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«Con Draghi fino al 2023, ma se finisse prima il lavoro potrebbe andare al Colle»

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Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato in quota Lega, spiega che «la riforma della giustizia perde ogni giorno un pezzettino» e che «Draghi dve continuare a governare fino a che i progetti del Recovery non sono stati completati».

Senatore Calderoli, Salvini ha ipotizzato un Draghi al governo addirittura fino al 2024. È un’ipotesi credibile?

Noi siamo siamo andati al governo per fare una serie di cose e lo stesso vale per Draghi. D’altronde questo è il motivo per cui Mattarella gli ha dato l’incarico. E sono tutti obiettivi non differibili rispetto all’epidemia e alla gestione del Recovery plan, come il piano vaccinale e la ripresa del Paese. Fintanto che non si è completato tutto questo Draghi deve andare avanti e questo è il senso della nostra richiesta di proseguire fino al 2023. Ci aspetta un periodo entusiasmante perché coinciderà con la ripresa, ma il lavoro da fare è ancora tanto. Il post 2023 poi dipenderà solo dalle scelte di Draghi.

Una maggioranza così ampia fatica spesso a trovare una quadra, come sul Ddl Zan. Pensa ci sia ancora spazio per un’intesa?

Ho sempre auspicato che si trovasse un’intesa perché con delle modifiche agli articoli 1, 4 e 7 possiamo arrivare a un buon compromesso. Non vogliamo abolirli ma modificarli, per uscire con un provvedimento che non abbia quei pregiudizi che oggi ha e che soddisferebbe le perplessità che sono state sollevate dal Vaticano. Sono perplesso quando Letta dice di volerne parlare in Parlamento, perché la decisione di portare il testo in Aula senza relatore toglie spazio al dibattito. Se qualcuno vuole parlarne in Parlamento, che si lasci lavorare l’Aula. Il Pd invece sta facendo una ghigliottina tranciando la parte prevista per l’esame di tutti i provvedimenti e andando in Aula senza relatore. Letta contraddice se stesso.

Dopo la difesa degli agenti di polizia penitenziaria Salvini ha anche detto che chi ha sbagliato sui fatti di S.M. Capua Vetere deve pagare.

Polemica chiusa?Io francamente alle polemiche credo poco, credo ai fatti. Siamo di fronte a un episodio che riguarda il comportamento di singoli e chi ha sbagliato paga. Se ha la divisa a maggior ragione è necessario che paghi chi ha sbagliato e se ha sbagliato. Ma non si può afre di tutta l’erba un fascio: se uno investe una persona, non possiamo prendercela con tutti gli automobilisti.

Sui referendum sulla giustizia il Pd dice che finiranno solo per far perdere tempo a una riforma che invece sta per arrivare sul tavolo del governo. È così?

Mi viene da ridere rispetto alle considerazioni del Pd. Io di tentativi di riformare la giustizia ne ho visti tanti, ma pochi sono andati in porto e alcuni sono stati addirittura peggiorati dopo il dibattito. Mi permetta di fare i migliori auguri e rinnovare la mia stima nei confronti della ministra Cartabia, che so essere di un’integrità assoluta e convinta della sua riforma. Vedo però che questa riforma ogni giorno perde un pezzettino, a forza di parlare con tutti. Un po’ come la legge Vassalli quando si arrivò a un accordo peggiorativo sulla responsabilità diretta dei magistrati dopo che con un referendum il popolo si era espresso in modo chiaro. Dopo tanta pazienza se la democrazia rappresentativa non riesce a esprimersi è bene rivolgersi alla democrazia diretta attraverso i referendum. Poi si può essere favorevoli o contrari ma il popolo deve potersi esprimere.

Crede che il dibattito nei Cinque Stelle possa rallentare la riforma della giustizia e il lavoro del Parlamento?

Alle diatribe interne agli altri partiti non sono molto interessato, mi preoccupano di più la richiesta di lavoro e i vaccini rispetto alle beghe tra Grillo e Conte. Non penso ci potrà essere un riflesso sul lavoro del Parlamento perché credo che in questo momento prevalga il fatto che il 15 settembre 2022 scatterà la fatidica pensione e alla fine in qualche modo si troveranno tutti d’accordo.

Anche sulla prescrizione crede che non si arriverò a un accordo?

A livello di prescrizione si è deciso di rinviare di un anno la sua entrata in vigore, alla luce di una riforma del codice penale che si sarebbe dovuta fare. Ma la legge è entrata in vigore e la riforma non si è ancora vista. Prima vedere cammello, poi dare tappeto. Preferisco rivolgermi al popolo.

La Lega è in calo di consensi mentre Fratelli d’Italia è in ascesa, la preoccupa questa sfida interna?

Il primo obiettivo è che la coalizione di centrodestra raggiunga la maggioranza assoluta. Chiunque all’interno della coalizione cresce, fa crescere la coalizione e credo che già ora si possa governare per cinque anni. L’istantanea di questo momento è un dato che potrebbe essere realistico ma noi abbiamo fatto un investimento rispetto alla ripresa del paese. Oggi quei sondaggi riflettono di più la scelta di andare all’opposizione, ma quando si tornerà alla vita normale gli elettori premieranno quei partiti che hanno contributi a sostenere questo sforzo.

Salvini parla di federazione, Berlusconi di partito unico. Chi la spunterà?

Credo che la federazione sia il primo stadio. Vediamo di far partire e funzionare il primo stadio sui contenuti e poi valuteremo senza calcoli elettorali.

Alle Amministrative e in particolare a Milano si arriverà a un nome definitivo entro breve?

Sono sicuro che ci sarà la chiusura del cerchio. Siamo stati presi un po’ dalla foga e non ci siamo resi conto che c’è stato uno spostamento delle elezioni, che non sono state ancora fissate ma che saranno tra fine settembre e inizio ottobre. Nelle elezioni normali si arriva due mesi prima alla definizione del nome in realtà così importanti. Si farà una scelta ragionata e ponderata per ottenere i migliori risultati. Questa fretta è un po’ nella testa dei giornalisti.

È lo stesso Salvini a posticipare di settimana in settimana l’uscita del nome…

La settimana scorsa è uscito quello di Varese che prima non c’era. Le liste saranno depositate a fine agosto nella migliore delle ipotesi, ora siamo all’inizio di luglio quindi c’è ancora tempo.

Crede che una maggioranza così ampia favorirà o sfavorirà l’intesa sul nome del prossimo presidente della Repubblica?

Si voterà per il Quirinale all’inizio del 2022. Iniziare a parlare oggi è offensivo nei confronti del presidente in carica e improprio rispetto a qualunque altro nome potrà essere poi eletto o candidato. Nel 2022 avremo idee molto più chiare su quello che ci sarà da fare al governo e poi si deciderà il da farsi.

Se Draghi riuscisse a completare il lavoro entro quel periodo potrebbe essere lui il nome giusto?

Mi auguro che per febbraio abbia finito. Ma credo che gli investimenti che noi dovremo realizzare con il Recovery abbiano una tale dimensione che non si potranno realizzare nel tempo di un anno. Tutto è possibile ma non credo che a inizio 2022 il lavoro di Draghi sarà finito.

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