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Esame da avvocato, i praticanti alla ministra: “Le tracce non rispettano le linee guida”

Per la presidente dell’Unione Praticanti Avvocati, «come ampiamente pronosticato, molte delle tracce proposte non hanno affatto rispettato le linee guida emesse dalla Commissione Centrale con riguardo alla redazione dei quesiti assegnati durante questi primi giorni d'esame».
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A una settimana dall’avvio dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione forense è subito polemica, nonostante l’impegno profuso negli ultimi mesi dal ministero della Giustizia affinché la nuova modalità del “doppio orale” procedesse senza intoppi. Invece, secondo Claudia Majolo, presidente dell’Upa (Unione praticanti avvocati), «come ampiamente pronosticato, molte delle tracce proposte non hanno affatto rispettato le linee guida emanate dalla Commissione centrale con riguardo alla redazione dei quesiti assegnati durante questi primi giorni d’esame».

Il riferimento è alle Corti d’appello di Genova, Firenze, Salerno e Lecce, ma il timore è che accadrà lo stesso anche in tutte le prossime sedi in cui a stretto giro inizieranno le prove. Eppure il ministero, in più occasioni, aveva indicato la strada da intraprendere, pubblicando sul proprio sito anche degli esempi di traccia da seguire. Ma, ha scritto Majolo in una richiesta di incontro inviata alla guardasigilli, «si rileva innanzitutto che le tracce assegnate hanno sottoposto, in alcuni casi, problematiche giuridiche attinenti a materie tassativamente escluse dalle linee guida. Tali problematiche, a volte marginali, a volte centrali, rispetto alla soluzione del quesito sono, comunque, potenzialmente fuorvianti per i candidati i quali, ovviamente, non si sono preparati in quelle specifiche e peculiari discipline di cui sapevano che l’analisi era da escludere». E porta degli esempi di quesiti che i 22.786 candidati non avrebbero dovuto affrontare perché esclusi preventivamente: uno di Diritto civile in cui il soggetto assistito era in una condizione di “curatela fallimentare”; un altro di Diritto penale concernente il reato di “Morte o lesioni come conseguenze di altro delitto” (articolo 586 c.p.), il cui delitto presupposto atteneva al Testo unico sugli stupefacenti (legge speciale, esclusa dalle linee guida).

Ma per Majolo non finisce qui, perché sarebbero state proposte tracce «non proporzionate al tempo disponibile (30 minuti) per la disamina delle stesse». E via con un altro esempio: «La Corte d’appello di Genova ha assegnato una traccia simile, per natura delle questioni sottese alla stessa, per modalità della condotta e anche solo banalmente, per lunghezza del testo a quella assegnata nella sessione 2018 in sede di prima prova scritta in materia penale, per la quale i candidati avevano avuto a disposizione un tempo adeguato per svolgerla, vale a dire 7 ore, e non invece 30 minuti. Il candidato è stato, come prevedibile, bocciato».E il problema delle bocciature non è affatto da sottovalutare, per la presidente dell’Upa: «La situazione è difficile, molti praticanti sono stati bocciati perché i quesiti non sono quelli previsti dalle linee guida o perché presi dal panico dinanzi a questioni impossibili da interpretare e spiegare nei pochi minuti che ci sono concessi. Sembra che i commissari non abbiano raccolto e fatte proprie le dichiarazioni della ministra Cartabia».

Il riferimento è a quanto detto dalla guardasigilli alla vigilia dell’inizio del nuovo esame d’avvocato, quando aveva augurato buon lavoro alle sub-commissioni: «La modalità che è stata pensata per lo svolgimento di questo esame non deve essere considerata – vi prego – un ripiego dettato soltanto dalla pandemia, ma vorrei che fosse un’occasione per poter utilizzare questa prova così anomala allo scopo che a mio parere l’esame di avvocato deve avere: è quello non tanto di verificare le conoscenze nozionistiche o informative dei nostri candidati ma quello di poter verificare la loro capacità di inquadrare dal punto di vista teorico e sistematico un problema e soprattutto di svolgere un ragionamento giuridico e di argomentarlo anche magari se poi il risultato è sbagliato». Dunque, spiega Majolo, «le commissioni dovrebbero valutare il ragionamento, anche perché la pratica ci insegna che non esiste un solo modo per portare avanti la difesa».

Per tutte queste ragioni, «pur ringraziando e stimando profondamente la ministra della Giustizia Marta Cartabia per lo sforzo profuso sino ad ora» ma considerata «l’esclusione della centralizzazione dei quesiti proposta a suo tempo da Upa e dal Cnf, si torna a ribadire la necessità che le linee guida vengano applicate in modo stringente e letterale». Senza dubbio questo è anche l’auspicio del ministero, che più volte ha evidenziato e reso disponibile la cornice entro la quale le sub-commissioni dovrebbero muoversi.

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