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«I giudici sono succubi dei pm, per questo le carriere vanno separate»

Referendum sulla Giustizia, parla il vice presidente leghista del Senato Roberto Calderoli: «La legge Severino? Un obbrobrio giuridico, costituzionale e soprattutto umano»
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Nei giorni scorsi ha invitato la guardasigilli Marta Cartabia a sottoscrivere i referendum sulla giustizia, ora il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, spiega: «Era un invito provocatorio nel senso che probabilmente la ministra, di cui ho stima, non può alzare bandiera bianca davanti al processo di riforme che sta affrontando. Ma avrà a che fare con un Parlamento e una maggioranza che la potrebbe indurre in futuro a venire a sottoscrivere i nostri referendum».

Il processo di riforme è destinato a fallire?

Non so sarà fallimentare no, ma lo vedo lungo e difficile. E soprattutto figlio di un Parlamento che esce dalle urne riforme nel 2018, con una composizione che non corrisponde neanche lontanamente a quello che è oggi il volere popolare.

Nel 2018 la Lega andò al governo col M5S, sostenendo in una prima fase anche la riforma della prescrizione. Poi cosa è successo?

Io rispondo per me ovviamente. Io tendo a dar fiducia al mio compagno di viaggio, il mio alleato. Se uno mi dice: intanto facciamo la riforma della prescrizione ma entrerà in vigore l’anno prossimo perché nel frattempo farò la riforma penale, io mi fido. Se poi però quella riforma non arriva mi rendo conto di essere stato truffato. Per questo non mi sento responsabile.

Perché vuole cancellare con un referendum la legge Severino?

Considero la legge Severino un obbrobrio giuridico, costituzionale e soprattutto umano. Non puoi distruggere la vita e la carriera politica di una persona, di un eletto, a fronte di una sentenza di primo grado.

Alcuni quesiti referendari che la Lega sostiene insieme ai Radicali sono molto tecnici, come quello che interviene sui meccanismi di candidatura al Csm. Sarà complicato spiegare all’opinione pubblica il motivo di una consultazione del genere…

L’esempio che lei ha citato, che sembra una cosa tecnica buttata lì, è in realtà uno strumento fondamentale per combattere il correntismo nel Csm, è il “fucile da caccia grossa”. Attualmente ogni magistrato solo per potersi candidare al Csm è obbligato a raccogliere tra le 25 e le 50 firme. Con questo sistema, un magistrato indipendente, non iscritto ad alcuna corrente, non può neanche pensare di presentarsi alle elezioni. Noi proponiamo di rimuovere quell’obbligo e consentire a tutti di correre alle consultazioni.

I cittadini lo capiranno?

Sembra tutto campato in aria, ma avrò tre mesi di tempo per spiegare ai cittadini perché si è arrivati allo scandalo Palamara e non solo. Perché a me non sembra normale nemmeno il caso Eni. E non mi sembra neanche normale che alcune carte finiscano nelle mani di Davigo che le accetta e poi le ripropone anche a qualcun altro. Non mi sembra neppure normale che il presidente di un organo come la Commissione Antimafia debba farsi carico di mettere pace tra i due leader in una determinata corrente del Csm perché non compete a lui. Insomma, di cose anormali mi sa che ce ne sono un po’ troppe.

E basta separare le carriere della magistratura per evitare questo cortocircuito?

Non basta, ma è assolutamente indispensabile. La convivenza tra magistratura requirente e giudicante non garantisce la terzietà. Chi giudica è succube dei colleghi pm. Un pubblico ministero può mettere nel mirino chiunque, persino un giudice. E il peso politico dei procuratori nel Csm è molto più forte di quello dei giudicanti. Ma allora come è possibile, nella situazione attuale, garantire la terzietà di un giudice rispetto ad accusa e difesa quando saranno i pm a decidere della sua carriera all’interno del Csm?

Riuscirete a spiegare alla gente anche il quesito sui consigli giudiziari?

Il Csm su cosa basa le proprie valutazioni? Anche sulle decisioni dei consigli giudiziari territoriali. Si tratta di Csm piccolo in cui però la parte laica ha diritto di voto per decidere se mettere la macchinetta dell’acqua minerale, non sulla valutazione dei magistrati. Ecco, noi proponiamo che i laici possano esprimersi anche sulla valutazione delle toghe. È un concetto molto semplice che serve a cambiare davvero le cose, senza toccare di una virgola la Costituzione, mettendo nel mirino i punti sensibili del sistema.

Con i referendum la Lega ha già ottenuto qualche risultato politico: ha messo in discussione l’asse giallo-rosso sulla giustizia (vedi Bettini) e ridimensionato il potere contrattuale del M5S al tavolo delle riforme. Dietro questa mossa c’è il suo zampino?

Io le garantisco che l’ultimo mio pensiero è l’influenza politica. Io sono molto più semplice, a me queste cose francamente sfuggono. Con Bonafede ho un buon rapporto, abbiamo avuto modo di collaborare quando abbiamo scritto il contratto di governo, e penso che il problema non sia la sua riforma della prescrizione, ma la durata dei processi. Nel momento in cui garantisci una ragionevole durata dei processi allora puoi parlare della prescrizione. Invece qui si è agito in modo inverso: si è prima riformata la prescrizione e ancora siamo in attesa della riforma del processo.

Quindi la Lega garantista a giorni alterni non esiste più?

A me questa definizione fa anche incazzare. Noi abbiamo una linea molto semplice: chi ha sbagliato paghi a condizione che ci sia un giudizio in via definitiva.

Che effetto le ha fatto ascoltare le scuse di Di Maio a Uggetti?

Mi ha fatto un’impressione positiva. Non rispetto al caso Uggetti in sé, quanto rispetto all’atteggiamento che loro hanno sempre avuto sulla questione giustizia.

Anche la Lega non ci andò leggera con Uggetti, sente anche lei l’esigenza di chiedere scusa?

Mi son chiesto se fosse il caso di chiedere scusa, visto che anche io all’epoca ho partecipato a un comizio sul caso Uggetti. Ma io, da politico, mi son fidato di chi aveva deciso di mettere in carcere una persona.

Quindi niente scuse?

Devo chiedere scusa io che non ho attaccato direttamente l’interessato? Oppure deve chiedere scusa chi alla fine nel suo operato è stato sconfessato, visto che questa persona è stata assolta?

Forse entrambi?

Vero, ma prima deve farlo la magistratura. Perché la politica non si è mossa autonomamente.

La giustizia resta il terreno più delicato che potrebbe portare persino Mario Draghi a inciampare nel percorso?

Vedo Draghi razionale, logico e distante rispetto agli inciampi. Se io fossi il ministro della Giustiza di un governo con così ampia maggioranza porterei un testo blindato in Parlamento, cioè solo dopo aver avuto tutti i necessari confronti con le forze politiche. In questo momento tutti i partiti, forse tranne i Cinquestelle, vogliono risolvere in un modo o in un altro problemi della giustizia, a maggior ragione oggi che alle riforme sono vincolati i fondi del Recovery. Con le bandierine non si va da nessuna parte.

Quando si tornerà al voto?

Risposta sincera?

Certo.

Penso nel 2023. Draghi di cose da fare da qui al febbraio 2022 ne ha tante probabilmente troppe.

Quindi non può andare al Quirinale nel frattempo…

No, ma soprattutto conoscendolo come persona, so che non lascia le cose a metà.

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