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L’incidente probatorio in diretta tv da Giletti

A "Non è l'Arena" di Massimo Giletti l'ennesimo criminal show sul caso che vede indagato Ciro Grillo e suoi tre amici per un presunto stupro avvenuto nel 2019 in Sardegna
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Domenica sera è andato in scena a Non è l’Arena di Massimo Giletti l’ennesimo criminal show sul caso che vede indagato Ciro Grillo e suoi tre amici per un presunto stupro avvenuto nel 2019 in Sardegna. Durante tutta l’ora dedicata alla vicenda sono stati mostrati corposi stralci dei verbali delle sommarie informazioni testimoniali raccolte dai carabinieri e anche audio ricostruiti delle dichiarazioni delle presunte vittime.   Al momento gli indagati hanno ricevuto il nuovo avviso di conclusioni indagine e non c’è stata ancora l’udienza premilinare. Chiediamo all’avvocato Luca Brezigar, co-responsabile dell’Osservatorio Informazione Giudiziaria dell’Ucpi, se in queste circostanze diffondere stralci dei verbali di un provvedimento sia lecito oppure no: « pur se gli atti non sono più coperti da segreto, avendone anche gli indagati conoscenza, rimane comunque il divieto di pubblicazione totale o parziale fino allo svolgimento dell’udienza preliminare. Lo scopo è quello di tutelare l’interesse allo svolgimento di un giusto processo dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale il cui convincimento si deve formare in aula nel principio della parità delle parti».

Il problema però, prosegue Brezigar, «è che le sanzioni per chi non rispetta quanto previsto dal codice sono troppo blande: l’art. 684 cp prevede l’arresto fino a trenta giorni o una ammenda da euro 51 a euro 258. Bisognerebbe sanzionare più pesantemente per creare una maggiore deterrenza». Il problema della pubblicazione degli atti non ha sfiorato gli ospiti di Giletti, anzi sono fioccati complimenti per chi li ha ottenuti e pubblicati. Proprio il vice direttore de La Verità, Francesco Borgonovo, presente in studio ha commentato: «ricordiamo che il primo a tirare fuori  – non un verbale – ma il racconto di un video è stato Beppe Grillo». Si tratta, per l’avvocato Brezigar, «di una risposta priva di senso perché non è entrato nel merito della questione. Grillo è rimasto il solito giustizialista che è sempre stato, a differenza di quello che qualcuno ha sostenuto; tuttavia è divenuto vittima dei meccanismi perversi del processo mediatico perché nulla giustifica la pubblicazione degli atti».

Ma poi come arrivano gli atti nelle mani dei giornalisti? «In generale, possono arrivare dalla polizia giudiziaria, ma anche dagli uffici di procura interessati a sviluppare una particolare attenzione mediatica nei confronti di personaggi pubblici per ricevere appunto l’afflato dell’opinione pubblica. Ma anche i legali di parte civile potrebbero avere lo stesso interesse: far parlare del procedimento in corso per raccogliere consenso popolare ma anche solo per farsi pubblicità.  Qualunque sia la fonte  si tratta di pubblicazioni che inquinano il processo». Un altro episodio a parer nostro clamoroso è che durante la trasmissione abbiamo assistito ad una contestazione formale a un teste da parte di Giletti, come se stessimo già in aula. Il gestore del B&B dove hanno alloggiato le due ragazze, presunte vittime dell’aggressione sessuale di gruppo, ha riferito che dopo quella notte “erano scosse”. A quel punto il conduttore e i suoi ospiti presenti in studio gli hanno contestato che nelle dichiarazioni rese a verbale davanti ai carabinieri aveva detto una cosa completamente diversa ossia che le ragazze “erano felici”. L’uomo, posto davanti all’ambiguità delle sue parole, ha replicato in maniera confusa dicendo che tutto quello che ha riferito ai giornalisti corrisponde al vero, e che semmai sono stati i carabinieri a verbalizzare in modo erroneo le sue dichiarazioni, aggiungendo  – altro aspetto grave – che all’inizio credeva che le ragazze avessero forse rubato una borsetta ma poi, venuto a sapere del presunto stupro dai giornalisti, ha cambiato percezione dei fatti.

«È un dato eclatante – ci dice esterrefatto Brezigar -. Avanzare prove durante una trasmissione o addirittura fare un incidente probatorio non fa affatto bene al processo che forse ne seguirà, soprattutto perché si rischia di inficiare la verginità cognitiva dei giudici.  Inoltre quel testimone appare alquanto inattendibile a questo punto, anche se capita sempre più spesso che i pm utilizzino quanto sentito o letto nei massi media. Tali situazioni potrebbero essere arginate se i pubblici ministeri vietassero ai testimoni, come previsto dal nostro codice, di andare a riferire a chiunque e a maggior ragione alla stampa quello che già hanno dichiarato nelle sedi opportune». Lasciamo andare l’avvocato Brezigar impegnato in un convegno organizzato dagli Osservatori Media, Errori Giudiziari ed Europa dell’Ucpi dal titolo “Presunzione d’innocenza: la direttiva europea e la realtà italiana”: «stiamo lavorando ad un disegno di legge che vada a limitare le distorsioni del processo mediatico bilanciando il diritto di cronaca con quelli del giusto processo».

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