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«Quei quesiti ostacolano le riforme del governo. La giustizia si cambia in Parlamento»

Intervista a Walter Verini, tesoriere del Partito democratico: «Dopo la guerra dei trent’anni tra giustizialismo e impunitismo oggi l’Italia ha l’occasione di modernizzare la giustizia»
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Walter Verini, tesoriere del Partito democratico e membro della commissione Giustizia alla Camera, spiega al Dubbio che «dopo la guerra dei trent’anni tra giustizialismo e impunitismo oggi l’Italia ha l’occasione di modernizzare la giustizia», ma anche che «ora anche i Cinque Stelle dovranno trovare il modo di tutelare i propri principi senza rimanere attaccati a un tempo che è ormai superato».

Onorevole Verini, che reazione hanno provocato le parole di Bettini sui referendum della Lega?

Sono opinioni e stimoli coerenti con posizioni espresse anche in passato. Ha precisato di avere parlato a titolo personale e il Pd non è una caserma. Detto questo, noi stiamo lavorando come partito in una prospettiva chiara, che è quella di fare le riforme. Il referendum le ostacola, non le stimola. Senza voler demonizzare l’istituto dei referendum, oggi il tema è fare le riforme: i quesiti di Salvini rischiano di indebolire lo sforzo di governo e Parlamento.

Dall’altro lato, i difensori del referendum dicono che la maggioranza è troppo ampia ed eterogenea per trovare un accordo e quindi sia meglio lasciare la parola ai cittadini. Che ne pensa?

Per me è una tesi sbagliata. I referendum suonano come sfiducia nella capacità di questo governo, presieduto da Mario Draghi e la cui ministra della Giustizia è Marta Cartabia, che ha adottato un metodo molto inclusivo e dialogante. E decidente. Per la prima volta dopo la “guerra dei Trent’anni” tra gli opposti estremismi del giustizialismo e dell’impunitismo ( cioè di un garantismo finto) oggi l’Italia ha a portata di mano l’occasione di vedere l’approdo di riforme che modernizzeranno la giustizia nel nostro Paese applicando pienamente la Costituzione. Nel civile, nel penale e, con la riforma del Csm, rafforzando la credibilità e l’indipendenza della magistratura. Aiutandone la necessaria e urgente autorigenerazione.

Non pensa sia sbagliato mettere sullo stesso piano il giustizialismo imperante in Italia da Tortora e Tangentopoli in poi, con un impunitismo che in fondo è sempre stato minoritario?

Il populismo giudiziario precede i Cinque Stelle e a volte ha influenzato anche la sinistra, in termini negativi. E gli stessi organi di informazione. Quasi che qualcuno pensasse che le scorciatoie giudiziarie potessero supplire alla forza politica. È una cosa antica che precede di anni il grillismo, ma attenzione: i tentativi di colpire l’indipendenza della magistratura e metterla sotto il tacco della politica non sono stati minoritari. Sono stati il cuore dell’azione di qualche governo, che su questo tema è pure caduto. Oggi si possono gettare alle spalle questi trent’anni e guardando insieme al futuro si può costruire un ordinamento legislativo e giudiziario nel pieno solco della Costituzione. Togliendo la giustizia dalla tossicità dello scontro politico e riportandola nella bellezza del confronto politico- parlamentare. E si può fare perché c’è un governo non di parte, che può trovare soluzioni innovative ed equilibrate.

Quali risultati stanno arrivando finora?

Sul civile sono stati fatti molti passi avanti e siamo in dirittura. Sul Csm ci sono tutte le condizioni per far recuperare ai cittadini fiducia nella magistratura. Questo grazie alle proposte fatte dalla commissione Lattanzi e al dibattito che si è aperto tra le forze politiche. La commissione ha fatto proposte che la ministra ha presentato e sono arrivati gli emendamenti dei gruppi. C’è un terreno di merito, un nuovo meccanismo elettorale che combatte le degenerazioni di carrierismo e correntismo, misure che premiano meriti e performances, rafforzano la distinzione delle funzioni, valorizzano il ruolo dell’Avvocatura, distinguono il disciplinare. E prevede, nell’orizzonte più ampio, l’istituzione di quell’Alta corte che come Pd abbiamo rilanciato. Queste cose già rendono inutili e superati almeno tre dei quesiti referendari.

È sulla riforma del processo penale che si rischia lo scontro tra le diverse visioni di giustizia interne alla maggioranza?

Qui abbiamo l’occasione di portare i processi a durare secondo Costituzione, con un equilibrio ulteriore tra accusa e difesa. Ci sono proposte contro la gogna mediatica e che attenuano la possibilità di rinvio a giudizio se non in presenza di una ragionevole fondatezza che quel processo vada all’esito di colpevolezza. Tutto questo per cercare di disincentivare certi automatismi che si sono sviluppati nel corso degli anni. In più si rafforza la giustizia riparativa, si porta la durata del processo a tempi ragionevoli ( e la prescrizione come tema si ridimensiona, anche se si prevede in caso di non rispetto dei tempi previsti dalle fasi).

Eppure Salvini, i radicali e altri, come Bettini, insistono.

Ma che c’entra Bettini… Da parte di Salvini è l’ennesimo tentativo di fare una campagna partitica di propaganda, quando invece oggi dovremmo rimboccarci le maniche e insieme, Lega compresa, dare al Paese una giustizia moderna. Ma Salvini continua a fare la Lega di lotta e di governo. Indebolendo governo e riforme. E poi, sinceramente, Salvini diventa garantista con la stessa velocità con cui è diventato europeista…

Cosa significa, oggi, «giustizia moderna» ?

Significa un processo che dura ragionevolmente, perché un imputato – presunto innocente – ha il diritto a non essere condannato a un fine processo mai. E men che mai condannato dalla gogna mediatica. Ma riguarda anche uno speculare diritto delle vittime dei reati, siano collettività o privati cittadini, ad avere un processo che abbia comunque un esito, qualunque esso sia.

Crede che i partiti, e in particolare il Movimento 5 Stelle, siano dello stesso parere?

Secondo me oggi sarebbe imperdonabile se la politica non riuscisse a dare una mano per questo sforzo. Dobbiamo farlo perché è giusto e anche perché perderemmo i fondi del Recovery plan. Se malauguratamente non si riuscisse a fare le riforme, sarebbe un colpo per il Paese e per il governo e si aprirebbe uno scenario pericoloso. Per quanto riguarda il Movimento, non vedo un clima barricadero. È attento sì al proprio patrimonio identitario, ma non è più il tempo delle rigidità e dei totem, ma quello di porsi in una posizione di ascolto e di volontà di trovare sintesi.

E in tutto questo il Pd come si sta muovendo?

Il Pd da tempo e ora con il segretario Letta ha cercato di essere promotore di proposte, approcci, cambiamenti anche innovativi nel solco della Costituzione, aiutando a indebolire gli estremismi. Abbiamo cercato di difendere i principi, mettendoli a confronto con quelli degli altri e trovando una sintesi. Ora anche i Cinque Stelle dovranno trovare il modo di tutelare i propri principi senza rimanere attaccati a un tempo che è ormai superato. Anche perché estremismo chiama estremismo e a rimetterci sarebbe il Paese.

 

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