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Eppure io ispettore dico: a volte le tracce sono fin troppo facili

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Si è accesa una polemica sul nuovo modo di fare gli esami per diventare avvocati, investendo le prove orali che sostituiscono, causa pandemia, le usuali prove scritte per essere ammessi agli orali veri e propri. La rappresentante dell’associazione praticanti, la collega Majolo, lamenta che le commissioni di esame presso alcune Corti d’appello starebbero proponendo tracce o quesiti troppo complessi che difficilmente potrebbero trovare soluzione in un esame fatto di trenta minuti per studiare il caso e trenta minuti per esporre la soluzione.

Anche il presidente del Consiglio dell’Ordine di Catanzaro, Avvocato Antonello Talerico, si è espresso con toni analoghi lamentando tracce troppo complesse, considerando che i candidati hanno solo trenta minuti per studiare e orientarsi: colpa dunque delle sottocommissioni di Bologna che hanno l’incarico di vagliare i 1200 candidati catanzaresi. A me capita di essere Ispettore ministeriale proprio per le sottocommissioni bolognesi e dunque ho passato questi primi giorni attaccato al computer per vedere come si svolgono questi esami pre-orali. Diciamo subito che mi sembra un po’ troppo presto per valutare l’operato degli esaminatori. Io in tre giorni ho seguito sei sottocommissioni e non mi sentirei di trarre alcuna valutazione sul loro operato: siamo solo agli inizi e certo occorre che le commissioni precisino meglio le modalità della prova. Ma una cosa si può dire fin da ora: le tracce elaborate dalle sottocommissioni se hanno un difetto è che sono troppo semplici. Siamo lontanissimi dalla complessità sia tematica che metodologica che caratterizzava gli scritti degli altri anni.

Qui esse vertono sulla materia scelta dal candidato (civile, penale, amministrativo: con molte zone “vietate”) il che già riduce di molto la possibile complessità. Sono tracce dalla risposta per così dire “aperta”: non è cioè richiesto che il candidato dia la risposta giusta e unica (che in genere nei casi giuridici non c’è), ma che si orienti sugli istituti coinvolti e su come maneggiarli. Non è neanche vero che tutti i candidati di Catanzaro stiano facendo pessimi esami: ho assistito a prove egregie, che infatti hanno avuto valutazioni più che positive. Altri hanno fatto scena muta o hanno esposto in maniera confusa e non centrata, e non sono stati dichiarati ammessi all’esame. Tutto qui. Una cosa mi sembra di poter dire sin d’ora (ma pronto a rimangiarmela se ce ne fosse motivo): il comportamento dei commissari bolognesi è ineccepibile per correttezza e anche umanamente, nel mettere i candidati a loro agio e cercare di trarne il massimo.

Ineccepibili – anzi, forse un pochino troppo facili – sono le tracce, tutte rispondenti alle linee guida dettate dalla Commissione centrale presso il Ministero. Piuttosto, pare a me che fin d’ora si noti una sorta di squilibrio: trenta minuti per riflettere e studiare in certi casi (per la verità assai rari) potrebbero rivelarsi un po’ poco. Trenta minuti per l’esposizione sono sempre troppi: troppi per chi fa un’imbarazzante scena muta e troppi per chi, avendo individuato correttamente temi e problemi, se la cava egregiamente in 10-15 minuti. Ambedue le tipologie di solito rinunciano ai minuti residui. Ma così ha dettato il ministero e le molte sottocommissioni non possono violare la regola.

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