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Spataro: «La riforma Cartabia non favorisce ladri e corrotti»

L'ex procuratore di Torino Armando Spataro
Armando Spataro punta il dito contro chi critica la riforma Cartabia. «La ragionevole durata dei processi è garanzia di credibilità della giustizia».
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«È arrivato il momento di attendere con rispetto l’esito del dibattito parlamentare: i magistrati critici, insieme con gli avvocati, proiettino la loro attenzione sul futuro con fiducia e coraggio, con la certezza che la ragionevole durata dei processi è garanzia di credibilità della giustizia». Il magistrato e giurista Armando Spataro interviene nel dibattito sulla riforma con un intervento che Famiglia Cristiana pubblica nel numero domani in edicola.

Spataro: «La riforma non favorisce ladri, corrotti e criminali»

«È gravemente sbagliato parlare di una riforma che nasce per favorire ladri, corrotti e criminali, ed è inaccettabile affermare che solo il blocco della prescrizione garantirebbe il giusto processo – puntualizza l’ex Procuratore aggiunto di Milano ed ex Procuratore capo di Torino, a lungo impegnato contro terrorismo e mafie – Non è affatto così, poiché proprio tale blocco, sia pure dopo la sentenza di primo grado, determinerebbe un imprevedibile allungamento dei tempi dei processi nei gradi successivi, con compromissione dei diritti di tutti i cittadini che a qualsiasi titolo, imputati e parti offese, ne siano protagonisti. Né si può dimenticare che la ragionevole durata dei processi è diritto imposto dalla nostra Costituzione (art. 111) e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 6)».

«Falso che i processi di mafia vadano al macero»

«Non è neppure accettabile una generalizzata affermazione secondo cui i processi per mafia, terrorismo e per altri reati complessi andrebbero al macero (inclusi alcuni delicati già in corso) per impossibilità di rispettare i termini di improcedibilità previsti, peraltro oggetto di un emendamento che li ha ulteriormente allargati – prosegue Spataro – I rischi certamente esistono ma, al di là delle possibili previste proroghe dei termini, i dibattimenti per questi e altri reati sono notoriamente lunghi e complessi soprattutto in primo grado e non in grado di appello».

«Ne è prova la circostanza che oltre i due terzi di tutte le Corti d’Appello italiane già rispettano i tempi previsti dalla riforma, e ciò a prescindere dalle numerose misure che essa pure prevede e che consentiranno maggiore rapidità a tutti gli uffici giudiziari, in presenza di capacità organizzative e di selezione delle priorità da parte di chi li dirige: assunzione a breve di magistrati e di oltre 20mila nuovi appartenenti al personale amministrativo, creazione dell’ufficio per il processo, ampliamento delle ipotesi di riti alternativi e di cause di non punibilità per particolare tenuità del fatto, digitalizzazione del processo penale e altre ancora».

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