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«Presidente Macron, non tradisca l’impegno della Francia con i rifugiati italiani»

Con una lunga lettera indirizzata a Macron, esponenti dello spettacolo e della cultura francese si oppongono all'estradizione dei sette ex terroristi arrestati a Parigi: «Quelle persone sono cambiate, hanno rinunciato alla violenza. Le ragioni politiche e la vendetta non possono vincere sulla giustizia»
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«Presidente Macron, è per volontà di un presidente della Repubblica, François Mitterrand, che dei militanti di estrema sinistra italiani impegnati nella violenza politica durante gli anni ’70 sono stati accolti nel nostro Paese a condizione espressa di abbandonare ogni attività illegale. Forse Lei non avrebbe questa preso questa decisione. Ma il contesto era diverso, la “strategia della tensione” ancora vivace, i giuristi francesi spesso perplessi sulle “leggi speciali” che regolavano le procedure italiane. E qualunque cosa si pensi di questa eredità, converrete che non possiamo tornare indietro nel tempo o cambiare gli eventi del passato». Comincia così la lunga lettera firmata da esponenti dello spettacolo e della cultura francese che rivolgono un appello al presidente francese Emmanuel Macron affinché non lasci estradare il gruppo di sette ex terroristi arrestati a Parigi.

«Quarant’anni fa – prosegue l’appello – diverse decine di persone sono uscite dalla clandestinità, hanno depositato le armi, hanno visto i loro fascicoli esaminati dalle più alte autorità dei servizi d’informazione, di polizia e di giustizia francesi: il loro soggiorno in Francia è stato accettato e poi formalizzato con il rilascio di carte di soggiorno. Alcuni si sono sposati, molti hanno avuto figli che sono oggi cittadini francesi, a volte nipoti, anch’essi francesi. Hanno contribuito alla ricchezza nazionale con il loro lavoro per diversi decenni, alcuni erano anche impiegati dallo Stato francese. Tutti hanno rispettato il loro impegno di rinunciare alla violenza».

«Nonostante queste persone abbiano oggi tra i 65 e gli 80 anni, problemi di salute e di dipendenza, In Italia se ne servono come strumento di politica interna per scopi che non ci riguardano. La loro campagna equivale ad accusare decine di funzionari dei nostri servizi amministrativi, ad accusare polizia, giustizia, amministrazione della Repubblica francese di avere, per quarant’anni, protetto degli assassini», si legge ancora nella lettera.

«Comportandosi come se il tempo si fosse fermato mezzo secolo fa – scrivono –  alcuni fingono di credere che queste persone siano rimaste bloccate in un eterno presente, mentre la Francia e la dolorosa esperienza dell’esilio lontano dal paese natale hanno permesso loro, al contrario, di avanzare sulla via della vita, di diventare altre persone. Per la Francia, si trattava di fidarsi dell’essere umano, delle sue capacità di trasformazione e di progresso, e questa fiducia è stata onorata». «Presidente Macron, la preoccupazione di mantenere i rapporti con nostri partner europei non può condurre al confusionismo storico e all’abbandono dei meccanismi fondamentali della giustizia», recita ancora l’appello. «La vendetta è di nuovo all’ordine del giorno. La macchia che non si cancella mai, che riduce il criminale al suo crimine, sempre presente, mai passato, è uno strumento per manipolare l’opinione pubblica e turbare le coscienze».

Soltanto  l’amnistia, conclude la lettera, «permetterebbe alla società italiana di voltare pagina e guardare al futuro». «Ma ha tutta la libertà di mantenere l’impegno della Francia nei confronti degli esuli italiani, dei loro figli, delle loro famiglie francesi», è l’invito rivolto a Macron: «La decisione di estradarli non può essere una questione tecnica. Si tratta di una questione politica che dipende da voi. Vuole fare quello che avrebbe fatto un rappresentante del National Rally? Noi vogliamo credere che lei voglia piuttosto ricordare che la ragione e l’umanesimo sono alla base delle nostre democrazie, che non è bene aggiungere inutilmente infelicità all’infelicità, e forse potrebbe citare ai suoi interlocutori italiani quel verso che Eschilo un tempo metteva in bocca ad Atena: “Vuoi passare per giusto piuttosto che agire con giustizia”».

 

Firmatari

Agnès B., Jean-Christophe Bailly, Charles Berling, Irène Bonnaud, Nicolas Bouchaud, Valéria Bruni-Tedeschi, Olivier Cadiot, Sylvain Creuzevault, Georges Didi-Huberman, Valérie Dréville, Annie Ernaux, Costa-Gavras, Jean-Luc Godard, Alain Guiraudie, Célia Houdart, Matthias Langhoff, Edouard Louis, Philippe Mangeot, Maguy Marin, Gérard Mordillat, Stanislas Nordey, Olivier Neveux, Yves Pagès, Hervé Pierre, Ernest Pignon-Ernest, Denis Podalydès, Adeline Rosenstein, Jean-François Sivadier, Eric Vuillard, Sophie Wahnich, Martin Winckler.

 

 

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