossibile sanzionare i lavoratori sprovvisti di green pass». Parola di giuslavorista

Intervista alla presidente dell'Agi, Avvocati giuslavoristi italiani: «Nessuna legge, attualmente, prevede tale possibilità»
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«Sanzionare i lavoratori sprovvisti di green pass è impossibile: nessuna legge, attualmente, lo prevede». A dirlo al Dubbio è Tatiana Biagioni, presidente dell’Agi, Avvocati giuslavoristi italiani.

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha definito inaccettabili le sanzioni ai lavoratori non muniti di green pass. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo sul fatto che non sia possibile fare sanzioni disciplinari e lo dico con molta serenità. Di fatto c’è una riserva di legge, scandita dalla Costituzione, sulla possibilità di imporre trattamenti sanitari. Ma può farlo solo il legislatore e attualmente non c’è una norma in tal senso, tranne che in alcuni casi, come per le professioni sanitarie e per i lavoratori della scuola. È chiaro che chi governa il Paese deve prendersi delle responsabilità: non si può lasciare al singolo individuo l’onere di fare contestazioni disciplinari su un obbligo che non esiste da un punto di vista giuridico. Sono totalmente favorevole ai vaccini, ma bisogna procedere per gradi.

Per accedere ad alcuni luoghi il green pass è già obbligatorio. Tale obbligo, dunque, non potrebbe essere implicito anche per chi in quei luoghi ci lavora?

Bisogna distinguere caso per caso. Non tutti i lavoratori “accolgono” gli utenti, quindi generalizzare è approssimativo. Ci sono situazioni in cui si può mantenere il distanziamento e non è necessario un obbligo vaccinale, e situazioni in cui ciò non è possibile. Quindi è chiaro che bisogna valutare caso per caso e, in ultima analisi, c’è il legislatore. Ma forse andava fatto molto prima. Per mansioni che prevedono il contatto con l’utenza si potrebbe valutare seriamente, in base all’articolo 2087 del codice civile, la possibilità, per il datore di lavoro, di dire al proprio dipendente che è necessario fare il vaccino. Ma se il lavoratore non vuole farlo, sanzionarlo non è comunque possibile, semmai si può pensare ad una sospensione temporanea del rapporto di lavoro e chiaramente, purtroppo, della retribuzione.

In ogni caso, bisogna ricordare che il codice civile impone al datore di lavoro l’obbligo di adottare le misure necessarie per tutelare la salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche in presenza di vaccinazioni, non bisogna mai dimenticare che è necessario mantenere e rispettare alcune regole comportamentali, che sono fondamentali per superare questa fase così difficile, sia per preservare la salute sia per preservare il mondo del lavoro. A ciò bisogna associare un serio piano di comunicazione per permettere a tutti di fare una scelta consapevole in tema vaccinale, perché ancora ci sono molte fake news e molta confusione.

I protocolli di sicurezza sono aggiornati al 2020, in epoca pre-vaccino. Sono sufficienti?

I protocolli andrebbero aggiornati costantemente in una situazione così complessa e senza precedenti come quella attuale. La cosa principale è garantire il distanziamento, che in questo momento viene disatteso su tutto il territorio nazionale. Bisognerebbe far capire a tutti che in questa fase le regole di sicurezza, specie nel mondo del lavoro, sono fondamentali, anche perché in alcuni, seppur sporadici casi, il vaccino non impedisce il contagio.

Imporre un obbligo vaccinale è costituzionalmente semplice?

Non esattamente: la Corte costituzionale potrebbe essere chiamata a decidere se è legittimo imporre a qualcuno un trattamento sanitario. Ci sono comunque in gioco diversi diritti costituzionalmente garantiti. Certamente le cose non diventano più semplici senza prendere una decisione e lasciando in capo ai singoli la scelta sul da farsi. Diventerebbe un far west.

Il fatto di richiedere un tampone, invece, è molto meno attaccabile da questo punto di vista, specie se si parte con una distribuzione a tappeto, anche presso le aziende, perché si chiede di dimostrare che si sta entrando in un luogo di lavoro senza rischiare di contagiare qualcuno. Quando il distanziamento non è possibile, potrebbe essere un punto d’incontro, anche se macchinoso, e problematico, per chi non vuole vedersi imporre un trattamento sanitario e consentirebbe anche al datore di lavoro di garantire la sicurezza dei propri dipendenti.

Ci sono problemi di privacy connessi alla richiesta di un green pass suoi luoghi di lavoro?

Certamente. Il tema della salute è sicuramente uno dei più delicati da questo punto di vista, ma è anche vero che stiamo vivendo un momento di emergenza assoluta. Anche qui servirebbero dei correttivi e delle norme in grado di evitare problematiche di questo genere, un compromesso che consenta di salvaguardare la privacy, ma anche di evitare ulteriori lockdown e blocchi del sistema produttivo. Non ce li possiamo permettere.

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