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Non solo numeri, nel Recovery «ci sono le vite degli italiani»

Il presidente del Consiglio presenta il Pnrr alla Camera: oltre 200 miliardi per digitalizzazione, transizione ecologica, istruzione, sanità, infrastrutture, giustizia
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«Il gusto del futuro prevarrà sulla corruzione, sulla stupidità e sugli interessi costituiti». Con queste parole il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha lanciato alla Camera la volata finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, da presentare alla Commissione europea entro venerdì. «Non un insieme di progetti, tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi e scadenze. Metteteci dentro le vite degli italiani», ha detto ha detto l’inquilino di palazzo Chigi . «Ho fiducia che l’appello allo spirito repubblicano verrà ascoltato il mio non è sconsiderato ottimo ma fiducia negli italiani».

L’ex presidente della Banca centrale europea ha illustrato il piano, dividendolo in sei “missioni”, cioè settore strategici sui quali investire i quasi 222 miliardi di euro previsti da quest’anno al 2026 (anche se, sommando le vari piani di sostegno, il totale ammonterà a 248 miliardi) . Il primo settore è quello composto da Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, per i quali sono previsti quasi 50 miliardi. «Vogliamo accelerare l’adozione della tecnologia nel pubblico, nel privato e nelle famiglie per dare eque opportunità a tutti – ha scandito Draghi su questo punto – in particolare a giovani, donne e a chi vive in territori meno connessi». La seconda missione è quella su Green e Transizione ecologica e racchiude i temi dell’ambiente, dall’agricoltura sostenibile all’economia circolare, dalla mobilità sostenibile all’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento.

«Questa missione è particolarmente importante per l’Italia, che è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi – ha sottolineato il presidente del Consiglio – La missione migliora la sostenibilità del sistema economico e assicura una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. La dotazione complessiva di questa missione è la più cospicua tra le sei proposte, quasi 70 miliardi». C’è poi il capitolo Infrastrutture e Trasporti, a cui il piano del governo assegna una “missione” specifica disponendo «una serie di investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa». Nel complesso a questa finalità sono allocati oltre 31 miliardi e gran parte delle risorse è destinata all’ammodernamento e al potenziamento della rete ferroviaria. Dal momento che giovani e ragazzi sono stati tra i più colpiti, anche psicologicamente, dalla pandemia e dalla conseguente chiusura delle scuole, ecco che Draghi è arrivato a parlare anche di Istruzione e ricerca. Alle quali è dedicato un settore di spesa di oltre 32 miliardi, e sulle quali Draghi ha detto che «i progetti proposti intendono rafforzare il sistema educativo lungo tutto il percorso di istruzione, sostenere la ricerca e favorire la sua integrazione con il sistema produttivo».

Le ultime due “missioni” si riferiscono a lavoro e salute, i due grandi temi di questa pandemia. Sulle politiche attive del lavoro e della formazione, sull’inclusione sociale e sulla coesione territoriale Draghi ha spiegato che «sono introdotte misure a sostegno dell’imprenditorialità femminile e un sistema di certificazione della parità di genere» allocando nel complesso 22 miliardi del Next generation Ue. Infine, la salute. «La pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici», ha specificato Draghi, e per questo vengono stanziati quasi venti miliardi (il doppio di quanto aveva inizialmente previsto il governo Conte), con l’impegno «a prendere in carico entro il 2026 il 10 per cento delle persone sopra i 65 anni che necessitano di assistenza oltre alle persone affette da patologia cronica».

Draghi ha parlato, e molto, anche di giustizia, uno dei temi chiave nell’attuazione delle riforme legate al Recovery plan. «Il governo intende ridurre l’inaccettabile arretrato presente nelle aule dei tribunali, e creare i presupposti per evitare che se ne formi di nuovo – ha spiegato – Questo è uno degli impegni più importanti ed espliciti che abbiamo preso verso l’Unione europea e l’obiettivo finale che ci proponiamo è ambizioso: ridurre i tempi dei processi del 40 per cento per il settore civile e almeno del 25 per cento per il penale». Quello presentato ieri è dunque un piano complicato e ambizioso, tanto che Draghi ha dovuto impegnare la propria reputazione personale con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella fase di stallo durante la stesura del testo. Starà ora a governo, al Parlamento e alle forze politiche tutte portarlo a termine. Se si mettono così tanti soldi nella rete ferroviaria, è anche perché questo potrebbe essere davvero l’ultimo treno.

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