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Recovery, il Cnf: non paralizzate la difesa. Via Arenula: le garanzie restano

Allarme di Masi e civilisti sulle riforme per l’ipotesi di «preclusioni ai diritti delle parti nel processo». Poi il ministero assicura: «Non verranno compressi dalle norme in arrivo»
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«Pur condividendo la scelta del governo di investire nell’ampliamento delle piante organiche, nell’organizzazione degli uffici e nelle competenze degli operatori della giustizia, limitando all’indispensabile gli interventi sulle norme processuali, appare però riduttivo e inibitorio il leitmotiv della deflazione e riduzione dei tempi del processo che prevale su tutto e lascia ai margini riforme di sistema che sarebbero, al contrario, prioritarie a fronte del cospicuo investimento di risorse interne ed europee». Sono le parole affidate da Maria Masi, presidente del Cnf, al comunicato diffuso ieri, nel pieno della rincorsa lanciata dal governo al Recovery plan, che di qui a qualche sarà trasmesso a Bruxelles.

Un documento in cui la giustizia è l’architrave che regge tutto: «Senza le riforme del processo, i fondi Ue non arrivano», aveva ammonito la ministra Marta Cartabia domenica scorsa. Ma proprio sui contenuti dei ddl che dovrebbero velocizzare i tempi nel civile e nel penale, si moltiplicano voci e incertezze. È sulla scorta della prioirità che l’esecutivo sembra voler dare appunto alla «deflazione» che intervengono sia il Cnf che l’Unione nazionale Camere civili. Finché nel tardo pomeriggio di ieri fonti di via Arenula assicurano che «non saranno mai ridotte le garanzie delle parti: non verranno mai compresse con le riforme, anche se incisive».

Via Arenula risponde ai rilievi del Cnf

È una prima risposta alle preoccupazioni dell’avvocatura, legate in particolare alle modifiche del ddl sul processo civile ma anche ad alcune incognite da sciogliere su penale e giustizia minorile. Masi, in particolare, così sintetizza la posizione del Consiglio nazionale forense: «Ben vengano l’attenzione alla digitalizzazione e il rafforzamento dell’ufficio del processo al fine del recupero di efficienza e competitività, ma sugli interventi ‘endoprocessuali’, con riferimento al settore civile, se sono condivisibili gli interventi sul processo esecutivo e la volontà di rendere più scorrevole e concentrata la cognizione ordinaria, non può non rilevarsi come manchino proposte di ampio respiro volte a migliorare la qualità complessiva della decisione giudiziaria: mai compare, per esempio, il riferimento alla specializzazione del giudice, mentre in più punti si riferisce l’inaccettabile invocato ampliamento delle ipotesi dei filtri in appello e dei meccanismi di inammissibilità delle impugnazioni, arando, ancora, il tema della deflazione dei ruoli».

Da Masi preoccupazione anche sulla riforma penale

Ma come detto, anche la riforma del processo penale, all’esame della Camera, presenta più di un motivo di critica dal punto di vista degli avvocati: «Il Cnf condivide le indicazioni di riforma volte alla semplificazione mediante il deposito telematico degli atti, un maggiore accesso ai riti alternativi e il rafforzamento dell’udienza preliminare. Così come si condivide l’idea di delimitare i tempi delle indagini preliminari e la durata delle fasi e gradi del processo, purché la violazione», puntualizza la presidente del Cnf, «sia presidiata da sanzioni di natura processuale. Al contrario, si respinge fermamente ogni proposta di correttivi che abbia ricadute sulla effettività del diritto di difesa costituzionalmente garantito, e che si traduca in un ostacolo all’accesso alla giustizia, come l’ipotesi normativa di riforma delle impugnazioni».

La valorizzazione di Adr e Giustizia di famiglia

C’è un ampio segmento di misure che non rientrano in realtà nei due disegni di legge delega all’esame del Parlamento. Sono interventi «extraprocessuali», e in proposito, ricorda Masi, «il Consiglio nazionale forense, consapevole del ruolo che potrebbero avere le Adr (alternative dispute resolution, ndr) nel recupero dell’efficienza, ritiene che la valorizzazione delle stesse debba essere parametrata all’effettivo bisogno di tutela del cittadino e delle imprese».Nella nota di Masi c’è anche un passaggio sulla giustizia di famiglia e minorile: «Pur nella convinzione della indilazionabile necessità di una riforma profonda a tutela dei diritti personali di persone fragili, il Cnf approva l’annunciato intervento sul rito e sulle garanzie di un giusto processo di famiglia, nel solco delle proposte che il Consiglio aveva già avuto modo di elaborare e condividere, con la prospettiva, a medio tempore, di un intervento più profondo, che interessi pure aspetti ordinamentali».

L’Unione Camere civili: «No a preclusioni per la difesa»

Perplessità, come detto, arrivano anche dall’Unione nazionale delle Camere civili (Uncc). Che esprime «profonda preoccupazione per le notizie che stanno filtrando in queste ore in relazione all’elaborazione della riforma del processo civile, avvalorate anche dalle dichiarazioni di alcuni politici che confermano l’esistenza di contrasti all’interno della maggioranza in tema di giustizia e concorrenza. Dalla Commissione per la modifica del processo civile, che il ministero della Giustizia ha appositamente costituito, rischia di uscire una riforma, consistente peraltro nel semplice rispolvero di vecchie proposte, quali la riduzione dei termini di difesa, le preclusioni e i filtri, osteggiate da tutti gli operatori della giustizia e non pienamente condivise all’interno della stessa Commissione». Si tratta di un’ipotesi riformatrice in cui, osservano i civilisti, «in nome di un malinteso principio d’efficienza, si comprimono i diritti del cittadino nel processo. A maggior ragione in una fase storica di profonda crisi sociale ed economica, a seguito della pandemia, si ritiene che la riforma della giustizia non possa essere volta a comprimere la legittima domanda di giustizia dei cittadini, ma debba anzi puntare a garantire una migliore risposta», fa notare ancora il comunicato dell’Uncc. «Tagliare le difese non risolve i problemi del processo civile, ma lede i diritti di cittadini e imprese. La riforma della giustizia non può essere calata dall’alto, neppure per intercettare i fondi Ue, ma richiede un ampio consenso per poter funzionare», conclude l’Uncc, chiedendo «che venga resa pubblica la bozza di riforma del processo civile prima del suo voto parlamentare, affinché sulla stessa possa essere avviato un dibattito ampio, franco e costruttivo, allargato ai cittadini e a tutti i professionisti della giustizia».

De Notaristefani: «Priorita all’organizzazione»

In attesa del deposito degli emendamenti al testo di riforma del processo civile in discussione in Parlamento, il presidente dell’Uncc, l’avvocato Antonio de Notaristefani, ha invitato la ministra della Giustizia Marta Cartabia a non concentrarsi solo sulle modifiche procedurali: «Il rito attuale è adeguato. È prioritario organizzare i tribunali: nessuna riforma produrrà mai effetti concreti se non si organizza meglio il lavoro negli uffici», ricorda de Notaristefani.

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