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L’Avvocatura dello Stato: «Censurate il libro di Luca Palamara»

A Perugia durante l'udienza preliminare nei confronti di Luca Palamara. L'Avvocatura dello Stato ha chiesto la censura del libro ' Il Sistema'
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Ancora colpi di scena a Perugia durante l’udienza preliminare nei confronti di Luca Palamara. L’Avvocatura dello Stato ha chiesto ieri la censura del libro ‘ Il Sistema’ scritto dall’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati insieme al direttore di Libero Alessandro Sallusti. «La richiesta dei pm di Perugia conferma che non ho mai commesso un atto contrario ai doveri di ufficio e che l’originaria accusa di aver preso 40.000 euro per la Procura di Gela è caduta. Sono certo di chiarire già alla prossima udienza del 19 luglio i residui fatti che mi vengono contestati, dimostrando di non aver ricevuto pagamenti e utilità. Sono turbato dalla richiesta di censura del libro da parte dei rappresentanti dell’avvocatura dello Stato: vogliono forse silenziarmi?», ha commentato a margine l’ex presidente dell’Anm.

Il procuratore Raffaele Cantone ha chiesto la condanna ad otto mesi per l’ex procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, accusato di rivelazione del segreto, che aveva optato per l’abbreviato, ed il rinvio a giudizio per Palamara e per l’amica Adele Attisani. La decisione è attesa entro la fine del mese.

Le accuse nei confronti di Palamara hanno subito nel tempo diverse modifiche. Cinque per la precisione . Quando l’indagine esplose, a maggio del 2019, a Palamara venne contestata la ‘ corruzione propria per atto contrario’, articolo 319 codice penale, per avere ricevuto 40mila euro per la nomina del pm Giancarlo Longo a procuratore di Gela, e la ‘ corruzione in atti giudiziari’, articolo 319 ter codice penale, per avere ricevuto dal faccendiere Fabrizio Centofanti e dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore un anello del valore di 2mila euro, viaggi e vacanze.

La Procura generale della Cassazione, il ministro della Giustizia ed Consiglio superiore della magistratura fecero proprie le accuse dei pm di Perugia, contestando a Palamara gli stessi fatti e sospendendolo dalle funzioni e dallo stipendio nel giro di un mese. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ad aprile 2020 e nella richiesta di rinvio a giudizio, si cambiò registro. Scomparve il 319 e pure il 319 ter e compare il 318 del codice penale, ‘ corruzione per l’esercizio della funzione’.

Sparirono anche i 40mila euro per la nomina di Longo e l’anello. Nel senso letterale del termine, perché non risulta alcuna richiesta di archiviazione per questi fatti che avevano suscitato clamore mediatico nel cautelare disciplinare. A Palamara si contestarono viaggi e vacanze e lavori edili mai pagati eseguiti non a casa sua, ma a casa dell’amica Attisani. Queste utilità Palamara le avrebbe ricevute “per l’esercizio delle funzioni svolte”, da Centofanti.

Sparirono, infatti, anche Amara e Calafiore i quali, a maggio 2019, erano il motore della corruzione, essendo Centofanti solo un intermediario. Alla prima udienza preliminare, a novembre 2020, si cambiò ancora. Rimase la corruzione per l’esercizio della funzione, ma si specificò che le utilità Palamara le avrebbe ricevute quale “membro” del Csm “per l’esercizio delle funzioni svolte all’interno di tale organo quali, fra le altre, nomine di dirigenti degli uffici e procedimenti disciplinari”.

Lo scorso febbraio si cambiò per tornare al passato. Vennero contestati insieme, per non sbagliare ancora e per non farsi mancare nulla, gli articoli 318, 319 e 319 ter. Le utilità rimasero viaggi e vacanze e ristrutturazioni ( non si riesumano i 40mila euro della nomina di Longo e l’anello da 2mila euro), ricevute da Palamara “prima quale sostituto della Procura di Roma ed esponente di spicco dell’Anm fino al settembre 2014, successivamente quale componente del Csm” per una congerie di “attività” che vanno dall’acquisizione di “informazioni riservate”, non meglio indicate, sui “procedimenti in corso” a Roma e a Messina su Centofanti ma anche su Amara e Calafiore ( che però non sono imputati) e per la disponibilità ad influenzare le nomine del Csm ( ritorna il nome di Longo ma non i 40mila euro) e i procedimenti disciplinari ( ritorna quello del pm Marco Bisogni citato nel decreto di perquisizione del maggio 2019 anche se non nei capi di imputazione).

Con atto fuori udienza della scorsa settimana, e si arriva all’ultima modifica, i pm umbri “viste le dichiarazioni di Centofanti” che evidentemente ritengono “prevalenti” su quelle fatte da Amara nel febbraio 2021 e che avevano determinato la quarta modifica, modificano dunque per la quinta volta le imputazioni, ritornando all’ipotesi meno lieve della corruzione per l’esercizio della funzione. In particolare, l’esercizio della funzione sarebbe stato posto in essere consentendo a Centofanti di “partecipare ad incontri pubblici e riservati cui presenziavano magistrati e consiglieri del Csm… nei quali si pianificavano nomine” .. manifestando Palamara disponibilità ad acquisire “informazioni anche riservate sui procedimenti in corso a Roma e Messina che coinvolgevano Centofanti, Amara e Calafiore” ed infine “per la disponibilità del Palamara di accogliere richieste del Centofanti finalizzate ad influenzare … nomine del Csm e decisioni della sezione disciplinare”.

 

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