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Mascherin: «Mi sono dimesso per il bene del Cnf. Prestipino no, chiedete a lui…»

Le dichiarazioni dell'ex presidente del Cnf. Che commenta anche la riforma della giustizia: «È una via di mezzo dettata da un compromesso politico, ma per ottenere una durata ragionevole del giusto processo serve investire risorse»
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«Non do giudizi sul perché Prestipino ancora non si è dimesso e io invece sì. Dico solo che sono dell’idea che le scelte le valuta solo chi le prende. Io mi sono dimesso pur non avendo avuto una sentenza definitiva: la sentenza di Prestipino è stata data dal Consiglio di Stato, quindi è definitiva, la mia, invece, è emessa dalla Corte d’Appello. Inoltre, la mia non è una sentenza esecutiva perché non c’è costrizione». Lo ha detto all’Adnkronos Andrea Mascherin, l’ex presidente del Consiglio Nazionale Forense, che ieri ha rassegnato le dimissioni per ineleggibilità in seguito alla sentenza della Corte d’Appello, commentando la decisione di Michele Prestipino di non dimettersi, dopo che il Consiglio di Stato ha rigettato le sue istanze per fermare le sentenze che avevano annullato la sua nomina.
«Io non sono stato – sottolinea Mascherin – costretto a dimettermi, è stata una mia scelta. Come uomo dell’istituzione penso sia stata la scelta più opportuna: un ulteriore anno di attesa per la sentenza definitiva avrebbe creato solo incertezza. Per il bene del Consiglio bisognava togliere quello stato di incertezza in cui sarebbe piombato».

Mascherin ha commentato anche la riforma della giustizia. «Era impossibile fare di più, ma non è una riforma definitiva o risolutiva per il processo penale. Lo sa bene anche il ministro Cartabia. È un compromesso politico dettato dall’arrivare nei tempi per ottenere i soldi del Recovery Plan. Bisognerà rimetterci mano in futuro. Per questo tipo di materie, però, servono riforme che durino per lustri. Non si può cambiare riforma ogni volta che cambia il governo: serve continuità», ha aggiunto. «La riforma di procedura penale serve a poco: la priorità va data agli investimenti economici. Bisogna investire sul personale, sui sistemi informatici, sugli edifici. Prima bisogna mettere i soldi dove serve, poi si possono riformare i codici. Nella riforma ci sono spunti interessanti che devono essere però ampliati, come la valorizzazione dei riti alternativi e una maggior attenzione ai tempi delle indagini preliminari. Per i tempi della prescrizione hanno trovato una soluzione mista non coerente tra la natura procedurale e quella sostanziale dell’istituto. È una via di mezzo dettata da un compromesso politico, ma per ottenere una durata ragionevole del giusto processo serve investire risorse».

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