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Crolla il soffitto nell’aula bunker, gli avvocati: «Così rischiamo la vita»

Il caso a Trapani: udienze sospese, penalisti in stato d'agitazione
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Se non è stata una tragedia è solo per puro caso. Perché tutto è accaduto di notte, poche ore prima di un importante processo di mafia, che avrebbe visto all’interno dell’aula avvocati, magistrati, imputati e personale amministrativo. Tra domenica 20 e lunedì 21, infatti, all’interno dell’aula bunker del Palazzo di giustizia di Trapani, sono crollati sui banchi calcinacci e pannelli del controsoffitto, a causa dell’esplosione di un tubo del sistema di aerazione. L’ennesimo “sfregio” per l’edilizia giudiziaria di Trapani, contro il quale l’avvocatura ha deciso di dire basta: la Camera penale, infatti, ha proclamato lo stato di agitazione, convocando per oggi un’assemblea in cui si deciderà quali ulteriori iniziative adottare. Il presidente del Tribunale siciliano, Andrea Genna, ha stabilito intanto la sospensione delle udienze programmate, disponendo un’ispezione e la sistemazione per il ripristino delle attività.

«Intanto il processo “Scrigno” ( mafia e voto di scambio) non si potrà celebrare: a Palazzo di Giustizia di Trapani non vi è un’altra aula idonea a garantire il video collegamento da remoto degli imputati detenuti nelle carceri di massima sicurezza», si legge in una nota a firma del presidente della Camera penale, Marco Siragusa. Tra gli imputati, oltre all’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, altre sette persone, tra cui Vito D’Angelo, presunto riferimento della mafia trapanese sull’isola di Favignana, tuttora detenuto.

Su quanto tempo sia necessario per riportare la situazione alla normalità non si sa nulla. E l’unica alternativa – l’aula bunker Montalto presso il carcere di Trapani – è chiusa da anni «nonostante il ministero abbia finanziato le opere di ripristino». Di mezzo c’è, come sempre, la burocrazia, ma i tribunali, a Trapani come in altre parti del Paese, in attesa del Recovery, cadono a pezzi. Siragusa denuncia una situazione al limite: ascensori malfunzionanti o bloccati per questioni “formali”, i pannelli esterni che rivestono la struttura del Palazzo pericolanti e in più, tra i fascicoli, è persino cresciuto un arbusto spontaneo. La situazione non è nuova: già nel 2005 l’avvocatura trapanese aveva deciso di astenersi a oltranza rifiutandosi di accedere al Palazzo di Giustizia, che venne poi trasferito in attesa della ristrutturazione ( e di quei lavori si interessò la magistratura). Protesta condivisa dalla procura, che però chiese la trasmissione degli atti per verificare se l’astensione a oltranza integrasse gli estremi di reato, richiesta respinta dal giudice Vincenzo Pantaleo, che confermò la legittimità dell’astensione a tutela di cittadini, magistrati, personale di cancelleria e avvocati. In 16 anni, dunque, nulla è cambiato e anzi i segni del tempo sono ancora più evidenti, tra crepe, ruggine e infiltrazioni d’acqua. «Nulla di cui preoccuparsi, ci dicono – continua Siragusa -. Almeno fin quando qualcuno non si farà male e, Dio non voglia, ci scapperà il morto: non avremmo neppure il luogo dove celebrare il processo».

Intanto il giudizio su “Scrigno”, nonostante alcuni degli imputati siano detenuti, rimane fermo. «Del fatto che manchi un’alternativa e che non si spendano i soldi già stanziati è faccenda che non interessa l’amministrazione dello Stato ma, a quanto pare, solo la presidenza del Tribunale, i magistrati, gli avvocati e i cittadini che nel frattempo continueranno a lavorare nelle condizioni che, senza alcuna enfatizzazione, abbiamo prima descritto», conclude Siragusa.

Sulla vicenda è stata presentata un’interrogazione parlamentare da Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia. «Il crollo dei pannelli non è frutto di un avvenimento fortuito e imprevedibile ma è “storia” di un evento annunciato, poiché non è la prima volta che il Tribunale è costretto a sospendere le attività per incidenti analoghi – si legge nel testo dell’interrogazione -. La situazione trapanese non può, peraltro, definirsi isolata, essendo purtroppo numerosi i casi di Palazzi di giustizia “insicuri”, di strutture inadeguate, di uffici inospitali e insalubri, di luoghi di lavoro non rispondenti alla dignità di quanti vi operano o li frequentano come utenti». La deputata chiede quindi alla ministra della Giustizia Marta Cartabia «se e quali immediate iniziative di competenza intenda assumere per accertare lo stato dei luoghi e mettere in sicurezza il Palazzo di giustizia di Trapani, nonché per garantire la rapida ripresa del processo “Scrigno”», nonché «se e quali iniziative il governo ritenga di dover operare per una ricognizione dettagliata delle condizioni edilizie delle varie sedi ove si esercita la giurisdizione ordinaria al fine di realizzare una programmazione unitaria degli interventi necessari» .

 

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