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Funivia, sostituita la gip che ha difeso lo Stato di diritto. Il legale: «Provvedimento anomalo»

Il giudice Donatella Banci Buonamici che aveva scarcerato due dei tre indagati per la strage del Mottarone esce di scena. Al suo posto il gip «titolare per tabella» Elena Ceriotti. E ora il pm chiede l'annullamento dell'ordinanza
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Non si occuperà più della tragedia della funivia del Mottarone la gip di Verbania Donatella Banci Buonamici, che nei giorni scorsi ha scarcerato due dei tre indagati, mandando ai domiciliari il terzo. Una decisione presa dal presidente del tribunale Luigi Montefusco proprio nel giorno in cui la giudice avrebbe dovuto decidere sulla richiesta di incidente probatorio relativa alle modalità attraverso cui procedere alle verifiche e alle perizie tecniche sul relitto della cabina e sul cavo spezzato, depositata il 3 giugno da Marcello Perillo, avvocato di Gabriele Tadini, il capo servizio della funivia ora ai domiciliari. Richiesta contro la quale la Procura si è opposta, con l’intenzione di disporre un «accertamento tecnico non ripetibile».

La palla, ora, passa al giudice Elena Ceriotti, «titolare per tabella del ruolo» ed esonerata a febbraio scorso da Banci Buonamici dalle funzioni di gip per la «grave situazione di sofferenza» del suo ufficio, esonero valido fino al 31 maggio. La scelta di Montefusco, secondo le difese, rappresenta una novità assoluta. A far discutere è soprattutto la tempistica: nonostante la gip Ceriotti sia tornata in ballo il 31 maggio, la richiesta di incidente probatorio, presentata tre giorni dopo, è comunque arrivata sulla scrivania di Banci Buonamici, così come la replica della procura. E il cambio di giudice è arrivato proprio nel giorno in cui la giudice si sarebbe dovuta pronunciare. Era stata la stessa Banci Buonamici ad assegnarsi il fascicolo, che sarebbe toccato, invece, alla collega Annalisa Palomba, «contestualmente impegnata in udienza dibattimentale».

In casi del genere, scriveva però Banci Buonamici, «le funzioni di gip, dal 1.1.2021, sono state esercitate da questo presidente». Sarebbe stata lei, dunque, secondo questa consuetudine, il giudice naturale del caso. Ma per il presidente del Tribunale, «tale assegnazione, se giustificata per la convalida del fermo, non è conforme alle regole di distribuzione degli affari e ai criteri di sostituzione dei giudici impediti disposti nelle tabelle di organizzazione dell’Ufficio gip/gup». Stando al provvedimento, infatti, «in base alle tabelle il giudice assegnatario del procedimento si sarebbe dovuto individuare, in caso di assenza o impedimento del gip titolare, in via graduata tra i giudici Alesci, Palomba, Sacco e Michelucci, e non nella dottoressa Banci Buonamici». E sarebbe impossibile, secondo Montefusco, applicare «la disposizione di cosiddetta prorogatio della competenza del primo gip che ha adottato un atto del procedimento anche per tutti gli atti successivi, essendo questa dettata, ovviamente, per disciplinare la distribuzione degli affari ed evitare incompatibilità tra i gip titolari del ruolo, e non quando il singolo atto venga adottato da un gip supplente, che non deve, per un’equa e coerente distribuzione del lavoro, accollarsi, sino alla definizione del procedimento, affari per tabella non spettantegli, fatti salvi giustificati motivi». Rientrata Ceriotti, dunque, il fascicolo può tornare a lei.

Il provvedimento arriva dopo le polemiche sulla decisione di Banci Buonamici di non convalidare il fermo della procura, che aveva motivato il pericolo di fuga con la «risonanza mediatica» dell’inchiesta. Così la richiesta avanzata dalla procuratrice Olimpia Bossi di tenere tutti in carcere è stata cassata malamente dalla gip: nessun elemento concreto, infatti, sarebbe stato portato a sostegno del pericolo di fuga, «presupposto indefettibile per procedere al fermo di indiziati di reato», mentre non è stato ritenuto valido, giuridicamente, il richiamo al clamore mediatico della vicenda («è di palese evidenza la totale irrilevanza», al punto da definirlo «suggestivo»). La decisione non era piaciuta alla procuratrice Bossi, che commentando l’esito dell’udienza di convalida si era lasciata andare ad un attimo di amarezza: «Prendevamo insieme il caffè – ha detto parlando della gip -, per un po’ lo berrò da sola». E da qui la replica della giudice all’assalto dei giornalisti: «È il sistema, dovreste ringraziare di vivere in uno Stato dove il sistema fa giustizia o è una garanzia. L’Italia è un Paese democratico». La decisione, ora, rischia di avvelenare ancora di più il clima attorno all’inchiesta. Che ieri ha registrato, da parte della procura, anche la richiesta di «annullamento dell’ordinanza di rigetto» nei confronti del gestore della funivia del Mottarone Luigi Nerini e del direttore d’esercizio dell’impianto Enrico Perocchio, scarcerati da Banci Buonamici il 30 maggio.

E le difese hanno subito espresso sconcerto per la decisione di Montefusco. «È un provvedimento anomalo. Non è mai capitato che durante una partita venga cambiato l’arbitro nonostante tutti riconoscano abbia operato bene», ha commentato Pasquale Pantano, legale di Nerini. Stessa reazione da parte di Perillo, che al Dubbio spiega: «Non è mai successo nulla del genere. I cambi di giudice dipendono, in genere, da motivi di salute o eventuali trasferimenti. Sono molto stranito da questa cosa, ma aspetto con serenità il provvedimento del nuovo giudice». Per Alberto De Sanctis, presidente della Camera penale del Piemonte occidentale, «mai viene riassegnato ad altro gip un fascicolo in fase di indagini, salvo in casi di impossibilità a svolgere le funzioni (per esempio: maternità o trasferimento ad altro ufficio). È doppiamente singolare che accada in un piccolo Tribunale in cui il vero problema dovrebbe essere quello di evitare l’incompatibilità tra gip e gup. Non “bruci” due gip perché avresti problemi a trovarne il terzo per celebrare l’udienza preliminare. È ancora più incredibile che questo avvenga d’urgenza così di fatto da impedire al gip originario di decidere su una richiesta di incidente probatorio formulata dalla difesa. Spero che qualcuno all’interno della magistratura e dell’Anm se ne accorga così da tutelare l’indipendenza e la terzietà del giudice».

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