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Mulè: «Rischio di cyberattacchi all’Italia: ma la Difesa è pronta a respingerli»

Il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè dopo l'attacco alla Regione Lazio: «Purtroppo la Pa ha un grandissimo gap da colmare, sia infrastrutturale sia informativo. Ma non si è trattato di un attacco terroristico»
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Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa, spiega che «il rischio di essere colpiti da attacchi cibernetici su scala nazionale è concreto» ma che «il ministero della Difesa dà continuamente prova di saperli respingere», mentre sulla riforma della giustizia appena approvata dalla Camera sottolinea che «la diversa sensibilità da parte di alcune frange del M5S dimostra che in questo paese c’è ancora strada da fare sulla strada dei diritti garantiti della Costituzione».

Sottosegretario Mulè, l’incontro chiarificatore tra Berlusconi e Meloni ha aperto una nuova stagione di dialogo nel centrodestra?

È bene che tra alleati ci si parli e lo si faccia con franchezza, come si fa tra i componenti di una famiglia, in questo caso politica. Le divergenze e le differenze di opinioni sono normali tra partiti diversi che condividono però obiettivi e ideali. Non ci sono assi privilegiati nel centrodestra, ma c’è una colazione che deve marciare compatta. L’incontro che è stato sollecitato e chiesto dal presidente Berlusconi dimostra ancora una volta la sua capacità di mediazione e sintesi dove ci sono divergenze da appianare.

Fratelli d’Italia ha reclamato un trattamento di sfavore da parte della maggioranza, ad esempio sulle nomine Rai. Crede che sia necessario un maggiore coinvolgimento dell’opposizione?

Sulla Rai non si deve guardare alle quote ma al rispetto del pluralismo, che non c’è stato e anzi è stato mortificato nell’esperienza dei governi Conte a scapito dell’opposizione e della verità. Non dimenticheremo mai la violazione del pluralismo avvenuta quando Conte si presentò per parlare in prima serata di ciò che stava accadendo in Turchia e trasformò quello spazio in uno spot per il suo governo. Questo non deve più avvenire, ma la certezza è che gli spazi di cui l’opposizione ha diritto saranno garantiti, sia a livello di informazione che di area culturale Rai. Per farlo ci vogliono persone nei ruoli chiave e per questo Fratelli d’Italia ha diritto di vedere rappresentate le proprie sensibilità all’interno della Rai.

Nella coalizione la Lega è in discesa, Fratelli d’Italia in ascesa e Forza Italia si mantiene stabile come terzo partito. Da questa base di partenza si arriverà a una federazione o a un partito unico?

A costo di sembrare banale dico che mai come ora è l’unità del centrodestra che fa la forza. Al di là delle singole cifre elettorali, i rapporti di forza segnaleranno responsabilità maggiori dei singoli partiti, ma solo nella prospettiva del partito unico immaginato da Berlusconi il centrodestra può immaginare un governo stabile nella prossima legislatura. Con la Lega si può compiere un passo avanti, parlando di federazione, ma questo non significa annacquarsi o diluirsi ma preparare le fondamenta di quel partito unico nel quale si ritroveranno tutte le anime del centrodestra nel prossimo futuro.

La riforma della giustizia ha ottenuto il via libera della Camera. In vista del voto al Senato vi fidate del Movimento 5 Stelle che ha giurato fedeltà a quel testo?

In Senato potranno esserci delle limature rispetto al testo licenziato, che non è la nostra riforma, perché altrimenti avrebbe impronte digitali assolutamente riconoscibili che risiedono nel garantismo e nel principio che chi è indagato non è un colpevole in attesa di giudizio, ma un innocente fino a prova contraria. Purtroppo questo concetto elementare fa ancora fatica a fare breccia in chi vive di giustizialismo, anche se quella stagione è ormai al crepuscolo.

Cosa risponde al Movimento che dice di aver salvato due terzi della legge Bonafede?

Rispondo che questa non è la riforma che abolisce il fine processo mai ma si arriva a un fine processo “quasi” mai ed è un passo avanti verso le decine di migliaia di incarcerati ingiustamente negli ultimi decenni, verso i tantissimi italiani assolti di recente e verso quelli che hanno avuto esperienze giudiziarie che li segneranno a vita. Il fatto che ci sia una diversa sensibilità da parte di alcune frange del M5S dimostra che in questo paese c’è ancora strada da fare sulla strada dei diritti garantiti della Costituzione.

Teme che il semestre bianco possa dar vita a malumori e salti nel buio da parte di alcune forze di maggioranza?

In termini parlamentari, il semestre bianco non può diventare un semestre “in bianco”, perché la stagione di impegni riformatori avviata dal governo Draghi su fisco, Pa e giustizia deve continuare. È assurdo pensare di imporre temi divisivi basati su culture ideologiche, come lo ius soli. Abbiamo obiettivi precisi: immunità di gregge all’ 80 per cento entro settembre, sicurezza nei luoghi di lavoro e nei trasporti e ripartenza economica con il Pil oltre il 5 per cento per una crescita strutturale. Per questo servono la riforma degli ammortizzatori sociali e il sostegno alle imprese. Tutto ciò che arriverà dopo il marzo 2023 camminerà sul terreno preparato in questi mesi e sul quale camminerà la coalizione di centrodestra che vincerà le elezioni.

Nel frattempo siamo in piena campagna elettorale per le Amministrative. Alcune uscite di Michetti e Bernardo potrebbero fare cambiare idea sul vostro sostegno a quei candidati?

Le Amministrative sono a ottobre e quindi in un periodo sufficientemente lontano, anche se avremmo preferito qualche settimana in più per formare un’opinione convinta della gente sui nostri candidati. Eventuali gaffes e scivoloni fanno parte di un campagna elettorale in cui ciò che conta è l’osservazione dell’esistente. I cittadini di Roma, Torino e Milano guardino la loro città per come è ora e diano delle risposte alle loro tante domande. Si vota però in migliaia di Comuni e nella Regione Calabria e molti di noi saranno presenti in prima persona, me compreso ( si candida al Consiglio comunale di Spoleto, ndr) e quindi occorre fare un ragionamento più ampio.

C’è il rischio che l’attacco informatico subito dalla Regione Lazio possa riproporsi anche a livello nazionale?

Il rischio c’è ed è concreto. Tuttavia ho la certezza che tutto l’apparato che ruota attorno al ministero della Difesa sia in sicurezza e dia continuamente prova di saper respingere gli attacchi cibernetici. Purtroppo la Pa ha un grandissimo gap da colmare, sia infrastrutturale sia informativo: siamo esposti a un fuoco in cui le campagne di malware arrivano anche a duecentomila mail in una o due settimane, ma la Difesa è pronta a essere il centro di formazione sia per la stessa Pa che per il settore privato. Sottolineo però che quello subito dal Lazio non è un attacco terroristico, come detto da alcuni, ma un attacco cibernetico al quale il Lazio non era preparato.

 

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