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Impazzito il portale per l’esame da avvocato, i praticanti: «Mi collego e vedo i dati di un altro…»

Dopo le mille traversie già sofferte dalla prova d’accesso alla professione forense, da alcune ore è spuntato pure un hackeraggio informatico. «Intervenga la ministra», chiede l’Upa. Il deputato di Azione Enrico Costa pronto a “interrogare” la guardasigilli
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Un esame con 26mila candidati. Atteso da oltre 6 mesi. Che coinvolge praticanti avvocati di tutta Italia e che suscita comprensibili preoccupazioni, innanzitutto, per le modalità del tutto inedite introdotte per via dell’emergenza sanitaria: l’esame d’accesso alla professione forense che dovrebbe prendere il via esattamente fra una settimana, il prossimo 20 maggio, non prevede le tradizionali prove scritte, sostituite con un ulteriore colloquio orale propedeutico a quello già abitualmente previsto dalla legge forense.

Ebbene, si tratta di motivi che da alcune ore sembrano passare in secondo piano rispetto a un denunciato malfunzionamento del portatale che gestisce, per gli aspiranti avvocati, le adesioni e l’accesso all’esame. «Tantissimi praticanti, nell’accedere alle proprie aree personali, anziché ritrovare i propri dati personali hanno avuto accesso ai dati di altri candidati», si legge in una nota diffusa dall’Upa, l’Unione praticanti avvocati, una delle associazioni che in questi mesi hanno rappresentato più attivamente i candidati all’esame di abilitazione forense. «Si tratta evidentemente di una grave violazione della privacy», sostiene l’Upa, che ha già interessato della delicata questione uno studio legale. La presidente dell’associazione, Claudia Majolo, dice: «Mi stanno contattando decine di colleghi da tutta Italia, preoccupati per una vicenda dai toni grotteschi. Molti infatti hanno riscontrato, nella propria area personale, delle convocazioni errate, con dati alterati e comunicazioni riferibili ad altri soggetti. Una circostanza di una gravità assurda».

Secondo la presidente dell’Upa, i casi riferiti, anche sui social da diversi aspiranti avvocati mostrerebbero «le falle di un sistema che andrebbe protetto e salvaguardato il più possibile, proprio in virtù dei dati sensibili in esso contenuti. Ci aspettiamo una presa di posizione forte da parte del ministero, e soprattutto chiediamo chiarimenti urgenti direttamente alla ministra», aggiunge Majolo. «Abiamo inoltrato a ministero della Giustizia e Autorità garante una segnalazione, chiedendo di attivare la procedura prevista espressamente in caso di data breach». La rappresentante dei candidati ritiene a rischio addirittura «la stabilità e la correttezza di questo esame di abilitazione».Sui casi riferiti su facebook interviene, con l’Upa, anche lo studio legale che segue l’associazione nella vicenda: «Che si tratti di hackeraggio o di un malfunzionamento del sistema», dichiarano gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo, «non si può negare che problema sussista: il ministero deve intervenire in tempi rapidissimi per circoscrivere l’entità della violazione e procedere con la sua risoluzione, in collaborazione con il Garante della Privacy», si legge nella nota che i tre avvocati affidano al comunicato dell’Unione praticanti. In cui si ricorda come «la normativa sulla privacy prevede che l’ente preposto alla tutela dei dati – in questo caso il ministero della Giustizia – debba provvedere ad attivare subito delle procedure di protezione dei dati e inviare entro le successive 72 ore comunicazione al Garante e ai soggetti interessati dalla diffusione illegittima dei dati».

Cosa sia effettivamente accaduto, e cosa avverrà nelle prossime ore, non è facile dirlo. Di sicuro un parlamentare molto attivo sui problemi della giustizia come il deputato di Azione Enrico Costa già prefigura un’interrogazione alla guardasigilli Marta Cartabia: «Sono state segnalate violazioni della privacy nelle procedure relative all’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato», dichiara Cosa, «numerosi candidati, nel tentativo di accedere all’area personale, con proprio codice fiscale e password, e verificare la propria convocazione, hanno avuto accesso a dati sensibili quali dati anagrafici, contatti telefonici, indirizzi e-mail e prove già sostenute in passato, di altri candidati». Addirittura, riferisce il responsabile Giustizia di Azione, «vi era la possibilità di accedere a documenti (carte d’identità) e codici Iban» e «sembrava possibile interagire con i profili e annullare l’iscrizione all’esame». Perciò, dice Costa, «presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere le ragioni di queste violazioni, per sapere la portata della lesione dei diritti personali ed i rimedi approntati». Certo, viste le traversie di cui un esame con tanti candidati è già stato vittima, davvero ci mancava solo l’hackeraggio informatico.

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