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Il Movimento 5Stelle a un passo dalla scissione

Con l'ex premier si schierano Crimi, Patuanelli, Taverna e Licheri, il fondatore gode ancora del sostegno di Di Maio, Fico e Crippa
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Beppe Grillo minaccia di ritorsioni Vito Crimi, che si rifiuta di indire le elezioni su Rousseau schierandosi con Giuseppe Conte, che annuncia l’intenzione di proseguire con un nuovo progetto politico. Benvenuti alla fiera del Movimento 5 Stelle. O a quel che ne resta dopo le botte da orbi che da giorni volano da in ogni direzione. Così, di quel partito nato nel 2009 dall’intuizione di un comico e un imprenditore non restano che macerie. Per la scissione tra “contiani” e “lealisti grillini” non resta che aspettare qualche giorno. Qualcuno è convinto che “Insieme”, il nome del partito che già nei mesi scorsi veniva associato a Conte, sia già pronto. Ma nomi e simboli a parte, la frattura è di certo insanabile. Ed è nei fatti. In quegli stessi fatti che fanno dire al fondatore in un video pomeridiano: «Io ho reagito come dovevo, col mio cuore, la mia anima e la mia intelligenza. Non da padre padrone ma da papà, ho fatto cose straordinarie, come la traversata delllo Stretto a nuoto, ricordo a chi oggi mi sta disprezzando». Grillo sente il dovere di spiegarsi e di ricordare amaramente a chi oggi lo disprezza dopo averlo osannato e santificato per anni che senza lui i vari Crimi, Patuanelli, Taverna non si sarebbero mai potuti sognare di diventare ministri, capi politici e nemmeno parlamentari “semplici”. L’elevato è costretto a scendere sulla terra e vedere il suo sogno sgretolarsi, per l’arrivo dello tsunami Conte e per un’infinità di suoi errori commessi e pepretati negli anni senza battere ciglio. Ora arriva il conto ed è talmente salato che più di un dirigente pensa di tagliare la testa al toro e sfiduciare il garante, come previsto da un articoletto dimenticato presente sullo Statuto pentastellato. Il parricidio, del resto, non può essere che violento.

E tra Camera e Senato parte la conta. Le truppe si studiano e si confrontano. Il partito di Conte, dicono, è già una corazzata: a Palazzo Madama ci sarebbe già l’ 80 per cento dei 75 senatori pronti a lasciare, alla Camera il 50 per cento. In totale: tra i 120 e i 140 parlamentari, fa filtrare chi ha il pallottoliere in mano. Sempre che abbia fatto bene i calcoli e non si ritrovi come un pugno di mosche in mano, come già accaduto all’indomani della fine del Conte due, quando Rocco Casalino faceva circolare numeri esageratamente lusinghieri sul possibile reincarico all’avvocato. Tra i colonnelli dell’ex premier figurano però di certo esponenti di peso del M5S. Oltre ai già ctati Crimi, Taverna e Patuanelli, dalla parte di Conte troviamo l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, quello della Giustiza Alfonso Bonafede, il capogruppo al Senato Ettore Licheri e il suo predecessore Gianluca Licheri. Al fianco del fondatore restebbero altri pesi massimi: Luigi Di Maio, Roberto Fico, il capogruppo alla Camera Davide Crippa. Il ministro degli Esteri, impegnato al G20, non ci sta però a farsi trascinare nel gioco delle tifoserie e in serata dal suo staff arriva una smentita a ogni ricostruzione giornalistica.

Ma ci sarà tempo per conoscere le “formazioni”. Intanto bisogna provare a tirare le somme di una giornata piena di colpi di scena e botta e risposta al vetriolo che nessuno dei protagonisti scorderà facilmente. Al mattino ci pensa il reggente ad aprire le danze, con un post “disobbediente” su Facebook per annunciare il suo rifiuto a indire la consultazine online per l’elezione del comitato direttivo decisa dal garante il giorno prima. Apriti cielo: l’ira dell’elevato si abbatte su una delle sue creature, sul suo «Vito», come una furia. «Ti invito, ad autorizzare, entro e non oltre le prossime 24 ore, la Piattaforma Rousseau al trattamento dei dati, come espressamente consentito dal provvedimento del garante della privacy e come rientrante nei poteri del titolare del trattamento», scrive Grillo sui social, censurando prontamente l’atto di insubordinazione. «Nel caso, invece, in cui decidessi di utilizzare subito la nuova piattaforma, sarai ritenuto direttamente e personalmente responsabile per ogni conseguenza dannosa dovesse occorrere al MoVimento ( azioni di annullamento voto, azioni risarcitorie …) per le scelte contrarie allo statuto dovessi operare», conclude minaccioso il fondatore.

Le ostilità sono formalmente aperte. Chi se la senta si schiera. E chi trova un coraggio inedito sfida apertamente Grillo. Come fa Roberta Lombardi: «Non posso prestarmi a quest’operazione di imposizione dall’alto», scrive anche lei su Facebook, bocciando il «dietrofront inspiegabile» del garante su Conte e minacciando a sua volte le «dimissioni con effetto immediato da membro del Comitato di Garanzia» e dal partito in generale.

Scatta la girandola di dichiarazioni, ognuno indossa una casaccca, finche non arriva il nuovo video in cui Grillo prova a dare la sua versione dei fatti della «trattativa» con l’ex premier.

«Ci siamo visti insieme al Forum e abbiamo dato incarico a Conte, avevamo bisogno di lui: noi siamo un movimento, era giusto individuare una persona che lo cambiasse era concordato. Del resto questo è un Movimento che permette a un prof di diventare presidente del Consiglio, questo lo abbiamo fatto noi», racconta il comico, che dopo quell’incontro, sostiene di non aver visto più per molto tempo l’aspirante capo politico. Sparito, fino alla presentazione delle bozze dello Statuto. «Ho solo chiesto la garanzia di avere le condizioni, la struttura del garante identica allo statuto che c’è adesso. Non ho chiesto altro», giura Grillo. «Sono venuto giù a fare qualche battuta e lui ( Conte, ndr) magari si è offeso, non lo so. Sono battute ed è forse la mia disgrazia, i miei effetti collaterali». Il giorno dopo «mi fece una telefonata tempestosa dicendomi: “Io non ti risponderò più, ti risponderò in conferenza stampa”».

Ma la ricostruzione dell’elevato non va affatto giù all’ex presidente del Consiglio, che a stretto giro replica: «Io ho sempre rispettato e continuerò a rispettare Beppe Grillo, gli chiedo solo di non dire falsità sul mio conto e sul mio operato», ribatte Conte. «Io e Grillo abbiamo una fittissima corrispondenza documentale, se lui mi autorizza sono disposto a pubblicarla perché agisco sempre in trasparenza. Grillo ha chiesto più che una diarchia politica», insiste, definendo «medievale» lo Statuto che il fondatore avrebbe voluto tenere in vita. Infine la bomba sul suo futuro politico: «C’è tanto sostegno dai cittadini, abbiamo fatto un progetto politico, ho lavorato 4 mesi. Evidentemente non lo voglio tenere nel cassetto, perché non può essere la contrarietà di una singola persona a fermare questa proposta politica che ritengo ambiziosa e utile anche per il Paese». La notizia piomba tra i parlamentari riuniti in assemblea. Dove l’ex ministro Spadafora, definendo Conte un buon «premier» ma non un buon «leader», chiede colleghi in uscita: «Andate pure dove volete, ma non avvelenate i pozzi della casa che ci ospita» .

 

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