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«Bravo Fedez, ma non c’è stata censura. Solo le solite stupidaggini Rai»

Il filosofo Massimo Cacciari dopo il caso Fedez: «Quella della dipendenza della Rai dalle forze politiche è una barzelletta che di volta in volta esce fuori ma è una costante scoperta dell'acqua calda»
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Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, dopo le polemiche per la diatriba Fedez- Rai dice che «l’unica novità sarebbe data da un governo che sbaracca la Rai e la privatizza», e sull’opportunità di pubblicare la telefonata registrata spiega che «pensare di garantire la privacy oggi significa inseguire l’impossibile».

Professor Cacciari, che idea si è fatto delle polemiche di questi giorni dopo il presunto tentativo di censura della Rai nei confronti di Fedez?

Non c’è stata nessuna censura. Fedez ha detto quello che pensava e ha pure messo online la sua registrazione della telefonata con i vertici Rai. Quello che ha letto è un discorso pieno di buonsenso e denunciare le cose incredibili che dice qualche rappresentante politico è giusto e utile.

Dunque nessuna censura, come giudica allora il contenuto della telefonata?

Il tentativo di censura non esiste. C’è stato un intervento sciocco e stupido da parte della Rai per dissuaderlo dal leggere alcune cose. Lui le ha lette come è giusto che facesse e basta. Il problema sta nelle cose assurde dette dai rappresentanti politici, come ha riportato Fedez, e nelle stupidaggini dette dai vertici Rai.

La vicenda ha tirato fuori per l’ennesima volta il problema di una Rai politicizzata. Cosa ne pensa?

Beh questo è il terzo aspetto della vicenda. Quella della dipendenza della Rai dalle forze politiche è una barzelletta che di volta in volta esce fuori ma è una costante scoperta dell’acqua calda, perché lo sanno anche i muri che la Rai è un carrozzone politico fatto di continue lottizzazioni.

Cosa fare dunque per cambiare le cose?

Non cambierà mai niente, perché è da quando esiste la Rai che a ogni cambio di governo cambiano anche i suoi vertici. L’unica novità sarebbe data da un governo che sbaracca la Rai, la privatizza e così finisce questa storiella del servizio pubblico.

Perché nessuno l’ha mai fatto?

Perché la Rai serve a tutti i governi. La televisione ha molta influenza e avere qualche rete a disposizione è utile per chi governa. Ora ci sono i social, è vero, ma la televisione ha ancora molto peso, ovviamente molto più dei giornali. Alla fine certamente i social domineranno la scena ma al momento il loro potere è mitigato dalla televisione.

Eppure da quel 3 gennaio 1954 in cui andò in onda il primo telegiornale, sono state diverse riforme della Rai, portate avanti sia da governi di centrodestra che di centrosinistra, nella prima come nella seconda Repubblica. Risultati?

Gattopardismi puri. Le varie riforme non hanno mai cambiato niente. Potremmo fare molti esercizi mentali sul modo migliore per riformare la Rai, ma la verità è che tanto continuerà sempre tutto come prima.

Il garante della privacy ha sollevato anche la questione sull’opportunità o meno di Fedez di registrare la conversazione e pubblicarla sui social. Qual è il suo parere sulla questione?

Nessun ente è più inutile del garante della privacy. Nel mondo attuale, con i social e il mondo ipercollegato, come si può pensare ancora di garantire la privacy? Chiunque di noi ha esperienze quotidiane con la violazione della privacy, perché non si possono perseguire le grandi piattaforme che stanno in giro per il mondo.

Non pensa che proprio per questo motivo la questione andrebbe in qualche modo regolarizzata?

Tutto sommato alla fine penso che a nessuno importerà più nulla della propria privacy. Continuamente succedono cose a mio nome, ad esempio, ma ormai non ci bado più. Per anni con la polizia postale ho cercato di fare ordine in qualche modo ma non esiste una maniera per farlo e preferisco dedicarmi alle cose interessanti. Pensare di garantire la privacy oggi significa inseguire l’impossibile.

Nel merito del discorso di Fedez, pensa che la polarizzazione sul ddl Zan sia ormai troppo radicata per trovare un accordo?

Credo che su alcune questioni, come questa, l’attuale maggioranza non sia in grado di decidere alcunché. Sono temi cosiddetti “di valore’ e oggi trovare un accordo è impossibile. D’altronde Draghi è stato chiamato per fare il piano vaccinale e il Recovery e quello deve fare.

Pensa che i partiti quindi facciano solo propaganda in attesa di tornare a scontrarsi dopo Draghi?

Certamente. In qualche modo i partiti politici devono far finta di esistere e quando il governo Draghi cesserà allora torneranno fuori i temi divisivi come l’immigrazione, la famiglia, l’eutanasia, solo per citarne alcuni. Speriamo che presto i partiti torneranno a scontrarsi su questo, ovviamente, perché significherebbe che la pandemia è alle spalle.

Pensa che Draghi possa durare fino al 2023?

Può darsi, ma su questi temi un accordo in questo governo sarà sempre impossibile. Dopo palazzo Chigi vedo Draghi al Quirinale o in un incarico internazionale nell’economia o nella finanza. Di certo non fonderà un suo partito come Monti, è troppo intelligente per farlo.

 

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