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Garantire le pari opportunità: la missione politica dell’avvocatura

I comitati istituiti presso tutti gli Ordini territoriali hanno ottenuto al congresso forense, con un documento sottoscritto da 260 delegati, l'impegno dell'Ocf a battersi per il principio di parità
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*Tatiana Biagioni, presidente Cpo dell’Ordine degli avvocati di Milano 

Un passo avanti decisivo per il futuro. Sulle pari opportunità e sull’urgenza, quindi, di dare più centralità a tali temi nell’Ocf e nei rapporti tra l’Organismo e i Comitati Pari opportunità (Cpo) dei Coa, i delegati della sessione ulteriore del congresso nazionale forense di Roma hanno accolto, anche se solo come raccomandazione congressuale, una mozione sottoscritta da oltre 260 avvocate e avvocati. Il messaggio è chiaro: l’organismo politico della nostra avvocatura, cioè l’Ocf, deve essere al passo con i cambiamenti culturali e sociali in atto, oltre che con la normativa nazionale e sovranazionale e, non ultimo, con l’agenda Onu 30. Temi che non possono essere i grandi assenti nel dibattito politico-forense.

Ma facciamo un passo indietro: la mozione stabiliva che fra gli scopi dell’azione politica di Ocf venisse inserita la tutela delle pari opportunità e del principio di eguaglianza sostanziale, oltre a prevedere un dialogo con i Comitati in ordine ai deliberati che verranno assunti. La mozione è stata posta all’attenzione dell’ufficio di presidenza e della commissione di verifica con ben 267 firme di delegati e presidenti Coa di tutti gli Ordini d’Italia (il minimo previsto era 50), a riprova di come la tematica sia finalmente nostro patrimonio comune. La mozione, presentata dai Cpo, oltre ad ampliare gli scopi di Ocf voleva costruire, attraverso il dialogo dei Comitati con l’Organismo, un impulso all’applicazione dei principi delle pari opportunità; un confronto che è il manifesto di un nuovo impegno per una avvocatura sempre più rispettosa delle diversità. L’avvocatura, infatti, grazie al supporto dei Cpo può e deve continuare a lavorare con professionalità e competenza per promuovere le pari opportunità al suo interno e al momento stesso contribuire alla crescita dell’Italia in relazione a questi temi, quindi veicolare l’attuazione di questi principi nel nostro paese ed essere da traino per un progresso culturale non più rinviabile. Abbiamo le competenze, la forza, la capacità di affrontare tali tematiche sia dal punto di vista professionale – anche nell’ottica della creazione di nuovi orizzonti lavorativi, pensiamo agli ambiti pluridisciplinari di applicazione del diritto antidiscriminatorio e dell’esercizio della corrispondente tutela – sia dal punto di vista politico e sociale, nella consapevolezza che l’avvocatura può e deve essere da esempio sia per le altre professioni, che per la società.

Proprio in questo momento – nel quale ingenti risorse dovranno essere gestite dal nostro paese anche per la promozione delle pari opportunità – l’avvocatura deve intervenire e vigilare affinché i progetti siano efficaci e garantiscano l’effettivo passo in avanti che da anni attendiamo. Le regole congressuali hanno convertito la mozione statutaria, non affrontabile in sede di sessione ulteriore, in una raccomandazione che comunque costituisce per i Comitati pari opportunità motivo di vanto e soddisfazione, in quanto impulso all’applicazione dei principi delle pari opportunità e al confronto – anche con le singole realtà territoriali – come manifesto di un nuovo impegno per una avvocatura in grado di dare voce concreta al nostro ruolo sociale, avviando un cammino che permetta quello sviluppo nel rispetto delle diversità non più rinviabile. Celebrato il congresso, si ricomincia a lavorare affinché si inserisca definitivamente nello statuto dell’Organismo congressuale forense la promozione della tutela e del rispetto del generale principio di parità e uguaglianza sostanziale.

L’obiettivo, è bene sottolinearlo, è sovraintendere non solo alle questioni legate al genere – che rimane la forma di discriminazione più radicata e diffusa se non altro perché riguarda la maggioranza della nostra popolazione (anche professionale!) – ma anche quelle legate agli altri fattori di rischio: età, giovani e anziani, disabilità (pensiamo alle barriere architettoniche ancora presenti nei nostri palazzi di giustizia che ne rendono difficile se non impossibile l’accesso), orientamento sessuale, appartenenza religiosa, razza ed etnia. L’Organismo congressuale forense conoscerà così attraverso i Cpo realtà territoriali che vivono situazioni estremamente diverse. Ciò permetterà di calibrare politiche attive con attenzione alle differenze presenti all’interno del territorio italiano. Allo stesso modo l’avvocatura, tramite i Comitati, guarderà al suo interno lavorando sul rispetto delle pari opportunità in relazione a tutti i fattori di rischio, costituendo esempio per la società, esempio per tutte le professioni, esempio per il mondo del lavoro, al fine di dare voce concreta al ruolo sociale che riveste.La strada è segnata!

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