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Il degrado in cella può causare altri pestaggi rivolte e suicidi

Invece di pensare a difendere i processi eterni, gli episodi di violenza in carcere dovrebbero far riflettere e porre interrogativi sulle reali condizioni del mondo penitenziario e sulle auspicabili alternative alla detenzione
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La riforma Cartabia non potrà mai mettere a rischio i processi, nemmeno quelli dove ci sono gli imputati accusati di tortura come nel caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Se invece si vuole un processo eterno, allora si manca di rispetto sia alle vittime bisognose di giustizia che agli imputati stessi. D’altronde uno Stato di Diritto prevede un giusto processo con tanto di ragionevole durata.

Molte delle cause che ingenerano la violenza possono essere disinnescate prima che degenerino

Se si ha a cuore il problema carcerario, a partire dalle violenze interne, bisogna affrontarlo alla radice. Abbracciare la cultura del sorvegliare e punire non funzionerà mai. Invece di pensare a difendere i processi eterni, gli ennesimi pestaggi in carcere dovrebbero indurre tutti alla riflessione e porre interrogativi su quelle che sono le reali condizioni del mondo della realtà delle carceri e le auspicabili alternative ad esse.

Se si opera in un posto con un clima pesante, con condizioni di degrado notevoli, se si è a contatto con persone che, per come sono costrette a vivere, sono più incattivite, è evidente che quel luogo diventi una pentola a pressione pronto ad esplodere prima o poi. Ma di questo, su queste pagine, se ne è parlato e se ne riparlerà. Molte delle cause che ingenerano la violenza possono essere disinnescate prima che degenerino in atti apertamente ostili. Se le cose saranno lasciate così come stanno, si attende il prossimo pestaggio o magari le prossime rivolte. Un eterno ritorno che fa bene solo ai giornali, compreso il nostro, in cerca di scoop.

Il 31 luglio l’ultimo suicidio a Rebibbia

Uno dei segnali del malessere carcerario attuale sono la frequenza dei suicidi. Il 31 luglio scorso un detenuto di Rebibbia con problemi psichici si è tolto la vita dopo essersi coperto la testa con una busta e aver inalato del gas, proprio nel giorno del suo compleanno.

L’intervento del presidente della Camera penale di Roma

Su questo episodio è intervenuto l’avvocato Vincenzo Comi, presidente della Camera penale di Roma.«Noi avvocati romani viviamo sulla nostra pelle la situazione delle carceri nel Lazio. Le condizioni sono disumane per il sovraffollamento e le strutture sono insufficienti a tutelare le persone malate che vengono abbandonate nelle celle in attesa di quel miraggio delle Rems (residenza per le misure di sicurezza) che, se ha sopito la coscienza di qualcuno, ha solo creato aspettative di un posto che non ci sarà mai!», denuncia l’avvocato Comi.

«A ciò – sottolinea sempre il presidente della Camera penale di Roma – si aggiungono costanti episodi di inconcepibile ritardo nelle iniziative a tutela della salute dei detenuti purtroppo anche frutto di un clima culturale di crescente ostilità per la tutela dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale». Aggiunge: «E non si dica che i problemi negli istituti penitenziari della Regione derivano dall’emergenza sanitaria in atto perché è un’offesa alla nostra intelligenza. Si può privare una persona della propria libertà ma mai della propria dignità».

Infine l’avvocato Comi conclude: «E su questo la Camera penale e la sua Commissione carcere non faranno mai un passo indietro nell’impegno e nelle iniziative di denuncia. Intervenga subito la ministra Cartabia per fermare questa tragedia affinché venga assicurata una adeguata assistenza sanitaria in carcere e ripristinata la legalità della pena».

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