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Ddl Zan, Fico: «Il Parlamento è sovrano, non accettiamo ingerenze»

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La presa di posizione del presidente della Camera
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«La risposta» al Vaticano «è semplice: il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente. Il ddl Zan è già passato alla Camera, ora è al Senato, sta facendo» il suo iter «e noi non accettiamo ingerenze. Il Parlamento è sovrano e tale rimane». Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, ad Agorà su Rai 3.
Il timore del governo, ora, è che la Santa Sede possa impugnare il Concordato una volta che il ddl Zan diventerà legge. La protesta del Vaticano è stata consegnata all’ambasciata italiana presso la Santa Sede e gli uffici diplomatici l’hanno a loro volta inviata al Quirinale. Si tratta di una nota verbale, una forma di corrispondenza tra ambasciate o tra una missione diplomatica stabilita in uno Stato accreditatario e il ministero degli Esteri dello Stato medesimo. Di prassi non viene diffusa ai media, cosa che nella maggioranza ha seminato il sospetto di una «manina» che abbia disvelato la nota.
Nella nota il Vaticano chiede di «rimodulare» il ddl Zan «in modo che la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente», in quanto il testo violerebbe, in alcuni punti, «l’accordo di revisione del Concordato», come riportato ieri dal Corriere della Sera. Una richiesta che, dunque, ha riacceso il dibattito politico, con il Pd sulle barricate a difendere la norma voluta dal deputato Alessandro Zan per punire violenza e discriminazione contro la comunità Lgbti+ e la Lega che spinge affinché si ridiscuta il testo, a lungo osteggiato in Aula. E in mezzo c’è anche il giallo della “correzione” fatta dalla base del Pd alle parole del segretario Enrico Letta, che si era detto disponibile al confronto. Si tratta di un atto senza precedenti, compiuto dal Vaticano facendo ricorso a facoltà previste dai Patti Lateranensi.

«Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato — si legge nella nota — riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato». Tali commi prevedono che l’Italia assicuri alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». Inoltre, garantisce ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni «la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». La norma, secondo il Vaticano, metterebbero in discussione la «libertà di organizzazione», attentando, più in generale, alla «libertà di pensiero» della comunità dei cattolici. Sotto accusa, in particolare, l’articolo 7 del disegno di legge, «che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la trasnfobia e attenterebbe alla libertà di pensiero della comunità dei cattolici».

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