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«Vacciniamoci per noi e per la nostra comunità. Ottima l’idea del green pass per entrare in autobus e bar»

Fabrizio Pregliasco, virologo e presidente Anpas, spiega che «come in Francia potrebbe esserci uno step preliminare, rispetto all’obbligo, per vaccinare dando dei bonus a chi lo fa, ad esempio permettendo solo a queste persone di accedere a determinati servizi».
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Fabrizio Pregliasco, virologo e presidente Anpas, spiega che «come in Francia potrebbe esserci uno step preliminare, rispetto all’obbligo, per vaccinare dando dei bonus a chi lo fa, ad esempio permettendo solo a queste persone di accedere a determinati servizi».

Professor Pregliasco, si torna a parlare di obbligo vaccinale. È d’accordo?

Dal punto di vista della sanità pubblica è il sistema più semplice ed è quello che purtroppo si è dovuto tristemente usare anche per gli operatori sanitari. Dico tristemente perché avere dei sanitari che non si vaccinano è una sconfitta per tutto il sistema. È incomprensibile, perché la vaccinazione ha un’importanza fondamentale in termini di solidarietà e di vantaggio sociale complessivo.

Dunque vaccinarsi è più importante della libera scelta?

La variante delta dimostra che non ci libereremo facilmente del virus e vediamo la differenza netta tra paesi vaccinati e non vaccinati. Basta vedere il confronto tra Inghilterra e Russia, dove la variante delta sta crescendo di pari passo: da una parte non uccide quasi nessuno, dall’altra sì.

Perché molti over 60 non si vogliono ancora vaccinare?

Con gli hub siamo riusciti a vaccinare velocemente tutti quelli che si volevano vaccinare. Chi è rimasto indietro è un piccolo numero dei no vax più i “Nì vax” cioè chi magari ha avuto il covid e ha gli anticorpi e si vaccinerebbe anche ma preferisce aspettare.

Sono loro che ci preoccupano perché quelli che vivono lontani da un centro vaccinale in qualche modo si recuperano con il porta a porta, ma con gli scettici è più difficile.

Quindi è auspicabile un sistema simile a quello adottato dal presidente francese Macron anche in Italia?

Credo che come in Francia potrebbe esserci uno step preliminare, rispetto all’obbligo, per vaccinare dando dei bonus a chi lo fa, ad esempio permettendo solo a queste persone di accedere a determinati servizi. Serve un bel green pass per fare delle cose, come andare al ristorante o prendere l’autobus. Credo che questo sia un elemento che possa portare più persone verso la vaccinazione.

Oltralpe ha portato a un milione di prenotazioni in un giorno. Funzionerà anche qui?

Il green pass dimostra la responsabilità del singolo al di là della privacy. Dico pubblicamente che sono vaccinato e lo faccio per me, la mia famiglia e la comunità. Mi vaccino e lo dimostro orgogliosamente. Gli over 60 rimasti indietro sono quelli che dobbiamo andare a cercare. I giovani lo fanno per solidarietà, ma gli anziani devono vaccinarsi per non rischiare e per costare meno alla società.

In questo modo eviteremo un’ondata di variante delta?

L’ondata non riusciremo a evitarla. I giovani assembrati per la vittoria degli europei lo dimostrano e sono quelli che diffondono il virus. Ma le vaccinazioni dovrebbero comunque metterci al riparo dall’aumento di ricoveri e decessi.

Servirà una terza dose in autunno?

Non credo. Per ora Fda e Ema dicono che non ci sono dati per giustificare una terza dose. In prospettiva dovremo ragionare se farla ad esempio agli immunodepressi, ma non è questo il momento. Ora dobbiamo completare il primo giro vaccinando quante più persone possibili.

 

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