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«Processare i giudici? Bah… Prima separiamo le carriere, poi si vedrà»

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Fabrizio Cicchitto non nutre molto ottimismo verso una riforma dell'ordinamento giudiziario che possa porre un freno all'implosione che sta coinvolgendo la magistratura. La via maestra per lui rimane la separazione delle carriere
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Fabrizio Cicchitto, già senatore e deputato della Repubblica, non nutre molto ottimismo verso una riforma dell’ordinamento giudiziario che possa porre un freno alla devastante implosione che sta coinvolgendo la magistratura, prima preda della sete di potere delle correnti, oggi afflitta da una faida tra singoli potentissimi magistrati. La via maestra per lui rimane la separazione delle carriere.

Senatore che idea si è fatto di questo nuovo scandalo che ha travolto il Csm?

Dal 1992 ad oggi con una progressione esponenziale la magistratura organizzata in correnti Anm e Csm ha conquistato il potere politico in questo Paese. Ha contribuito a ridurre i partiti ai minimi termini e a tenere sotto schiaffo e in soggezione i grossi poteri economici. Oggi quello a cui stiamo assistendo, in riferimento allo scandalo Palamara fino a quello delle presunte logge all’interno del Csm, è una implosione della magistratura. Non si tratta di attacchi esterni: nessuno oserebbe attaccare una forza così potente. Provò a farlo Berlusconi, ma i suoi furono falli di reazione in un tentativo di autodifesa. La magistratura non ha retto a questa enorme concentrazione di potere – giudiziario e politico – nelle sue mani. Prima abbiamo assistito allo scontro tra le correnti, poi a quello tra singoli magistrati dotati di particolare potere politico o mediatico. Per dirla scherzosamente è come sei ai tempi antichi del Giappone l’ordine di samurai si fosse rotto e i singoli samurai avessero iniziato ad affrontarsi tra loro.

Secondo lei le correnti andrebbe eliminate?

No, perché rappresentano un mondo di pensieri e di idee che sono un riflesso del pluralismo culturale del mondo della magistratura.

Ieri, nella sua intervista a questo giornale, il presidente emerito della Consulta Flick ha detto: «La magistratura ha bisogno di un intervento normativo capace di riformarne l’autogoverno, e l’intervento non può che provenire dall’esterno, dunque dal Parlamento. L’importante è che non si risolva in una commissione d’inchiesta». Che ne pensa?

Lui ha delle ragioni: non vorrei però che non si arrivasse a fare nulla. Flick giustamente dice che andrebbe riformato il Csm attraverso l’iniziativa parlamentare piuttosto che fare una commissione di inchiesta. Le faccio però una domanda retorica: lei reputa che questo Parlamento con questi rapporti di forza e con questa incultura dominante sia in grado di fare questa riforma? La via maestra sarebbe quella della separazione delle carriere. Pur essendo la magistratura giudicante molto superiore numericamente alla magistratura requirente, quest’ultima però nel Csm ha molto più potere. E sapendo che il Csm determina le carriere anche della magistratura giudicante, come abbiamo altresì letto nel libro di Palamara e Sallusti, allora bisognerebbe dividere le due carriere con due Csm distinti.

Però anche in merito alla separazione delle carriere ci scontreremmo con lo stesso Parlamento.

Sono d’accordo con la sua obiezione. Per quello ho usato un periodo ipotetico, esprimendo il massimo dell’ottimismo. Poi certo un’altra tappa da raggiungere per uscire da questa crisi sarebbe quella del sorteggio dei membri del Csm, sia nella forma diretta che in quella atta a creare una rosa di candidati. Ci sarebbe poi da riprendere in mano la depenalizzazione dei reati minori e approfondire giuridicamente il concetto del concorso esterno in associazione mafiosa.

E la valutazione professionale dei magistrati, come sostiene l’Unione delle Camere Penali Italiane?

Certamente, sono d’accordo. Adesso appaiono tutti bravissimi ma in realtà ci vorrebbe un sistema che, come prevede la Costituzione, metta in atto le promozioni con le dovute differenze tra i vari magistrati. Nel passato abbiamo avuto magistrati che hanno compiuto atti devastanti come il caso Tortora e poi sono stati addirittura promossi. Flick, in merito alle riforme, mi sembra di assoluto ottimismo, mentre io mi permetto di essere più pessimista: è in grado questo Parlamento di fare queste operazioni? Me lo auguro e aggiungo che se non lo si fa adesso tutto è destinato a marcire. Già il caso Palamara avrebbe dovuto comportare la decadenza di questo Csm.

Però oltre ad un Parlamento non proprio garantista esiste anche una sudditanza della politica rispetto alla magistratura. Allora potremmo sperare in un indirizzo di riforma serio che venga dalla Ministra Cartabia?

Sono d’accordo con quello che lei dice. In Parlamento c’è la componente ultra giustizialista del Movimento Cinque Stelle, poi abbiamo il Pd con componenti giustizialiste e altre garantiste e che nel suo complesso deve mantenere la sua alleanza con i pentastellati; di componenti realmente garantiste abbiamo Forza Italia, Italia Viva e Azione, perché la Lega e Fratelli d’Italia, invece, sono garantisti con gli amici e giustizialisti con i nemici. Auspico che la Ministra possa guidare verso le riforme di cui parlavamo. È vero che l’attuale Guardasigilli è ben diverso dal precedente – Bonafede era una singolare figura, non ho mai conosciuto un avvocato ultra- giustizialista – tuttavia noto che la professore Cartabia procede con estrema cautela. Premesso che i valori dell’attuale Ministro sono condivisibili e anche di alto livello culturale, ha però la forza politica per fare un’operazione del genere? È una domanda a cui non sono in grado di dare una risposta. Certo è che o c’è una azione dall’alto combinata dal Presidente della Repubblica – che sta tacendo in un modo rigorosissimo – con la Ministra Cartabia o si rischia di fallire: passeremo dall’implosione della magistratura al degrado più totale.

 

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