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«Trasferimento dei beni già in sede di separazione: un traguardo storico»

La sentenza delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione riconosce l'autonomia delle parti In sede di separazione consensuale e di accordo congiunto di divorzio. Il Cnf: «Ora via all'emendamento sulla negoziazione assistita»
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In sede di separazione consensuale e di accordo congiunto di divorzio è possibile inserire, tra le clausole concordate dalle parti, patti di trasferimento della proprietà di beni mobili ed immobili dei beni patrimoniali, a favore di uno dei coniugi o dei figli, con effetto traslativo immediato. A stabilirlo sono i giudici delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione che con sentenza depositata il 29 luglio 2021 si è pronunciata su un caso di divorzio su domanda congiunta dei coniugi.

Si tratta di una sentenza storica che, a risoluzione di una questione di particolare rilevanza, sancisce un principio di diritto tutt’altro che secondario: la libera espressione della volontà negoziale delle parti laddove questa è espressa nei limiti e secondo le forme di legge. A ragione del fatto che l’accordo raggiunto, si legge nella sentenza, se «inserito nel verbale di udienza redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è stato attestato assume forma di atto pubblico ai sensi e per gli effetti dell’art. 2699 del codice civile, e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce, dopo la sentenza di divorzio», ovvero dopo «l’omologazione che la rende efficace, valido titolo per la trascrizione ex art. 2657 del codice civile».

I vantaggi che ne derivano per il cittadino e per l’avvocato sono molteplici, come sottolinea la legale del foro di Pesaro Annunziata Cerboni Bajardi, membro del comitato esecutivo Ondif (Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia). Dal punto di vista tecnico-giuridico, la sentenza «ha accolto in modo chiaro tutti i motivi individuati della difesa con i quali si è rilevata, in particolare, la violazione e falsa applicazione dell’art.1322 c.c. che consente alle parti di concludere pattuizioni atipiche meritevoli di tutela: su tali accordi, che hanno natura negoziale e che sono espressione dell’autonomia privata delle parti, il giudice della separazione o del divorzio non può esercitare alcun sindacato, fermo restando il rispetto dei limiti imposti dalla legge», spiega l’avvocata Cerboni Bajardi che ha presentato il ricorso, su incarico congiunto degli ex coniugi, con il fine di ottenere l’enunciazione di un principio di diritto.

«La mia battaglia è stata principalmente diretta ad affermare l’autonomia delle parti nell’individuazione e nell’immediato perfezionamento di accordi familiari diretti a stabilire nuovi assetti ed equilibri a tutela di tutti i soggetti ed in particolare di quelli più deboli dal punto di vista patrimoniale ed economico», ribadisce la legale, il cui risultato professionale arriva dopo anni di «duro impegno» a beneficio di tutti gli avvocati familiaristi. «Il differimento nel tempo del trasferimento definitivo dei beni con rinvio all’atto notarile, infatti, oltre a comportare un esborso per la stipulazione di tale ultimo atto, rischia di vanificare il delicato lavoro che normalmente viene svolto per raggiungere gli accordi di composizione del conflitto familiare, in considerazione di eventuali ripensamenti o eventi sopravvenuti», spiega ancora l’avvocata Cerboni Bajardi. Che sottolinea infine «l’importanza che tali accordi siano corredati di completa documentazione e redatti senza tralasciare alcun dettaglio tecnico: sarebbe in questo senso utile la predisposizione di protocolli da parte degli Uffici Giudiziari di intesa con i locali Consigli dell’Ordine degli avvocati».

Ma i motivi di soddisfazione per l’avvocatura non finiscono qui. Per il Consiglio Nazionale Forense questa sentenza rappresenta infatti un «traguardo storico» perché introduce alla possibilità di ottenere un risultato analogo rispetto alla negoziazione assistita nell’ambito della riforma del processo civile. Si tratta di un aspetto previsto in origine nella relazione della Commissione Luiso, poi eliminato nell’emendamento del governo. Ma, come spiega la consigliera del Cnf Daniela Giraudo, la decisione dei giudici di Cassazione rafforza la convinzione della massima istituzione forense di riproporre la questione con rinnovato vigore quando verranno nuovamente discussi gli emendamenti. «Poter gestire questi aspetti in occasione della separazione e ancor di più del divorzio ha grande importanza», sottolinea Giraudo. Sia per ridurre il ricorso al Tribunale, quando possibile, ma soprattutto «nell’interesse del cittadino». Nei cui confronti, conclude Giraudo, l’avvocato assume un’ulteriore responsabilità con la consapevolezza, una volta di più, dell’importanza fondamentale nell’ambito della professione forense di una preparazione sorretta da un’adeguata formazione.

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