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Il sindacato Uilpa: «Il body-cam per evitare mattanze nelle carceri»

Il segretario della Uil pol pen, Gennarino De Fazio, all’indomani delle 52 misure cautelari sui presunti pestaggi a Santa Maria Capua Vetere, chiede l’utilizzo della tecnologia già approvata nel 2018
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«Riteniamo che non sia più rinviabile dotare il Corpo di body- cam al fine di riprendere ogni fase operativa all’interno delle carceri!». È ciò che chiede il segretario della Uil pol pen Gennarino De Fazio all’indomani delle 52 misure cautelari nei confronti di agenti e funzionari della polizia penitenziaria sulla presunta mattanza avvenuta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. «Lo chiediamo da anni e lo abbiamo sollecitato recentemente nelle occasioni di confronto che abbiamo avuto con la Guardasigilli Cartabia», sottolinea sempre De Fazio.

Grazie al body-cam si abbassano i livelli di aggressività

Il body-cam è un supporto tecnologico che potrebbe creare due effetti: quello di “de-escalation” nell’individuo aggressivo una volta posto di fronte alla telecamera, migliorando nel contempo la sicurezza intrinseca degli agenti di polizia che si trovano ad effettuare l’intervento in una simile situazione; ma è anche utile a prevenire episodi di abuso da parte degli agenti penitenziari poiché questa strumentazione genera un abbassamento dei livelli della risposta aggressiva o, peggio ancora, dei pestaggi pianificati come sarebbe accaduto nel carcere campano.

In realtà è già possibile visto che nel 2018 il Dap ha acquisito il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali. Infatti, in quell’anno, sembrava che si fosse arrivato alla messa a punto del sistema di videosorveglianza in mobilità in dotazione al personale della Polizia penitenziaria, ma senza alcuna spiegazione c’è stato uno stop e dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non se n’è parlato più. Il perché non è dato saperlo.

Nel 2018 c’era stato il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali

Eppure il body-cam aveva trovato il parere favorevole non solo di diverse sigle sindacali, ma anche, come già detto, dal Garante per la protezione dei dati personali dopo aver esaminato preliminarmente la documentazione trasmessa dal ministero della Giustizia e dal Dap nell’aprile del 2018. Ricordiamo che a capo del Dap c’era ancora Santi Consolo. Poi con il cambio dei vertici tutto è finito nel dimenticatoio.

Le caratteristiche di questo sistema di video sorveglianza in dotazione degli agenti erano illustrate in una nota dell’ex Direttore generale del personale e delle risorse del Dap, Pietro Buffa, e, più in dettaglio, in un disciplinare denominato “Sistemi di videosorveglianza in mobilità Scout ed Explor”.Il sistema è composto dal sistema Scout (dispositivo veicolare) e dal sistema Explor (dispositivo personale), «allo scopo – scrive l’ex direttore generale del Dap di dotare il Corpo di Polizia Penitenziaria, di uno strumento funzionale a coadiuvare l’operatore nella documentazione delle attività Istituzionali individuate dal disciplinare ed in particolare, nelle attività attinenti l’ordine e sicurezza interna degli Istituti Penitenziari, la sicurezza delle traduzioni e la prevenzione repressione di reati in atto o consumati».

“Scout” è un dispositivo veicolare, “Explor” è in dotazione all’agente

I terminali di videoripresa e registrazione sono costituiti, come accennato, dagli apparati “Scout” ed “Explor”. L’apparato “Scout” è un dispositivo veicolare che permette all’operatore di effettuare la videoripresa attraverso telecamere montate sul mezzo e di trasmettere i filmati, in tempo reale, alla Centrale Operativa competente per lo svolgimento del servizio. Il dispositivo è dotato di telecamera frontale, per la videoripresa delle immagini, e di una batteria integrata, ed è inoltre concepito per l’utilizzo portatile da parte dell’operatore.

L’apparato “Explor “invece, è un dispositivo mobile in dotazione all’operatore di Polizia Penitenziaria, utilizzato come equipaggiamento personale, al fine di fornire all’operatore uno strumento di videoripresa funzionale alla documentazione delle attività svolte, in occasione di particolari circostanze operative.

Le tracce video sono trasmesse in tempo reale alla centrale operativa

Ogni dispositivo “Scout” ed “Explor” è identificabile attraverso un numero seriale. Gli apparati sono in grado di effettuare registrazioni audio-video, che possono avvenire con due modalità: in modalità remoto – che rappresenta la modalità ordinaria di utilizzo – le tracce sono registrate temporaneamente su una memoria interna; in modalità streaming – modalità attivata dall’operatore in occasione di situazioni di possibile interesse dell’autorità giudiziaria o quando ricorrano motivi di ordine e sicurezza – le tracce sono trasmesse in tempo reale alle centrali operative.

Abbiamo una possibilità, quella di rendere più trasparente il carcere e di prevenire gli episodi di violenza da entrambi le parti.

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