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Malan: «La riforma Cartabia non accorcerà i processi. Avanti con i referendum»

Secondo Lucio Malan, neo senatore di Fratelli d'Italia, il testo della riforma Cartabia «è peggiore di prima». E spiega il suo addio da Forza Italia.
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Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia di recente uscito dalle fila di Forza Italia, spiega che «la vera priorità è dare una risposta ai mille innocenti che vanno in carcere ogni anno» e che «la riforma Cartabia è un compromesso del compromesso che non ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati con l’Ue».

Senatore Malan, cosa continua a non convincere Fratelli d’Italia sulla riforma Cartabia?

Data la consistenza della maggioranza parlamentare non abbiamo margini di manovra ma continuiamo a far valere le nostre ragioni rispetto a una riforma che riteniamo insufficiente perché non affronta i veri temi che sono necessari, a partire dalla velocizzazione dei processi. È giusto introdurre dei limiti dopo la devastante riforma Bonafede, ma bisogna anche fornire gli strumenti necessari per farlo e in questa riforma non ci sono. Il nuovo ufficio del processo ci lascia perplessi perché questo personale, che in ogni caso per legge non dovrebbe scrivere sentenze, potrà essere utile in alcuni casi ma la maggior parte del lavoro è quello della ricerca di sentenze e fonti legislative che ormai si fa tranquillamente al computer. Il punto è scrivere le sentenze e questo lo può fare solo il giudice.

Eppure la ministra della Giustizia è convinta di raggiungere l’obiettivo chiesto dall’Unione europea per ridurre i tempi dei processi. Ci riusciremo?

Abbiamo preso un impegno con l’Europa di ridurre del 40 per cento i tempi del civile e del 25 per cento quelli del penale, ma con questo testo sono obiettivi non raggiungibili. Noi abbiamo proposto di istituire sezioni che si occupino dell’arretrato e ci sarebbero i presupposti per metterle nel Pnrr, tanto che abbiamo proposto un emendamento al decreto Brunetta ma è stato respinto. Anche sulla questione Csm e carceri non ci siamo. Non si possono fare solo decreti svuota carceri, ma occorre trovare forme alternative al carcere e su questo non sono esattamente in linea con il mio partito. Per non parlare poi della questione della responsabilità civile dei magistrati e della separazione delle carriere.

Su questo a dare sostegno alla riforma ci sono i referendum. Crede che saranno uno strumento utile?

La riforma Cartabia dimostra che solo lo strumento referendario, sia direttamente con il voto che indirettamente con la pressione sul Parlamento, può essere quello giusto per dare spinta decisiva a fare ciò che davvero serve e non ciò che è solo compromesso tra forze eterogenee di maggioranza. È normale che si sia raggiunto un accordo tra forze politiche così diverse, ma sarebbe anche normale avere una giustizia giusta e affrontare la priorità dei mille innocenti all’anno che vanno in carcere.

Lei fino a poche settimane fa sosteneva la maggioranza e quindi anche le prime proposte di riforma sulla giustizia. Ritiene che in questo tempo il testo sia peggiorato?

È peggiore di prima perché un mese fa c’era un compromesso già raggiunto con il Movimento 5 Stelle che poi è stato ritrattato. È accaduto perché Conte e la base grillina hanno sconfessato quella linea così si è raggiunto una sorta di “compromesso del compromesso”.

Ma questo non può essere positivo perché sappiamo benissimo che nessuno dei partiti di maggioranza è pienamente soddisfatto.

Lega e Forza Italia però sostengono con forza l’esecutivo e la riforma, e da Berlusconi sono arrivate parole di elogio per Salvini. Fratelli d’Italia rischia di rimanere esclusa dalla coalizione?

Noi come Fratelli d’Italia dobbiamo andare avanti per la nostra strada, tenendo conto delle posizioni di Forza Italia e Lega, che sono alleati stabili e duraturi. Le decisioni che prenderanno quei due partiti sono loro decisioni sulle quali, da ex di Forza Italia, non mi sembra opportuno entrare. Ma la prospettiva sulle prossime Amministrative è forse la migliore di sempre, perché praticamente c’è unitarietà dappertutto. Forse non c’era nemmeno quando eravamo assieme al governo. Per quanto riguarda la strategia delle prossime Politiche mi sembra evidente che Lega e Forza Italia non possano trovare altrove alleati con i quali realizzare i propri programmi se non con Fratelli d’Italia.

Eppure già in passato la coalizione si è divisa nel sostegno a diversi governo, basti pensare a Letta e Monti…

Quei governi stanno lì a dimostrare che quando si fanno esecutivi con la sinistra finisce che prevalgono le posizioni della sinistra. Per qualche ragione strana accade sempre così. Invece con un governo di centrodestra si porta avanti un programma chiaro, ognuno con i propri cavalli di battagli sui quali discutere e trovare una quadra, come sempre accaduto.

Non pensa che questo governo sia più vicino alle posizioni del centrodestra che a quelle del centrosinistra, ad esempio sugli strumenti necessari alla ripresa economica?

Dal governo Conte due, che era il governo delle quattro sinistre, al governo Draghi ci sono sicuramente dei miglioramenti. Ma ci sono anche una serie di cose e aspetti simbolici da sistemare, come ad esempio il riaccreditamento di Arcuri a palazzo Chigi. Ci sono questioni dove c’è molta continuità con il governo Conte e questo non può lasciarci indifferenti.

Lei ha lasciato Forza Italia e la maggioranza per le polemiche sul ddl Zan, che però ora sembra essere stato messo in soffitta. Si è pentito della scelta?

Sono convintissimo della scelta fatta, anche per ciò che è successo nelle settimane successive al mio passaggio. Le motivazioni che mi hanno spinto a quel passo rimangono, comprese quelle sul ddl Zan. Il governo ha dei doveri precisi: di fronte alla nota verbale della segretaria di Stato vaticana ci voleva una risposta formale, così come serviva chiarezza di fronte alle lettere delle altre Chiese che hanno espresso preoccupazioni: il silenzio del governo su questo è stato inaccettabile. In secondo luogo, all’articolo 8 dell’attuale testo ci sono mostruosità contrarie alla legge, come la promozione dell’utero in affitto.

Ho fatto interrogazioni al ministro competente, cioè quello delle Pari opportunità, che non si è nemmeno degnato di rispondere. Per me era impossibile continuare a sostenere queste scelte.

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