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Commissione d’inchiesta sui magistrati, Zanettin: «Tentativo di sabotaggio»

I relatori saranno Ceccanti (Pd) e Conte (LeU). Un tentativo di «far abortire» l'iniziativa, secondo il forzista. Ma lo stesso sta accadendo con la legge Zan, il cui relatore è Ostellari (Lega)
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«I presidenti delle Commissioni riunite prima e seconda di Montecitorio hanno nominato relatori della proposta di legge per la istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull’uso politico della Giustizia gli onorevoli Ceccanti e Conte. Entrambi i parlamentari, appartenenti ai gruppo del Partito Democratico e di Liberi ed Uguali, si sono già espressi nelle scorse settimane contro tale commissione di inchiesta. Pare evidente l’intento di far abortite la nostra iniziativa. Di fronte ai gravissimi scandali che coinvolgono la magistratura italiana , c’è chi continua a fare lo struzzo e guarda altrove. Con queste premesse il cammino verso riforme condivise sulla Giustizia appare sempre più arduo e complicato». È quanto afferma in una nota Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in commissione giustizia a Montecitorio.

La sua paura, dunque, è che sia in atto un tentativo di ammorbidire, se non di cancellare completamente, l’iniziativa di Maria Stella Gelmini, prima firmataria della proposta forzista per indagare sull’uso politico della Giustizia, con particolare riferimento ai processi che hanno riguardato l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma le accuse rivolte ora da Zanettin a Pd e LeU sono le stesse che, nei giorni scorsi, M5S, Pd e LeU hanno rivolto alla Lega, a causa della scelta del presidente della Commissione Giustizia al Senato, il leghista Andrea Ostellari, di autonominarsi relatore del ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia che tanto sta facendo discutere e che il centrodestra ha tentato di ostacolare, ritardando la sua calendarizzazione al Senato a colpi di polemiche.

La Commissione sulla magistratura, nel fine settimana, è tornata a far discutere dopo la notizia del dossieraggio interno al Csm. Si tratta dei verbali delle testimonianze rese dall’avvocato Piero Amara, il principale accusatore a Perugia dell’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, consegnati dal pm milanese Paolo Storari all’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo e poi, dalla sua segretaria, Marcella Contrafatto, a Repubblica e Fatto quotidiano, che hanno consegnato i plichi anonimi ricevuti in Procura. Amara, ascoltato alla fine del 2019 dall’aggiunto milanese Laura Pedio e da Storari nell’indagine sui depistaggi nel procedimento Eni- Nigeria, aveva descritto l’esistenza di una superloggia segreta – la loggia Ungheria – composta da magistrati, alti esponenti delle Forze di polizia e dell’imprenditoria, finalizzata a pilotare le nomine al Csm e a gestire gli incarichi pubblici. Storari, però, non vedendo riscontri concreti alle testimonianze di Amara, a marzo del 2020 aveva deciso di consegnare a Davigo questi verbali, non firmati, in formato word, cercando così una tutela.

La legge istitutiva della Commissione d’inchiesta verrà calendarizzata la prossima settimana in Commissione giustizia alla Camera. Ma M5S e Pd saranno disponibili a trattare soltanto a patto che non si tratti di una revisione degli ultimi 25 anni di storia politica, riletti con la lente delle vicende giudiziarie che hanno scandito ascesa e crollo dei vari governi. «Abbiamo espresso la nostra preoccupazione soprattutto alla luce della proposta Gelmini – ha spiegato al Dubbio Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia -. È un testo che si presta a molti rischi, perché più che una Commissione d’inchiesta sembra una Commissione di natura inquisitoria nei confronti della magistratura, destinata ad una verifica dei rapporti tra politica e magistratura degli ultimi 20- 30 anni, con la malcelata volontà di rimettere in discussione anche alcune vicende giudiziarie che hanno colpito alcuni esponenti politici». Una cosa pericolosa, secondo il Pd, sia per la necessità di rispettare in maniera rigorosa il principio di separazione dei poteri, ma anche per il rischio di innescare un «conflitto» tra politica e magistratura, anziché disinnescarlo. «In questo momento, tornare indietro alle lacerazioni che ha conosciuto il nostro Paese sotto questo profilo non ci pare una cosa utilissima», aggiunge Bazoli. A preoccupare è soprattutto la relazione introduttiva della proposta Gelmini, di natura «provocatoria», in quanto rappresenta quasi «un atto d’accusa nei confronti della magistratura che avrebbe fatto fuori i leader di centrodestra. Quella relazione rappresenta in modo molto evidente l’uso politico della giustizia».

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