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Il Fatto ancora alla carica contro gli avvocati: «Azzeccagarbugli padroni del Parlamento»

Non bastava l'accusa di essere "furbetti del vaccino": gli avvocati, ora, sono colpevoli di fare politica
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Il giornale di Marco Travaglio ci ricasca. E se la prende di nuovo con gli avvocati, questa volta colpevoli di “occupare” il Parlamento e rappresentare la categoria più presente tra gli scranni di Palazzo Madama e Montecitorio. Un vero e proprio conflitto di interessi, si legge sul Fatto, perché quegli avvocati che scrivono e approvano leggi in Parlamento lo fanno quasi sicuramente – questo il sottotesto nemmeno troppo implicito – per favorire i propri clienti. E così dalle colonne del giornale di Travaglio, parte ancora una volta la crociata contro la separazione delle carriere, non quella tra pm e giudici, però, bensì quella tra avvocati e parlamentari. Costretti, dunque, a scegliere: o la professione o la politica.

«Le elezioni del 2018 sono state una manna dal cielo per gli Azzeccagarbugli nostrani – si legge – gli avvocati eletti in Parlamento sono ben 132, 87 a Montecitorio e 45 a Palazzo Madama. Un record considerando che nella legislatura precedente (la XVII) erano 113. Non c’è altra professione che sia più rappresentata nelle due Camere: secondo un rapporto di inizio legislatura, a fronte dei 132 avvocati, ci sono 116 imprenditori, 114 impiegati mentre molto più in basso si posizionano gli ingegneri (21), sindacalisti (13) e gli operai (2)».

«Molti di questi propongono, discutono, chiedono modifiche e votano leggi in materia di giustiziac he, oggi o domani, potranno tornare utili nella difesa dei propri assistiti – continua l’articolo -. E per dare l’idea del potenziale conflitto d’interessi, basti pensare che la maggioranza dei parlamentari che siede nelle commissioni Giustizia, e quindi quelli più coinvolti nei provvedimenti sul tema, sono avvocati. A Palazzo Madama sono ben 17 su 24 (il 71%) mentre alla Camera 26 su 46 (il 57%).E proprio per questo che una legge per rendere incompatibili le professioni di avvocato e parlamentare non arriverà mai. E sì, che di tentativi in passato ce ne sono stati. Basti ricordare la proposta del 2003 di Giuseppe Fanfani per rendere incompatibili le cariche di avvocato e ministro e obbligando i parlamentari a scegliere tra le due professioni. Poi nel 2010 l’allora senatore Marco Follini scrisse una legge che impediva agli avvocati/parlamentari di difendere clienti privati in cause con lo Stato fino a quella dell’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro (anno 2011) che prevedeva la secca incompatibilità. Tutte cadute nel nulla. In questa legislatura, chissà perché, non c’è alcuna proposta di legge che provi a risolvere questo conflitto d’interessi. Eppure la questione è regolata in molte democrazie occidentali. In Spagna è prevista l’incompatibilità, in Francia e negli Usa gli avvocati/deputati non possono difendere aziende o persone che hanno cause con lo Stato mentre in Germania il codice di condotta del Bundestag obbligai deputati a informare il presidente su ogni incarico con interessi contro lo Stato o la Pubblica amministrazione».

Insomma, sarebbe solo la categoria degli avvocati quella che potrebbe approvare leggi ad personam. Ne sono immuni, a quanto pare, i magistrati, i medici, gli ingegneri e qualsiasi altra categoria che non abbia il peccato originale di trovarsi da quella che, per Travaglio, è di sicuro la parte sbagliata: quella degli imputati (tra gli altri). E così, dopo l’accusa di essere “furbetti del vaccino” (anche in quel caso i magistrati sono stati trattati con maggiore indulgenza, nonostante entrambi fossero stati inseriti nel piano vaccinale dall’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, anche lui avvocato), ora sono diventati un partito.

«Che quella degli Avvocati in Parlamento sia una influente lobby è una favola a cui ormai crede soltanto Il Fatto Quotidiano – ha commentato con un post su Facebook Antonio De Angelis, presidente dell’Aiga -. Il “partito degli avvocati”, anche in un momento come questo, non riesce ad imporre misure a sostegno delle libere professioni, ed assiste inerte al depotenziamento sistematico della categoria in favore di altre. Non ho sentito, per esempio, nessuno dei 132 Colleghi parlamentari far notare alla ministra Cartabia che le tante Commissioni che ha istituto sono piene zeppe di magistrati e accademici, ma pochissimi sono i rappresentanti dell’avvocatura (si, i professori sono quasi sempre anche avvocati, ma in molti casi frequentano le aule di Tribunale con la stessa frequenza con cui io frequento corsi di danza moderna). Insomma, Caro Fatto Quotidiano, il “partito degli Avvocati” non esiste, e comunque se esistesse io non lo voterei».

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